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Il debutto di “90 Special” è così così (e il regista lo difende)

Per ricordare un decennio enormemente ricco di spunti si è scelto di ospitare le Lollipop e di far cantare '50 Special' a Benji e Fede. Gli ascolti sono stati buoni, sì, ma c'é chi chiede i "veri anni '90"

Ha ragione Nicola Savino: “Ma che ne sanno i 2000”. Sì, ma che ne sanno i 2000 di quando Italia1 lanciava programmi cult entrati negli annali della tv. Erano gli anni d’oro del Festivalbar, di Matricole e Meteore, di Non è La Rai, del primo Zelig, di Beverly Hills 90210 e persino di Daniele Luttazzi. Oggi, la rete giovane di Mediaset sceglie di tornare, dopo mesi di spending review, al varietà in diretta tentando di celebrare quel periodo ma dimostrando di non averne imparato la lezione. E così, da elogio a mortificazione, il passo è breve.

L’atteso varietà, fattore determinante nel passaggio di Nicola Savino dalla Rai a Mediaset, ha deluso su tutti i fronti. Una piccola Caporetto causata da problemi tecnici, una regia improbabile, e soprattutto una scaletta a dir poco confusa e dalla scarsa coerenza. Non c’era un ordine, che aiutasse il telespettatore a raccapezzarsi, e desse una parvenza di racconto ad un programma che per sua natura avrebbe dovuto creare empatia. Le gag, usate molto spesso per introdurre i vari momenti, erano tali sono nelle intenzioni di autori evidentemente a corto di idee.

Anche l’intervento di Fiorello, che ha aperto la puntata, alla lunga ha cominciato a disorientare. Savino è stato incapace di contenerlo probabilmente, sopraffatto dalla contentezza di aver arruolato lo showman siciliano, ha dimenticato il suo ruolo da conduttore che tiene le fila. L’altro grande ospite, Jovanotti, in collegamento da Lugano, invece, ha tenuto banco ma a fatica tra problemi di audio e siparietti riusciti solo a metà.

Tuttavia se il “ragazzo fortunato” e il “re del Karaoke” non si fossero concessi all’amico Savino, 90 Special sarebbe risultato privo di un qualsiasi mordente. Un vero e proprio paradosso, perché gli anni 90 sono ancora vivi nella memoria, e in alcuni nostri usi e costumi, e stuzzicano la curiosità. Ma, del resto proprio aver considerato il decennio, che ha chiuso lo scorso secolo, alla stregua degli anni ‘70 o ‘60, proponendo ad esempio delle schede storiche o facendo determinate battute, è un grande limite della nuova creatura mediatica di Italia1. Lo stesso Savino rimane stupito quando i giovanissimi theShow, ormai sempre più prezzemolini 2.0, conoscevano i trolls. Parimenti, se si tocca il passato recente è matematico “urtare le sensibilità” macchiandosi di lesa maestà.

Non stupisce il clamore sui social network per Benji e Fede che reinterpretano 50 Special dei Lùnapop. Chi ha commentato sul web non ha potuto neanche fare a meno di chiedere i “veri anni 90”, quelli che in trasmissione si sono visti poco. E forse per una volta tocca stare dalla parte di quel pubblico virtuale pieno di foga, probabilmente più lucido quando si tratta di ricordare il passato che di giudicare il presente.

Un decennio talmente ricco di cose e situazioni, ciononostante si è scelto di ospitare le Lollilop, simbolo degli anni 2000 avendo aperto la strada alla televisione dei talent, e persino il “signor buonasera” di un famoso spot di inizio secolo. Un costume del 2014, quello di Maleficent, viene indossato dall’ospite fisso Cristiano Malgioglio, risultato totalmente superfluo nelle dinamiche del programma. Eppure di cose da raccontare, vere o post vere, ne avrebbe. Gli ascolti sono stati buoni pari a 2.286.000 spettatori con l’11.8% di share ma considerate le “special guest” e l’effetto curiosità, legato al debutto, non sono poi così eccezionali. Fossimo in Nicola Savino, per rimanere in tema, ci doteremmo di un bel troll portafortuna per le successive puntate.

Fabio Calvi, il regista del programma, commenta così le polemiche: «Mi assumo le mie responsabilità come farebbe ogni regista, ma la verità è che l’essere riusciti ad andare in onda e portare a casa la diretta è stato un miracolo. Lavoriamo tutti con risorse che sono un quinto rispetto ad anni fa, in tempi brevissimi. Io sono un precisino e vorrei la perfezione, ma mi devo adeguare ai tempi che corrono. Qualcosa ieri non ha funzionato è vero, ma la sparizione grafica dei 30 ballerini, per esempio, è riuscita benissimo. Per il resto, anche Casa Mika è stato massacrante per me per via dei tempi e delle risorse limitate, ma era una registrata e abbiamo corretto i difetti. In una diretta come questa, non potevamo».

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