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Anche Johnny Depp ha aderito a “Imprisoned for Art” per difendere la libertà d’espressione

L'iniziativa è organizzata The Voice Project per la libertà degli artisti imprigionati per aver espresso il loro dissenso. Assieme a Depp anche Peter Gabriel, Tom Morello e Nadya Tolokonnikova delle Pussyt Riot

Peter Gabriel, Johnny Depp, Tom Morello e Nadya Tolokonnikova delle Pussy Riot sono fra gli artisti che hanno aderito alla campagna Imprisoned for Art indetta dall’organizzazione no-profit Voice Project per raccogliere fondi in difesa della libertà d’espressione.

Ogni artista è stato ritratto in una foto segnaletica con in mano un cartello con su scritto il nome di chi è stato imprigionato a causa della propria arte.

Peter Gabriel, ad esempio, tiene in mano un cartello con scritto “Amsara Eritrea, detenzione a tempo indeterminato” riferito a Dawit Isaak, imprigionato in Eritrea dal 2001, accusato dal Governo di essere un traditore.

La foto in cui appare Johnny Depp, invece, è un tributo al regista ucraino Oleg Senstov, imprigionato dal Governo russo con l’accusa di essere un sospetto complice per attacchi terroristi a causa del suo coinvolgimento nelle proteste per l’annessione della Crimea.

«È facile credere che la liberà d’espressione ci sia garantita, finché non ci viene tolta – recita il comunicato di Voice Project – noi parliamo in nome di chi ha fatto sentire la propria voce, per coloro che in tutto il mondo sono imprigionati per aver espresso il loro dissenso. Dobbiamo stare gli uni affianco agli altri, non importa la distanza, non importano i confini».

Ogni fotografia verrà stampata su t-shirt che saranno messe in vendita, con i proventi che verranno devoluti in beneficenza alle organizzazioni che ogni giorno lottano per la causa degli artisti incarcerati.

«Quando iniziai a girare il mondo per il Human Rights Now Tour nel 1988 fui scioccato di scoprire in quanti paesi ci sono artisti in carcere torturati e uccisi per aver fatto le stesse cose che faccio io, scrivere e cantare canzoni – ha detto Peter Gabriel – dobbiamo cercare di difendere e proteggere coloro che hanno avuto il coraggio di far sentire la propria voce».

«La libertà di parola non si può comprare ma può esserti portata via – ha aggiunto Tom Morello – ma puoi anche combattere fino alla morte per non perderla».

«Sfortunatamente l’America assomiglierà sempre di più alla Russia di Putin, sta già succedendo e la dissidenza sta iniziando a diventare un affare pericoloso», ha commentato Nadya Tolokonnikova delle Pussyt Riot, che nella foto porta il nome della cantante curda Nûdem Durak, imprigionata dal Governo turco. «Ma questo significa anche che la dissidenza non è mai stata così importante come ora. La buona notizia è che possiamo imparare gli uni dagli altri e aiutarci, che siamo più forti di quanto pensiamo, sia individualmente che collettivamente, che possiamo combattere di più di ciò che crediamo. Dico questo essendo stata io stessa in prigione e avendo visto quante persone si sono unite per la mia scarcerazione».

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