È morto a 95 anni Robert Duvall, uno degli ultimi grandi attori classici americani, che ha attraversato oltre sessant’anni di cinema senza mai perdere misura. La notizia della scomparsa è stata annunciata su Facebook dalla moglie, Luciana Duvall:
“Ieri abbiamo salutato il mio amato marito, caro amico e uno dei più grandi attori dei nostri tempi. Bob è morto serenamente a casa, circondato da amore e conforto. Per il mondo, è stato un attore vincitore dell’Oscar, un regista, un narratore. Per me lui era semplicemente tutto. La sua passione per il suo mestiere era pari solo al suo profondo amore per i personaggi, un ottimo pasto e la tenuta in campo. Per ognuno dei suoi numerosi ruoli, Bob ha dato tutto ai suoi personaggi e alla verità dello spirito umano che rappresentavano. Così facendo, lascia qualcosa di duraturo e indimenticabile per tutti noi. Grazie per il supporto che avete dimostrato a Bob e per averci concesso questo tempo e privacy per celebrare i ricordi che lascia”.
Premio Oscar come miglior attore per Tender Mercies – Un tenero ringraziamento (1983), Duvall aveva collezionato in carriera sette nomination agli Academy Awards, grazie a film che hanno segnato un’epoca come Il padrino, Apocalypse Now, Il grande Santini e L’apostolo. È stato anche una presenza fondamentale della televisione americana, con cinque candidature agli Emmy e due vittorie, tra cui la miniserie Broken Trail – Un viaggio pericoloso.
Il suo stile, asciutto e senza ostentazioni, è diventato un modello per una generazione che comprendeva Robert De Niro, Dustin Hoffman e Gene Hackman. Non è mai stato una star nel senso più plateale del termine, ma la sua capacità di sparire dentro i personaggi gli ha garantito il rispetto dei colleghi e della critica. Francis Ford Coppola osservò una volta che, a un certo punto, diventa difficile distinguere tra leading men e grandi caratteristi: Duvall apparteneva a quella rara categoria in cui il confine si dissolve.
Il debutto cinematografico che lo rese memorabile fu quello di Boo Radley nell Buio oltre la siepe (1962). Dopo alcuni anni di ruoli secondari, la svolta arrivò nei primi anni Settanta. Lavorò con Coppola in Non torno a casa stasera (1969) e divenne il consigliere Tom Hagen nel Padrino (1972), ruolo che gli valse la prima nomination all’Oscar e che riprese nel Padrino – Parte II (1974). Fu poi tra gli interpreti di M*A*S*H di Robert Altman, di L’uomo che fuggì dal futuro e della Conversazione.
Nel 1976 fu il dirigente televisivo spietato di Quinto potere; tre anni dopo, in Apocalypse Now, pronunciò la celebre battuta «Mi piace l’odore del napalm al mattino», incarnando il colonnello Kilgore e ottenendo una nuova candidatura all’Oscar. Con Il grande Santini (1979) consolidò il proprio statuto da protagonista, mentre nel 1984 la sua interpretazione intensa e trattenuta in Tender Mercies gli valse l’Oscar come miglior attore.
Negli anni successivi alternò ruoli da coprotagonista e parti di grande rilievo in film come Il migliore, Colors – Colori di guerra, Giorni di tuono, Deep Impact e Rosa Scompiglio e i suoi amanti. Nel 1997 scrisse, diresse e interpretò L’apostolo, storia di un predicatore texano costretto a ricominciare dopo un atto violento: il film ottenne il premio come miglior film agli Independent Spirit Awards e una nuova nomination all’Oscar per Duvall.
Instancabile, lavorò fino a oltre gli ottant’anni, apparendo in The Road, The Funeral Party, Crazy Heart, The Judge (che gli valse la settima nomination), e più recentemente in The Pale Blue Eye – I delitti di West Point (2022). Parallelamente continuò a frequentare il western e la televisione, interpretando tra gli altri il generale Eisenhower in Ike, Stalin nell’omonimo film HBO e il protagonista della miniserie Colomba solitaria.
Nato a San Diego, figlio di un contrammiraglio della Marina, Duvall crebbe tra diverse città americane prima di studiare recitazione al Neighborhood Playhouse di New York con Sanford Meisner. Frequentò amici come Hackman e Hoffman e costruì la propria carriera tra teatro, western e drammi urbani, diventando uno degli attori più rispettati del suo tempo.
Lascia la quarta moglie, Luciana Pedraza, con cui aveva condiviso anche il set di Assassination Tango.
