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Emiri, Qatar e musica elettronica: Yuri Ancarani ci parla di “The Challenge”

Dalle gallerie d'arte al cinema, fino al Festival di Locarno (dove ha vinto il premio della giuria), il film di Yuri Ancarani alterna il silenzio del deserto alle musiche di Lorenzo Senni e Francesco Fantini

The Challenge, il nuovo film di Yuri Ancarani, racchiude molte sfide: la sfida del primo lungometraggio, la sfida insita nella caccia, la sfida di un mondo fatto d’oro, Lamborghini e jet privati. La prima prova forse è stata vinta quest’estate quando al film è stato assegnato il Premio Speciale della Giuria al Festival del Film di Locarno. La seconda, ovvero la pratica venatoria, forse è solo un espediente per parlare degli uomini in rapporto alla loro cultura e al loro territorio.

Il regista ha seguito il viaggio di un giovane e ricco falconiere diretto a una competizione di caccia e, come spesso accade nei video di Ancarani, ne è nato un film che è un succedersi di paesaggi seducenti al limite del visionario, dialoghi ridotti al minimo, austerità e sfarzo.

Questa sera The Challenge verrà proiettato a Milano, al Cinema Arcobaleno.
E le persone devono muoversi a prendere i biglietti perché stanno per finire. Mi sembra una bella novità da scrivere nell’articolo. Sono un po’ preoccupato, è sempre un peccato quando la gente resta fuori. Spesso si ha il timore che questo genere di film (i film d’artista, NdR) non funzioni al cinema. C’è sempre questa paura – invece no, non è così.

Questo è il tuo primo lungometraggio.
Si, è il primo.

Il lavoro che hai fatto in precedenza ha semplificato la produzione di questo film? Oppure un po’ d’ansia da prestazione c’era?
The Challenge ha la stessa struttura compositiva dei film che ho realizzato in passato, ma dura 70 minuti. Ovviamente, dato che si tratta di un lungometraggio, lo spettatore ha modo di entrare più a fondo nel film. Se c’è una differenza, è legata alla colonna sonora che vuole un po’ stringere l’occhio al cinema mainstream. Dato che il cinema è fatto di colonne sonore composte e orchestrate, questo film è stato composto e orchestrato. Quindi si tratta di vera e propria musica sinfonica da cinema. Ho sempre lavorato con l’elettronica, in questo caso invece, trattandosi di un film, ho chiesto a Lorenzo Senni e Francesco Fantini di comporre, scrivere, arrangiare e far suonare la colonna sonora a un’orchestra di 60 elementi.

Che ruolo ha il suono nei tuoi lavori?
Le mie installazioni – che solitamente sono strutture composte da schermi sovrapposti – sono senza audio, perché devono convivere con altre opere. Sono lavori dove essere concentrato sull’immagine e il suono è inutile. Nei miei film, che sono poi le opere principali che realizzo, il suono è fondamentale, perché è lo strumento che mi serve per farti entrare all’interno del lavoro.

Con quali altri musicisti hai collaborato in passato?
La musica di ricerca è sempre stata la mia passione e per me è sempre stato importante collaborare con musicisti che stimo. Ho lavorato con Stephen O’Malley dei Sunn O))), con Samuel Kerridge, Ben Frost e Lorenzo Senni, tra gli altri. Per il nuovo film, attualmente in fase di montaggio, sto lavorando con i Primitive Art.

Ascolti altra musica oltre all’elettronica?
La mia cultura musicale si lega molto a questa corrente, dagli anni ‘90 ad oggi – sono quasi trent’anni di musica elettronica. Poi ci sono anche le collaborazioni con i musicisti di musica classica. Mi piace la struttura matematica che è alla base dell’elettronica e funziona molto bene se abbinata alle immagini dei miei film. Mi piace anche vedere i musicisti lavorare con strumenti che non sono propriamente i loro, ad esempio, chiedere a un’orchestra di arrangiare un pezzo composto al computer.

Puoi parlarmi di Wedding, il video che da domani sarà in mostra alla Galleria Zero…? 
È un video di tre minuti – quindi stiamo parlando dell’estremo opposto di The Challenge, che è un lungometraggio. È un tassello fondamentale per chiudere il cerchio del film, come fosse un pezzo mancante. The Challenge è ambiento nel deserto, dove non ci sono donne, dato che la cultura qatarina e saudita impone la vita separata dei due sessi. Wedding invece è un matrimonio, ma vedi solo uomini, perché in Qatar le donne festeggiano il matrimonio in casa, in un luogo separato. Gli amici dello sposo probabilmente non vedranno mai il volto della compagna del loro amico. Si congratulano con lui ma, non facendo parte della famiglia, non sono tenuti a vedere la sposa. Poi è bellissimo vedere questi uomini vestiti da sceicchi – tutti bianchi, pieni d’oro addosso – che si salutano sfiorandosi il naso. Questo è Wedding.

Wedding sarà in mostra alla Galleria Zero…, Milano fino al 4 Marzo 2017

 

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