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‘Guarda in alto’, sui tetti di Roma con Giacomo Ferrara

Lo Spadino di 'Suburra' è il protagonista del primo lungometraggio di Fulvio Risuleo, presentato alla Festa del Cinema nella sezione Alice nella città

Solo Fulvio Risuleo poteva fare un film bizzarro e originale come Guarda in alto e solo Giacomo Ferrara poteva interpretarlo. Il primo, regista, ha 26 anni e ha già vinto due riconoscimenti a Cannes (terzo premio Cinéfondation e Semaine de la Critique) per i suoi corti Lievito Madre e Varicella. Il secondo, attore, di anni ne ha 27 e ormai è un volto noto e molto amato grazie alla sua bellissima interpretazione di Spadino in Suburra. Ad entrambi brillano gli occhi: quando si dice “la meglio gioventù” del nostro cinema, che di talenti ne ha tanti, e di idee pure.

Fulvio Risuleo sul set con Giacomo Ferrara

Guarda in alto ad esempio è una favola urbana tutta (ma proprio tutta) ambientata sui tetti di Roma: «Sono quei luoghi a cui non si pensa nel quotidiano» spiega Fulvio «Cosa succede quando vado da un punto all’altro ma non guardo in alto? Sicuramente qualcosa, e questa è la storia di quegli eventi. Se alziamo la testa tutto si ferma e quando la riabbassiamo quella realtà parallela ricomincia a vivere».

Teco (Ferrara) è il giovane garzone di un fornaio. Una mattina mentre è in pausa sale sul tetto per fumare una sigaretta e assiste ad uno strano episodio. La sua curiosità lo spingerà a imbarcarsi in un’avventura nell’Upperground, un luogo inesplorato, una sorta di underground, dove tutto però è alla luce del sole.

«Stavo girando Il permesso con Claudio Amendola e ho voluto leggere la sceneggiatura di Fulvio solo dopo» racconta Giacomo «Perché la sua è una storia in cui devi immergerti, è talmente curiosa e fuori dagli schemi che dici: ma dai… ma come cavolo l’hai pensata? È una figata pazzesca».

E individuare l’attore protagonista non è stato facile, almeno finché non è arrivato Ferrara: «Volevo trovare l’interprete ma anche la persona giusta. Non mi interessava qualcuno che fosse semplicemente bravo, ma volevo qualcuno che fosse sulla mia stessa lunghezza d’onda. Mi ero quasi rassegnato, quando la direttrice del casting Chiara Polizzi mi fa: “C’è Giacomo Ferrara! Non so perché non mi è venuto in mente prima, assurdo!”».

Da La prima volta di mia figlia a Il permesso fino a Suburra (prima il film e poi la serie), se avete seguito un po’ il lavoro dell’attore abruzzese lo sapete: i diversi ruoli che ha interpretato, «è una grande fortuna avere la possibilità, anche in base alla mia fisicità, di poter raccontare personaggi così differenti», hanno sempre coinciso con uno sconvolgimento nel suo modo di portare i capelli. E anche qui lo troverete con un ciuffo estremo. «All’inizio doveva avere tutti i capelli bianchi, tipo albino: l’idea era di creare un carattere facile da disegnare» afferma Fulvio. «Ero carichissimo, mi avevano pure photoshoppato per vedere il risultato. Ma non abbiamo potuto perché poi ci sarebbe stata Suburra» continua Giacomo. «E lì ho capito che nei contratti bisogna scrivere come gli attori devono tenere i capelli» scherza Risuleo. «Però alla fine il colore naturale è più reale, e corrisponde a quello che è questa storia: bizzarra, ma verosimile. La recitazione che ci chiedeva Fulvio ogni volta era il più reale possibile» conclude Ferrara.

Anche nel mondo della musica il rooftop è un luogo molto simbolico, basti pensare all’ultimo concerto dei Beatles: «Ho digitato questa parola sul sito della Magnum, che mi ha restituito una marea di immagini bellissime e storiche, tante idee arrivano da là» racconta Risuleo «Ho scoperto i tetti di Teheran, da cui sono partite una serie di rivolte, e quelli del Canada, dove ci sono gli apicoltori».

La soundtrack del film è stata composta da Sun Araw: «È un texano che vive a Los Angeles, conosciuto nell’ambiente underground americano. Guarda in alto non aveva bisogno di una colonna sonora classica. Non c’è tantissima musica, ma ogni volta che c’è te ne accorgi. Sun é venuto a Roma due settimane e ha scritto lo score guardando le immagini a loop, è una persona ispiratissima».

La suggestione per Risuleo arriva da «Brian Eno e l’elettronica un po’ analogica , di cui Araw è un grande conoscitore, visto che ha suonato con molti musicisti di Eno. Un’elettronica colta e ipnotica perché il film è un po’ un’ipnosi», mentre Ferrara, durante le riprese ha ascoltato «Paolo Nutini e Florence + The Machine: pezzi che fanno vibrare l’anima, brani molto sentiti, viscerali che però hanno anche un lato gioioso, perché Teco parte depresso ma poi diventa sognatore».

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