È morto Jeremy Thomas, uno dei produttori più rispettati e indipendenti della storia del cinema, con una carriera lunga oltre mezzo secolo. Aveva 77 anni. Ad annunciarlo è stato il suo team, spiegando che si è spento venerdì notte nella sua casa di campagna in Oxfordshire, circondato dalla famiglia.
Fondatore della Recorded Picture Company e poi co-fondatore di Hanway Films, Thomas ha prodotto oltre 80 lungometraggi, imponendosi come uno dei più coraggiosi sostenitori del cinema d’autore internazionale. Nel 1988 vinse l’Oscar al miglior film per L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, che quella notte portò a casa nove statuette. Con Bertolucci, amico fraterno oltre che collaboratore, avrebbe realizzato cinque film in diciassette anni, tra cui Il tè nel deserto e Piccolo Buddha.
«Non so come si farebbero oggi quei film, nel circuito indipendente», ci disse Thomas tre anni fa, in un’intervista rilasciata a Rolling per i trent’anni di Piccolo Buddha. «Non c’erano riprese digitali, era tutto girato con persone reali».
Nella sua filmografia sterminata figurano anche Sexy Beast di Jonathan Glazer, Crash di David Cronenberg, Merry Christmas Mr. Lawrence di Nagisa Oshima, e collaborazioni ricorrenti con Jim Jarmusch, Terry Gilliam, Werner Herzog, Jerzy Skolimowski e il nostro Matteo Garrone. Fino all’ultimo è rimasto sul set: il suo Bucking Fastard di Herzog, con Rooney e Kate Mara, ha debuttato quest’anno a Venezia, mentre Bad Lieutenant: Tokyo, nuova collaborazione con Takashi Miike, sarà presentato in anteprima mondiale il 14 settembre al Toronto Film Festival.
Nato a Londra nel 1949, figlio del regista Ralph Thomas e nipote di Gerald Thomas (autore della saga Carry On), Thomas era entrato nel cinema in sala di montaggio prima di debuttare come produttore con Mad Dog Morgan nel 1976. Nel 2021 era stato protagonista del documentario di Mark Cousins The Storms of Jeremy Thomas, e di recente è apparso in Joie de Vivre di Luca Guadagnino, ritratto di Bertolucci presentato a Venezia.













