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Jamie Lee Curtis è il miglior modello possibile in quest’epoca di FOMO

La invitano alle cene degli Oscar e lei non ci va «perché finiscono tardi». Stessa cosa per eventi e concerti. Nell'epoca dell'esserci a tutti i costi, l'attrice neo-premio Oscar sta mandando il messaggio più rivoluzionario di tutti: andate a dormire che è meglio

Foto: Rodin Eckenroth/Getty Images

Il cinema fa capitare cose meravigliose. Guardate cosa è successo a Brendan Fraser: quelli più vecchi lo conoscevano perché era il belloccio della Mummia (film simpatico, per carità, ma ci siamo capiti). Quelli venuti dopo ignoravano chi fosse o al massimo ne avevano sentito parlare su quei siti orrendi che mettono le foto delle celebrities oggi affiancate a foto scattate trent’anni prima con dida “guarda com’è invecchiato male”.

Poi però arriva il 2023 e Fraser vince l’Oscar, gesto dell’ombrello incorporato. Se non è resilienza questa. Il film non è un granché, lo sappiamo, ma noi siamo contenti più per lui che per Aronofsky. Oltre a essere felici per lui lo siamo anche per Jamie Lee Curtis, pure lei finalmente vincitrice di Oscar (miglior attrice non protagonista in Everything Everywhere All at Once). La sua storia a questi Awards è bellissima, e dentro c’è un po’ del multiverso del film che le ha fatto vincere la statuetta: sua madre, Janet Leigh, fu nominata nella stessa categoria nel 1961 per il suo ruolo in Psycho. Pazzesco, no?

Qualche ben svegliato direbbe nepo baby, termine diventato trending grazie all’inchiesta del New York Magazine che ha messo in copertina tutti i “figli di”. E qui, oltre alla madre famosa, c’era pure il papà: Tony Curtis. Come si dice? Double nepo baby? Hollywood dynasty? Privilegio? Come volete, ma direi che Jamie è l’esempio lampante che non tutti i figli di sono uguali in quanto figli di (con tutta la simpatia per i nepo di casa nostra: i presentatori di Sanremo 1989).

In più, a differenza della madre, lei l’Oscar l’ha vinto. Ma in questi giorni di interviste e red carpet, Jamie ci ha mandato un messaggio importante, anche più di quella statua di bronzo ricoperta di oro 24k. Jamie ci ha ricordato quanto è bello andare a dormire presto. Detta così sembra un messaggio geriatrico, e forse un po’ lo è, ma il punto non è questo.

Intervistata sul red carpet degli Spirit Awards, l’attrice ha confessato che l’avevano invitata a una cena privata, organizzata dall’Academy, a cui erano presenti solo i nominati agli Oscar. Tipo la cena degli Avengers del mondo del cinema, una roba imperdibile. Lei ha declinato l’invito perché «l’evento iniziava alle 19:30, tempo che ti siedi a tavola vuol dire che sono almeno le 9. Momma goes to bed early». Una risposta fantastica.

Ma la battaglia di Jamie ha preso di mira pure i concerti: «Amo i Coldplay, ma non voglio sentire i Coldplay se suonano alle 9 di sera e magari c’è pure un opening act. Voglio sentire i Coldplay all’ora di pranzo». Ma anche, alla domanda «c’è qualcuno per cui staresti sveglia dopo le 9 per andare al suo concerto?», lei risponde secca: «No. Perché li odierei. Anche Adele se suonasse tardi la odierei, quindi non vado».

Commenti che hanno fatto sorridere il web, e che l’hanno resa eroina di chi ama andare a letto presto. Ma, a parte il fatto che mi ritrovo nelle sue parole e alla non piccola questione che anch’io vorrei potermi permettere di andare ai concerti alle 13 invece che passare quel tempo in una misera pausa pranzo, è sulla prima dichiarazione che dobbiamo concentrarci. Jamie Lee Curtis ha declinato una cena degli Oscar: non una qualunque, ma quella con tutti i nominati, per starsene a casa e andare a dormire presto. Non è la cosa più rivoluzionaria di sempre?

Nell’epoca dell’esserci a ogni costo, di fare PR, di non perdersi un evento che magari conosco qualcuno che magari mi fa lavorare, che magari mi ci faccio un selfie e tutti possono vedere com’è bella la mia vita, che magari quello che vi pare, quanto è genuino sentire un’attrice di Hollywood che invece se ne sbatte e va a dormire?

Parlano tutti continuamente di FOMO (acronimo di Fear Of Missing Out), che per chi non lo sapesse è il provare emozioni negative al pensiero di non partecipare a esperienze piacevoli e gratificanti che coinvolgono persone conosciute. Lo dicono gli studi: negli ultimi anni, complici i social e un sacco di altre cose brutte, la FOMO è aumentata sia di frequenza che d’intensità.

E poi c’è Jamie Lee Curtis, che predica l’opposto. E se lo dice lei, a Hollywood, penso possa funzionare anche a Milano, tra i frequentatori incalliti di eventi ed eventini a cui bisogna andare a fare un contenuto “altrimenti non esisto”. Non sarebbe meglio andare a dormire? La vostra pelle ringrazierà. Fonda un partito, Jamie: il mio voto ce l’hai.

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