A Cannes le donne hanno marciato per la parità di genere

«Dalla fondazione del festival 82 registe hanno camminato sui gradini del Palais. Nello stesso periodo, sono stati 1.866 i registi a salire queste stesse scale», ha sottolineato la presidente di giuria Cate Blanchett.
GRAHAM WHITBY BOOT/startraksphoto.com / IPA

GRAHAM WHITBY BOOT/startraksphoto.com / IPA


Ieri a Cannes 82 donne, guidate dalla presidente di giuria Cate Blanchett, sono salite sui gradini del Palais, il cuore del festival, per protestare contro la diversità di compensi e supportare le voci femminili nell’industria cinematografica.

«82 proprio come le registe che hanno percorso questi gradini dalla prima edizione della manifestazione nel 1942» , ha sottolineato la Blanchett. «Nello stesso periodo, sono stati 1.866 i registi maschi a salire queste stesse scale», ha ricordato mentre le colleghe si prendevano a braccetto in segno di solidarietà. Nei 71 anni di questo festival di fama mondiale, ci sono state solo 12 donne a presiedere la giuria. La prestigiosa Palma d’Oro è stata conferita a 71 registi, a Jane Campion, che oggi è con noi nello spirito, e alla meravigliosa Agnès Varda, che è qui. Questi fatti sono innegabili».

«Le donne non sono una minoranza nel mondo, ma lo stato attuale dell’industria dice diversamente», ha continuato la Blanchett. «Come donne, tutte affrontiamo le nostre stesse sfide, ma oggi stiamo insieme su queste scale come simbolo della nostra determinazione e impegno per il progresso. Siamo scrittrici, produttrici, registe, attrici, cineaste, agenti di talento, editrici, distributrici, agenti di vendita e tutte coloro che sono coinvolte nelle arti cinematografiche».

Poi è toccato a Agnes Varda, la leggendaria regista francese di Visages, villages,
che ha aggiunto: «Le scale della nostra industria devono essere accessibili a tutti. Saliamo»
Insieme alla Blanchett c’erano le colleghe della giuria Ava DuVernay, Kristen Stewart, Léa Seydoux e Khadja Nin, la regista di Wonder Woman Patty Jenkins, Marion Cotillard e Salma Hayek.

Lo spettro di Harvey Weinstein, naturalmente è stato evocato durante il discorso di 20 minuti, che si è concluso con forti applausi. Gli organizzatori del festival sono stati criticati per non aver fatto di più per riconoscere le iniziative #MeToo e Time’s Up e non aver sostenuto più registe. Solo tre dei 18 film in concorso quest’anno sono stati girati da donne, un numero di per sè basso, che però è il più alto a Cannes dal 2011.

La marcia è stata organizzata da un nuovo movimento francese chiamato 5050 × 2020 e ha preceduto la premiere di Girls of the Sun, un dramma curdo di combattenti per la libertà femminile della regista Eva Husson.

Nei prossimi giorni ci saranno altre iniziative come la conferenza con il ministro frnacese della cultura Françoise Nyssen, che metterà insieme movimenti come il Time’s Up americano, e quello inglese, l’italiano Dissenso Comune, l’IMA spagnolo e il greoc Women’s Wave.