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Gender Revolution: la trasformazione dell’identità di genere

Su National Geographic, ieri è andato in onda un documentario che cerca di descrivere il mutamento del concetto di gender. Il nostro inviato ha intervistato un gruppo di esperti in occasione della presentazione a Los Angeles
Avery Jackson è la protagonista della prima copertina di National Geographic dedicata alla “rivoluzione gender” - Un dettaglio della foto di Robin Hammond

Avery Jackson è la protagonista della prima copertina di National Geographic dedicata alla “rivoluzione gender” - Un dettaglio della foto di Robin Hammond

Anche i Boy Scouts of America sono capitolati. Dopo aver accettato nel proprio club i ragazzi gay, hanno appena annunciato al mondo intero la loro apertura anche nei confronti dei transessuali (yuppie-kaye-mother-fucker, era ora!). Dallo scorso ottobre, la Corte Suprema degli Stati Uniti sta vagliando l’ipotesi di dare libero accesso ai bagni pubblici a chiunque si identifichi con il sesso di appartenenza e non quello di nascita. Facebook e altre app come Tinder, danno la possibilità agli utenti di scegliere come descriversi sessualmente mettendo a loro disposizione più di 50 identità – bisessuali, intersessuali, fluidità di genere, androgini, transessuali, intersex, pansexual e così via – tutte definizioni con un significato ben preciso che identificano la nuova mappa d’identità di genere.

La Bestia è presente nella sala interviste del The Langham Huntington Hotel di Pasadena, old town neighborhood di L.A. dove ci sono i veri $$, quelli paragonabili alle vecchie famiglie dell’East Coast, dai Waltons, ai Buffett, ai Koch, ai Rockefeller. L’hotel è la location della TCA, la Television Critics Associations, dove quest’anno, insieme a decine e decine di nuovi programmi tv (fra cui Legion, di cui vi parlerò tra qualche giorni) ci sono un paio di perle. Questa di Gender Revolution, considerati i tempi in cui viviamo, non me la volevo far scappare. Detto, fatto. Ecco qua, ma state attenti, fra dati e notizie, tra il serio e l’impegnato, tra la voglia di appartenere e sopratutto di capire – e il fatto che ho una figlia di 18 anni asexual/lesbian/pansexual non c’entra niente. You have to know. You have to be parto of it.

«Fino a qualche anno fa era tutto più semplice» mi dice la famosa giornalista americana Katie Couric, autrice del documentario Gender: la rivoluzione, in onda dal 31 gennaio sui canali National Geographic e Nat Geo People, disponibile anche su Sky Go e Sky On Demand, “Il sesso era determinato dai cromosomi XX per le femmine e XY per i maschi. Le bambine si vestivano di rosa e giocavano con le bamboline, i bambini preferivano il blu e le automobili. Eppure la nozione tradizionale di identità di genere sta cambiando drasticamente in tutto il mondo e le classificazioni binarie (o sei uomo o sei donna), nel mondo dei millennials, non si applicano più in modo tradizionale».

Il documentario esplora il significato scientifico e culturale di questi cambiamenti, attraverso interviste con scienziati, psicologi, attivisti e famiglie, analizzando le complessità e le ripercussioni sociali di questa nuova rivoluzione. Alla presentazione del documentario erano presenti anche Vanessa e JR Ford, il cui figlio di cinque anni ha scelto d’iniziare la transizione da ragazzo a ragazza; Georgiann Davis, un intersex nata con organi maschili e femminili; Michaela Mendelsohn, un attivista trans e Dr. Joshua Safer, direttore sanitario del Centro di Medicina e Chirurgia per Transgender del Boston Medical Center.

«Non sono solo le celebrities come Caitlyn Jenner che stanno creando interesse sull’argomento» continua Katie Couric «è soprattutto la gente comune, sono le persone ‘normali’ che stanno cambiando le regole della nostra società, i nostri amici, figli, genitori, insegnanti, dottori, che si confrontano ogni giorno con la varietà di problematiche che riguardano il sesso. Con questo documentario ho capito quanto sono cambiati i tempi, quanto è importante trattare questo soggetto, perché negli Stati Uniti e nel resto del mondo esistono individui e organizzazioni che stanno combattendo per ridefinire la percezione di sessualità, facendo evolvere i ruoli convezionali. Per me è stata un’opportunità per scoprire un mondo di cui avevo solo sentito parlare ma con cui non avevo nessun contatto. Come esseri umani, siamo molto più complicati di come crediamo di essere».

La missione personale di Michaela Mendelssohn è quella di aiutare le donne transgender a trovare impiego e accettazione sociale affinché possano essere mentalmente forti da poter avere una famiglia e vivere una vita completa da donne. Michaela è stata anche consulente di Jenji Kohan per aiutare a sviluppare il personaggio di Laverne Cox nella serie tv Orange Is the New Black. «La gender revolution sta diventando sempre più importante. Al momento ho un solo desiderio, che il presidente Trump e la sua amministrazione guardino il documentario perchè è importante che capiscano che questa è una discussione da tenere a prescindere dall’appartenenza politica. Siamo arrivati a un punto in cui è necessario intrattenere una conversazione al riguardo. È grazie a documentari come questo che la gente può ricevere informazioni corrette: più sono le informazioni disponibili, più è facile capire e digerire questi cambimenti. Ci sono ancora molti pregiudizi sull’argomento, siamo ancora agli albori. Ci sono ancora molte discriminazioni: un trans sui dieci vive ancora la violenza da parte dei familiari, molti smettono di studiare per evitare varie forme di bullismo – anche se è stato provato che il nostro sesso è deciso sin dalla nascita, che l’identità sessuale di un individuo non dipende dall’educazione che si riceve o dall’ambiente in cui cresce. Siamo a un punto critico, ma fortunatamente, anche con l’aiuto dei social media, sarà impossibile tornare indietro, anche nonostante un governo conservatore come questo. Ci vuole pazienza, ma soprattutto tolleranza. Ho molta fiducia nella nuova generazione, i giovani stanno cambiando la società, stanno raccontando le proprie esperienze sulle restrizioni sessuali, stanno forzando i cambiamenti contro gli stereotipi. Saranno loro che cambieranno il futuro di questo mondo, è importante capire che non siamo più solo gay o eterosessuali».

Per il Dr. Joshua Safer, è importante studiare il fenomeno da un punto di vista scientifico. «Bisogna capire a che punto si trova la scienza, cosa conosciamo e cosa non capiamo. Se noi potessimo scoprire le diverse inclinazioni sessuali sin dalla giovane età, potremmo rendere la vita più facile a milioni di persone e la transizione verso l’altro sesso sarebbe più semplice. In realtà, i numeri non sono cambiati, gli individui che sperimentano attraverso la fluidità sessuale sono sempre stati numerosi, solo che adesso è cambiata la visibilità e la nostra disponibilità a parlarne. È un tema complicato, non si ferma solo al fatto che non ci sentiamo di appartenere al sesso con cui siamo stati identificati alla nascita. Molte persone si identificano in punti diversi dello spettro d’identità sessuale, che va ben oltre una definizione singola – non è solo un’identità o un altra, a volte sono molteplici».

Come molte rivoluzioni, Couric ha scoperto l’importanza di trattare l’argomento di Gender Revolution, grazie alla figlia universitaria. «Mia figlia ha 21 anni» continua Katie «e il primo giorno di scuola mi disse che quando la gente si presenta in classe, si introduce prima con il nome e poi con il pronome, indicando il tipo di sesso a cui appartiene. Gli svedesi, che da sempre sono all’avanguardia, hanno inventato la neutralità di genere, mischiando il pronome maschile han e il femminile hon, creando hen, il nuovo pronome neutro. Per me ogni rivoluzione è in realtà un’evoluzione, ci vuole tempo prima che ogni gruppo accetti i cambiamenti di un altro. Ecco perchè è importante parlarne, perchè è un modo sano per contestare lo status quo, mettere fine alle categorie che spesso ci impone la società in cui cresciamo. C’è ancora molto da fare, sia dal punto legislativo, che dal punto di vista sociale, ci saranno progressi e passi avanti e altrettanti regressioni, ma nuove informazioni ci daranno la possibilità di aprire un discorso produttivo e forse un giorno saremo in grado di accettare chi è diverso da noi».

DA NON PERDERE. DA VEDERE.

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