Harvey Weinstein condannato ad altri 15 anni dopo l’annullamento del primo verdetto | Rolling Stone Italia
COURTS AND CRIME

Harvey Weinstein condannato ad altri 15 anni dopo l’annullamento del primo verdetto

Due giurie diverse hanno riconosciuto l'ex produttore colpevole di aver aggredito sessualmente l'assistente di produzione e aspirante attrice Mimi Haley nel suo appartamento di Manhattan nel 2006

Harvey Weinstein condannato ad altri 15 anni dopo l’annullamento del primo verdetto

Harvey Weinstein il 14 maggio del 2026 in un tribunale di New York City

Foto: Spencer Platt/Getty Images

Mercoledì Harvey Weinstein è stato condannato ad altri 15 anni di carcere. Con ogni probabilità è la sua terza e ultima sentenza, al termine di una lunga resa dei conti giudiziaria che ha segnato la sua caduta: da produttore tra i più potenti di Hollywood a molestatore seriale condannato.

Rivolgendosi alla corte prima che il giudice della Corte Suprema di Manhattan Curtis J. Farber pronunciasse la sentenza, la vittima Mimi Haley ha dichiarato che Weinstein «ha abusato della sua posizione e del suo potere», come riportato da NBC News.

«Per me è stato come una sentenza a vita», ha detto Haley, riferendosi all’aggressione sessuale subita da Weinstein nel 2006, quando era un’aspirante attrice. Ha raccontato che la violenza, avvenuta nell’appartamento di Weinstein a New York, ha avuto «un effetto devastante sulla mia esistenza e sul mio senso di sicurezza».

Nella sua dichiarazione alla corte, Weinstein ha di nuovo negato le accuse di Haley, pur ammettendo di «non essere una persona perfetta». Seduto su una sedia a rotelle, ha poi chiesto scusa «a chiunque io possa aver ferito con le mie azioni», sempre secondo NBC News.

L’ultimo capitolo della tentacolare vicenda giudiziaria di Weinstein, che va avanti da sei anni, arriva dopo tre tappe: la prima, storica condanna dell’era #MeToo, a New York nel 2020; una condanna separata in California due anni dopo;
il clamoroso annullamento della prima condanna con una sentenza del 2024, che ha costretto la procura di Manhattan a processarlo altre due volte.

Weinstein, 74 anni, è stato accusato di molestie e abusi sessuali da più di 100 donne, tra cui le attrici Ashley Judd, Annabella Sciorra, Mira Sorvino, Salma Hayek, Rosanna Arquette e Gwyneth Paltrow. Le numerosissime accusatrici sostengono che, nel corso della sua lunga carriera, Weinstein abbia sfruttato l’enorme potere di cui godeva a Hollywood e il suo ruolo di arbitro degli accessi all’industria per isolare, molestare e aggredire sessualmente vittime vulnerabili.

La battaglia legale di Weinstein, con quattro processi sulle due coste degli Stati Uniti, risale all’inchiesta del 2017 firmata dalle giornaliste del New York Times Jodi Kantor e Megan Twohey, poi premiata con il Pulitzer. L’inchiesta rivelò che per anni Weinstein aveva pagato le donne che lo accusavano di violenza sessuale. Quel reportage dirompente contribuì a scatenare un’ondata di nuove accuse e trasformò il movimento #MeToo in un dibattito globale sugli abusi sessuali e sul potere.

Al primo processo, nel 2020, Haley rese una testimonianza sconvolgente. Raccontò che nel 2006 Weinstein l’aveva bloccata su un letto nel suo appartamento di Manhattan e le aveva praticato sesso orale con la forza. Un’altra accusatrice, Jessica Mann, testimoniò di essere stata violentata da Weinstein in un hotel di New York nel 2013. In primo grado Weinstein fu condannato per i capi d’accusa relativi a entrambe le donne e, nel marzo 2020, ricevette una pena di 23 anni di carcere.

Quattro anni dopo, però, con un clamoroso ribaltamento, la Corte d’Appello di New York annullò le condanne. Il motivo non riguardava Haley o Mann: i giudici stabilirono che il giudice del processo aveva ammesso in modo improprio ampie testimonianze su presunti «precedenti comportamenti illeciti» che non rientravano nei capi d’imputazione. La corte ritenne inoltre che Weinstein fosse stato ingiustamente scoraggiato dal testimoniare in propria difesa, perché l’accusa avrebbe potuto controinterrogarlo su accuse non contestate formalmente.

L’annullamento fece subito pensare che Weinstein potesse tornare libero, ma rimase in carcere per la condanna separata in California. Una giuria di Los Angeles lo aveva infatti riconosciuto colpevole in un altro processo nel dicembre 2022, e nel febbraio successivo era stato condannato a 16 anni di carcere.

Al processo californiano Weinstein doveva rispondere delle accuse di quattro donne. Fu condannato per aver aggredito sessualmente Evgeniya Chernyshova, attrice e modella italiana. Chernyshova testimoniò che nel febbraio 2013, durante un festival cinematografico, Weinstein si era presentato senza invito nella sua camera d’albergo a Los Angeles e, dopo essere riuscito a entrare, l’aveva aggredita.

Sugli altri capi d’accusa la giuria di Los Angeles non riuscì a raggiungere un verdetto, e per quei capi il giudice dichiarò la nullità del processo. Riguardavano: stupro e sesso orale forzato ai danni di Jennifer Siebel Newsom, moglie del governatore della California Gavin Newsom; violenza sessuale ai danni di Lauren Young, che testimoniò di essere stata aggredita da Weinstein al Montage Hotel di Beverly Hills quando era un’aspirante attrice di 23 anni. Weinstein fu invece assolto dall’accusa di aver aggredito sessualmente la massaggiatrice Juls Bindi in un hotel di Beverly Hills nel 2010.

Con l’ex produttore ancora detenuto per la condanna di Los Angeles, nel 2025 la procura di Manhattan andò avanti con un nuovo processo per i casi di Haley e Mann. I giurati lo riconobbero di nuovo colpevole di aver aggredito sessualmente Haley, ma non raggiunsero l’unanimità sull’accusa di stupro relativa a Mann.

L’accusa riportò il caso di Mann davanti a una nuova giuria. Anche questa non raggiunse un verdetto unanime, e all’inizio di quest’anno il processo fu di nuovo dichiarato nullo. In seguito la procura ha annunciato che non avrebbe tentato un quarto processo sulle accuse di Mann, citando la sua decisione di voltare pagina e di non testimoniare più.

«Sia chiaro: crediamo al racconto della signora Mann e alla sua credibilità come testimone», ha dichiarato in un comunicato l’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan. «Per lei è stata una prova estremamente logorante, e non ha mai vacillato testimoniando davanti a due gran giurì e tre giurie processuali nell’arco di otto anni. La ringraziamo per la sua onestà e per il suo straordinario coraggio».

Prima della sua clamorosa caduta, Weinstein aveva esercitato un potere enorme a Hollywood come produttore e capo di studio. Le sue società avevano sostenuto e distribuito una serie di film premiati con l’Oscar, tra cui Shakespeare in Love, Will Hunting – Genio ribelle, Chicago, Il discorso del re e Il lato positivo – Silver Linings Playbook.

Da Rolling Stone US