Rolling Stone Italia

Lina Wertmüller, cinema d’amore e d’anarchia

Una ‘Top 5’ di capolavori indimenticabili (più un bonus da cantare) dedicata alla regista italiana più famosa del mondo

Giancarlo Giannini e Mariangela Melato in 'Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto'

«Il sogno di tutti i distributori è di avere dei film con una sola parola perché la possano scrivere più grande. A un certo punto, mi è venuta – grazie a quel tanto di “scugnizzo” che c’è in me – la voglia di scherzare col pubblico e di proporgli dei titoli talmente lunghi che nessuno se li potesse ricordare». Così parlò Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, “lunghissima” anche all’anagrafe ma per tutti semplicemente Lina, campionessa di visioni e (auto)ironia. Nonché la regista italiana più famosa del mondo, e anche una delle più famose (e pionieristiche) in assoluto. Ripassiamo la sua Top 5.

I basilischi (1963)

Dopo I vitelloni, un altro bestiario generazionale: I basilischi. Il debutto alla regia è quasi un aggiornamento dei ragazzi di provincia felliniani: Lina, del resto, era stata assistente sul set di . Stavolta però l’affresco sociale si sposta da Nord a Sud, in un paesino sperduto tra la Puglia e la Basilicata da cui i protagonisti vorrebbero fuggire, ma che li tiene sempre legati alle loro radici. È nata un’autrice: non serve molto per capirlo.

Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972)

Dopo averlo diretto nella doppietta canterina Rita la zanzara e Non stuzzicate la zanzara accanto a Rita Pavone, la nostra prende Giancarlo Giannini e ne fa un eroe popolare. Nonché il volto-simbolo del suo cinema. Grazie alla faccia e alle peripezie operaie del manovale catanese Carmelo Mardocheo, viene sancito in poche scene lo stile della regista. Fa il resto l’altra metà della coppia più “wertmülleriana” di tutte: Mariangela Melato.

Film d’amore e d’anarchia – Ovvero “Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…” (1973)

Altro giro, altro Giannini. E un altro antieroe memorabile: Antonino detto Tunin, contadino lombardo che scappa a Roma per assassinare il Duce, ma si ritrova invischiato nella rete della prostituta Salomè (Mariangela Melato, e chi se no). Il film valse all’attore la Palma d’oro a Cannes, e fu uno dei più grandi successi dell’autrice. Tanto che lei stessa ne trasse, molti anni dopo, una pièce teatrale con protagonista… Elio!

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974)

Se bisognasse scegliere un solo titolo per sintetizzare la poetica di Wertmüller, sarebbe di sicuro questo. La ricca (Melato), il proletario (Giannini) e il terzo incomodo: la guerra sociale, culturale, economica. E ovviamente sessuale: gran parte del film la fa la pazzesca alchimia tra i due protagonisti. Uno dei maggiori incassi della regista e un remake molti anni dopo (starring Madonna e Giannini “junior”) di cui è meglio tacere.

Pasqualino Settebellezze (1975)

L’escalation di successi di pubblico e critica trova la sua apoteosi in questo film dal titolo sorprendentemente cortissimo, che porta Lina e Giancarlo (again) fino a Hollywood. Nomination all’Oscar a entrambi, ma quella di Wertmüller vale di più: è la prima donna regista candidata nella storia dell’Academy. L’opera finì anche nella cinquina dei migliori film stranieri (oltre che in quella delle sceneggiature), ma fu battuta da Bianco e nero a colori di Jean-Jacques Annaud. Che oggi non si ricorda nessuno.

Bonus: Il giornalino di Gian Burrasca (1964-1965)

Quando le graphic novel ancora non si chiamavano così, c’era il pestifero Gian Burrasca di Vamba. Che Wertmüller fa diventare uno sceneggiato-fumetto (made in Mamma Rai, ovviamente) coraggiosamente “fluido” e ancora oggi memorabile. Seguiranno due film per il cinema con Rita “la zanzara” Pavone: ma questa resta la collaborazione che ha davvero segnato un’epoca. Viva la pappa col pomodoro, e viva Lina!

Iscriviti