È morto Béla Tarr. Il maestro del cinema ungherese, che con la sua opera ha influenzato registi del calibro di Gus Van San e Jim Jarmusch, si è spento oggi all’età di 70 anni dopo una lunga malattia. Così hanno comunicato l’agenzia di stampa ungherese MTI e la Hungarian Film Artists Association, di cui faceva parte. In questo momento, la famiglia non ha rilasciato ulteriori informazioni sui fatti, e ha chiesto privacy per il lutto.
Nato nel 1955 e cresciuto a Budapest, Tarr fu una specie di figlio d’arte: il padre era un pittore di scena, mentre la madre era suggeritrice di scena. La sua carriera nel cinema cominciò come attore: da bambino, ebbe un ruolo in un adattamento televisivo della Morte di Ivan Ilyich di Tolstoj. Da adolescente, Tarr passò dietro la macchina da presa, cominciando a girare documentari in 8mm. Il suo debutto registico sul grande schermo risale al 1979, con Nido familiare, un lungometraggio realista che narra la crisi abitativa in Ungheria, dove troppe persone cercavano di accaparrarsi poche case.
Nel 1988 cominciò il suo sodalizio artistico con lo scrittore László Krasznahorkai (che avrebbe poi vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 2025), con il quale collaborò al film Perdizione. Intanto, Krasznahorkai aveva pubblicato nel 1985 Sátántangó, romanzo che Tarr avrebbe poi adattato in un film di oltre sette ore, considerato unanimemente il suo capolavoro e inserito tra i canoni assoluti del cinema novecentesco (era il 1994, e la storia era quella di un gruppo di contadini ungheresi che, dopo aver perso tutto, decidono di rifondare la propria comunità sui principi del Comunismo).
Lo stile di Tarr era ormai consolidato: predilezione per il bianco e nero, pianosequenze, indugio quasi parossistico sull’attimo che, nei suoi film, sembra non fuggire mai, mimetizzandosi con lo scorrere del tempo fuori dalla sala di proiezione e allargando i confini dell’esperienza tanto fuori che dentro lo schermo. Le tematiche care, chiare già agli inizi della carriera di Tarr, rimasero sempre le stesse: l’attenzione al realismo (che non divenne mai realismo sociale), alla società, lo scorrere del tempo, la caduta delle illusioni. E poi la filosofia, con particolare accento sulla sua componente esistenzialista.
Specialmente famosi nella filmografia di Tarr rimangono anche Le armonie di Werckmeister, di nuovo sceneggiato in collaborazione con Krasznahorkai e di nuovo tratto da un suo romanzo, Melancolia della resistenza (che tratta il periodo del Comunismo in Ungheria). Duo artistico ormai consolidato, Krasznahorkai e Tarr costruirono insieme anche gli ultimi due film del regista: L’uomo di Londra (2007), ispirato all’omonimo romanzo di Georges Simenon, e Il cavallo di Torino (2011), vincitore dell’Orso d’Argento alla Berlinale e basato sulla vita del filosofo Friedrich Nietzsche a partire da un particolare aneddoto realmente accaduto: l’aver visto un vetturino, a Torino, frustare rabbiosamente il proprio cavallo intimandogli di muoversi.








