È morto Ruggero Deodato, il regista di ‘Cannibal Holocaust’ | Rolling Stone Italia
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È morto Ruggero Deodato, il regista di ‘Cannibal Holocaust’

Per il film, poi considerato un cult dell'horror, era stato condannato a quattro mesi di carcere con la condizionale. La sua opera ha influenzato Quentin Tarantino ed Eli Roth

Foto: Jean-Christophe Verhaegen/AFP/Getty Images

Ruggero Deodato è morto a 83 anni. Lo ha scritto su Facebook un altro protagonista dell’epoca d’oro del cinema di genere, Sergio Martino (Tutti i colori del buio, L’allenatore nel pallone): “Ho appena saputo che Ruggero Deodato, ci ha lasciato. Con lui ho diviso una stagione bellissima di cinema. Abbiamo iniziato praticamente insieme un percorso parallelo che in questi anni di rivalutazione del nostro cinema, ci ha “goliardicamente” portato in giro per il mondo, insieme. Ciao Ruggero!”.

Nato a Potenza, in Italia, il 7 maggio 1929, Deodato ha iniziato come comparsa in un paio di film con Totò, per poi arrivare a fare l’aiuto regista di Roberto Rossellini (Il generale della Rovere, Viva l’Italia) e, successivamente, di Sergio Corbucci (Gli onorevoli, Django). Insieme a Antonio Margheriti nel 1963 debutta come co-regista con Ursus, il terrore dei kirghisi. La sua prima regia (sotto lo pseudonimo di Roger Rockfeller) è Gungala la pantera nuda nel 1968. In seguito, negli anni ’60 e ’70, si destreggia tra commedie e thriller (come l’erotico Ondata di piacere), fino al poliziottesco Uomini si nasce poliziotti si muore del 1976 (tra i cult di Tarantino), che all’inizio è stato censurato per una scena in cui i bulbi oculari di un uomo vengono strappati e calpestati.

Nel 1977 dirige Ultimo Mondo Cannibale, primo capitolo della trilogia che lo renderà famoso in tutto il mondo e primo film in Italia che mostra atti di cannibalismo. Del 1980 è Cannibal Holocaust, il suo film–simbolo, considerato uno dei più cruenti di tutti i tempi e citato come il primo film a utilizzare found footage (che poi ispirerà un intero filone, a partire da The Blair Witch Project). La pellicola segue una squadra di soccorso americana alla ricerca di documentaristi scomparsi che stavano girando un film sulle tribù cannibali nella foresta pluviale amazzonica. È stato bandito in 50 Paesi a causa delle sue rappresentazioni grafiche di violenza (anche sessuale) e crudeltà sugli animali, e ha persino portato Deodato all’arresto e alla condanna a quattro mesi di carcere con la condizionale. Ma ha consolidato la sua fama e ha continuato a ispirare registi come Quentin Tarantino stesso, Eli Roth e Oliver Stone, oltre a regalargli in Francia l’appellativo di “Monsieur Cannibal”. Proprio Roth e Tarantino (in veste di produttore) gli chiesero di fare un cameo-omaggio in Hostel II (2007) nel quale interpretava, appunto, un cannibale italiano. Il terzo film della trilogia è Inferno in diretta del 1985. Del 1980 è invece La casa sperduta nel parco.

Negli anni ’90, Deodato si presta a varie fiction per la tv, tra cui la popolarissima I ragazzi del muretto e Noi siamo angeli e Padre Speranza con Bud Spencer. Nel 2016 dirige Ballad in Blood, ispirato dall’omicidio di Meredith Kercher a Perugia nel 2007.

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