The Policlinico Ambrosiano Chronicle: siamo stati sul set di ‘DOC – Nelle tue mani 3’ | Rolling Stone Italia
I’ll Find You in the Dark

The Policlinico Ambrosiano Chronicle: siamo stati sul set di ‘DOC – Nelle tue mani 3’

È successo di nuovo: ci siamo fatti un altro giro nel tempio del medical drama per chiedere a Luca Argentero & C. qualche spoiler sulla terza, attesissima stagione. E per cazzeggiare un po' con il cast, citofonare Pierpaolo Spollon e Giacomo Giorgio

The Policlinico Ambrosiano Chronicle: siamo stati sul set di ‘DOC – Nelle tue mani 3’

Luca Argentero nei panni di Doc

Foto. Virginia Bettoja

Il mio treno ha due ore (DUE ORE) di ritardo, arrivo a Tiburtina e non c’è l’ombra di un taxi (quanto sei bella Roma, ma pure #checacchiodicasinocheseiRoma), in qualche modo faccio e via, destinazione Formello, dove sorge “il cubo”, e cioè i mega studi costruiti appositamente per DOC – Nelle tue mani. Siamo ancora qua, eh già (cit.), sul set della terza stagione del fenomeno – prodotto da Lux Vide, società del Gruppo Fremantle, in collaborazione con Rai Fiction – che ha cambiato la serialità pop (e che sarà in prima serata su Rai 1 a partire dall’11 gennaio 2024 e, sorpresa, il 18 e il 19 dicembre in anteprima nelle sale Uci Cinemas con i primi due episodi). Ormai è una sorta di tradizione, solo che quest’anno siamo un filo in ritardo, e non solo per il treno: il cast sta lavorando da sette mesi, siamo alle battute finali, ma il cazzeggio creativo non manca mai.

Varchiamo di nuovo la soglia del tempio del medical drama, il Policlinico Ambrosiano. Silenzio assoluto, stanno girando. Poi “stop”, e c’è un esemplare di Pierpaolo Spollon che gorgheggia nella hall (ovvio, direte voi). Viene ad accogliermi Doc in persona, Luca Argentero, con un sorrisone dei suoi: «La mossa geniale è che quest’anno si gioca anche con il passato, quindi non tutti gli addii son definitivi, potremmo ritrovare qualcuno in qualche maniera (ride), ed è bello. Se ho un piccolo merito qui è quello di creare, un po’ da capocomico, un gruppo che lavora serenamente, felice di venire sul set, ci passiamo talmente tanti mesi che se fosse un luogo ostico sarebbe allucinante. Cerchiamo di divertirci, consapevoli che dobbiamo stare qua dentro parecchio», dice. Rispetto ai personaggi c’è una «sensazione di grande confidenza, aspettiamo di ricevere le storie per vedere dove verranno trasportati. Mi avevano illustrato un macro-arco, ma l’impianto di lavoro è all’americana, le sceneggiature arrivano a blocchi e noi all’inizio non sappiamo quale sarà il caso di fine stagione. Quindi sì, siamo curiosi quanto il pubblico».

Fin dalla prima stagione, la domanda è sempre la stessa (e adesso ancora di più): Doc recupererà la memoria? Forse, chissà. «Siamo tremendamente ancorati al reale e alla storia di Pierdante Piccioni. Se hai perso la memoria, hai bisogno che qualcun altro quel ricordo te lo certifichi, sennò può essere vero, può essere finto, la mente fa degli scherzi incredibili», afferma Luca. I cecchini dello spoiler o, nella versione di Scifoni, «gli indios dell’Amazzonia che ci lanciano il dardo avvelenato con la cerbottana per farci fuori se spifferiamo qualcosa» non ci lasciano dire di più.

«Questa stagione inizia a riunire i puntini, il filo del presente e del passato si cuciono insieme, ci saranno dei reveal enormi sui vari perché e per come, sia dal punto di vista sentimentale che professionale», racconta “il papà di DOC”, lo showrunner Jan Michelini, che ha diretto anche i primi quattro episodi (gli altri se li dividono Nicola Abbatangelo e Matteo Oleotto). «È una stagione Doc-centrica, scopriamo delle cose fondamentali sul passato di Fanti. E c’è stata la possibilità di avere di nuovo delle scene madri e di divertirci con la recitazione, perché abbiamo interazioni tra Andrea (Argentero) e Agnese (Sara Lazzaro) importanti proprio dal punto di vista attoriale. E abbiamo riportato lo stile della prima stagione rispetto alle intuizioni di Fanti come medico, quel suo superpotere». Intanto, però, Doc è tornato ad essere primario, con tutti i pro e i contro della cosa. E per contro intendiamo ovviamente la parte burocratico-amministrativa.

Luca Argentero (Andrea Fanti) e Matilde Gioli (Giulia Giordano) in ‘DOC 3’. Foto: Virginia Bettoja

Tra una chiacchiera e un I’ll Find You in the Dark, courtesy of Argentero – «È incredibile come a volte entriamo in scena o usciamo canticchiando i pezzi della colonna sonora, vuol dire che è proprio centrata anche per noi» – è ora di girare un’altra sequenza. E guarda un po’, proprio come l’anno scorso, assistiamo alle riprese di una delle scene dell’ultima puntata diretta da Oleotto, una di quelle finali, totali, che risolvono storyline, quindi non posso scrivere manco una riga, se non che è starring Giacomo Giorgio, new entry direttamente da Mare fuori nei panni dello specializzando Federico Lentini. «La sapienza di Giorgio nel cercare l’ultimo primo piano», si sente scherzare alla fine. «Furto di primo piano», ride qualcun altro, Giacomo compreso. «Questa è Spartaaaaa», grida Spollon (who else?).

Per darvi un’idea della situa, riporto qualche dialogo intercettato qua e là.
Giorgio: «Maestro, buonasera».
Argentero: «Sa che lei è bravo?».
Giorgio: «La vedo un po’ sciupato».
Argentero: «Eh, mi fate sciupare»
(Ridono)

Spollon: «Qualcuno su questo set ha notato che sono più alto di Giacomo Giorgio?»
Giorgio: «Anche più bello»
Spollon: «Quello no»
Argentero: «L’ufficio stampa è informato che Spollon va in vacanza fino al 15 gennaio saltando a piè pari la promozione?» (ride e finge di usare un megafono)
Spollon: «Sì!» (mima il megafono pure lui e si lancia in una lap dance)

Luca ha finito di girare, ci saluta e ci lascia nelle mani di Spollon e Giorgio (vedi anche Instagram stories di prossima uscita). Ecco: se vuoi delle chicche su DOC 3, vai a pranzo con Spollon e Giorgio. Proverò a riportare la dinamica tra i due. «Sono felicissimo di aver incontrato Pierpaolo Spollon sul mio cammino artistico e personale, questa è stata la cosa che mi ha cambiato la vita», cazzeggia Giorgio. Spollon: «Ti ho influenzato sugli orologi, se non altro. E anche Argentero». Sì, dovete sapere che nelle pause Pierpaolo, Giacomo e Luca si scambiano foto e consigli per le rispettive collezioni di orologi. Ma torniamo a bomba: «Scherzi a parte, sono contento di aver lasciato una famiglia come quella di Mare fuori e di essere entrato in un’altra grande famiglia di gente che si vuol bene, che lavora insieme da anni e che ha subito voluto bene anche a me. Parlo di tutti i reparti, recitazione, regia, produzione». Del suo specializzando, «schiavizzando, vuoi dire». Ma chi è che vi chiama così? Interviene Spollon: «Ci siamo ispirati ai medici veri, sentivamo che c’era questa nomea degli schiavizzandi e l’abbiamo rubata subito». «Ovviamente non lui, ma uno degli sceneggiatori», replica Giorgio. «Sono stato io durante le due settimane di training in ospedale, moi!», si batte il petto Spollon.

Giacomo Giorgio è Federico Lentini in ‘DOC 3’. Foto: Virginia Bettoja

«Il mio personaggio è un giovane medico figlio di papà che ha la strada spianata nell’ambito della Medicina, ma che si trova costretto a dover affrontare Medicina interna, cosa che non avrebbe mai voluto. Il padre è un oculista e pure lui vuole fare quello, perché è uno che vuole divertirsi, non vuole responsabilità, è ricco, vuole andare in giro per il mondo. È stato un personaggio molto divertente, non banale, anche molto diverso da quello che ho fatto prima, persino nella lingua: qua ho un accento milanese». Incredibile, Giacomo è riuscito a raccontare il suo personaggio senza essere interrotto, da chi lo sapete.

Ora tocca all’altra “schiavizzanda” (ormai ci adeguiamo pure noi) Elisa Wong, che interpreta Lin Wang. «Non guardavo DOC, l’ho scoperta dopo il provino e ho fatto un po’ di ricerche, ma mio padre ha fatto il lavoro per me, l’ha vista tutta e si è appassionato, ora ogni tanto mi chiede degli spoiler, ma io sono inflessibile. Lin al primo impatto è timida ma decisa nella scelta che ha fatto di diventare medico di Medicina interna, ha tutta una storia dietro che scopriremo e che un po’ riflette anche la vicenda di tanti giovani di seconda generazione».

La terza novità è Laura Cravedi nei panni di Martina Carelli. «È una ragazza molto talentuosa, intuitiva, brillante nella professione medica, ha sempre la parola giusta al momento giusto, è molto intelligente e sensibile anche nei rapporti, tende un po’ a preservarsi. Da cosa? lo scopriremo», ci lascia in sospeso. «L’accoglienza del cast è stata straordinaria, essendo una squadra già consolidata avevano dei loro ritmi e una loro armonia, quindi da un lato è stato complesso entrare, dall’altra però è stato anche molto utile perché ci siamo trovati con una base molto solida, un punto d’appoggio importante e una sicurezza».

Tocca a Spollon: abbiamo visto Bonvegna messo malissimo, lo vedremo ancora peggio? «Lo sai che non c’è mai fine al peggio, stai parlando con Pierpaolo Spollon. Quando sembra che stia raschiando il fondo del barile, io entro in un altro barile e ricomincio da capo. Sì, perché dopo una rottura bisogna ricostruirsi. Ho fatto cinque minuti di registrazione e non ho detto niente, sono un genio!». Eccoci qua. «Invece stavo dicendo una cosa seria: è proprio quando ti stai ricostruendo che sei più in pericolo ed è più complesso. E Riccardo è esattamente in quella posizione, si sta ricomponendo, ha delle debolezze e delle incertezze che, invece di appianarsi, vengono amplificate, addirittura fino a…». E rivela un po’ troppo, poi si gira verso Giorgio: «Non è uno spoiler». «Nooooo, una cosetta da niente», replica Giacomo. Spollon: «Non lo scrivere, ti prego».

Pierpaolo Spollon è Riccardo Bonvegna in ‘DOC 3’. Foto: Virginia Bettoja

Ok, cambiamo argomento, la gerarchia sul set: «C’è Luca capitano, mio capitano», spiega Pierpaolo. «Poi prendi Scifoni, la Gioli e Spollon e li metti un attimo da parte», ride. «C’è Marco Rossetti, che è un attore che scherza volentieri e però è anche molto serio. Diciamo che Marco e Giacomo sono “scuola Luca Argentero”». «Intende dire che siamo seri», sottolinea Giorgio. «No, intendo gente a cui piace scherzare ma che ha una responsabilità visiva, sono bellissimi e hanno quell’allure. Poi ci siamo appunto Matilde, Scifoni ed io, gli underdog, e i nuovi specializzandi, tolgo Giacomo perché ha molta più esperienza di loro, che stanno cercando di capire che fare: se seguire me e finire tra le fiamme dell’inferno o Luca e gli altri. Chiaramente io consiglio sempre la seconda».

Segue racconto dell’episodio peggiore by associazione a delinquere del set di DOC. «Abbiamo fatto rischiare un esaurimento nervoso a Giacomo Giorgio», attacca Spollon.
«A me piace quando mi fanno morire dal ridere, quel giorno però li volevo uccidere. Non Pierpaolo, perché mi fa sempre simpatia… e lo stesso vale per Matilde», racconta Giorgio.
«Però diciamolo: quando vedo che una persona non reagisce nel modo giusto, io la smetto», di nuovo Spollon, che suggerisce: «È Scifoni, è Scifoni».
Continua Giorgio: «Giovanni lo volevo uccidere, eravamo sul mio primo piano, avremo fatto la scena venti volte, non riuscivamo a finirla, terzo-quarto ciak e Giovanni scoppia a ridere».
Linea a Spollon: «Hai presente quando sei a scuola, la professoressa ti riprende, vedi che Giacomo Giorgio si sta incazzando e tu sei nel loop della risata? Più si incazza Giacomo, più ridi. Matilde ed io ci abbiamo provato, ma Giovanni era fuori controllo. A me quel giorno è successa una cosa che non avevo mai provato: sono uscito dal mio corpo, ridevo così tanto che a un certo punto la cosa ha fatto il giro e sono diventato triste».
«È che ci vorrebbe uno psichiatra su questo set», afferma Giorgio.
«Ce l’abbiamo, ma è Giovanni purtroppo!», conclude Spollon.

Giovanni Scifoni è Enrico Sandri in ‘DOC 3’. Foto: Virginia Bettoja

Diritto di replica all’accusato, Giovanni Scifoni alias Enrico Sandri. Mentre il suo personaggio «farà una piccola cavolata, a fin di bene eh, ma creerà dei problemi», ecco la sua versione dell’episodio incriminato: «So già chi ti ha raccontato tutto: Spollon, lui è convito di essere meno indisciplinato di me. Gli sceneggiatori non fanno mai incontrare i nostri due personaggi, c’è un motivo ed è di tipo produttivo: le pochissime volte in cui recitiamo insieme va tutto in vacca, è un disastro. Questa volta è successo in una delle prime scene che girava Giacomo Giorgio, che, convinto di trovarsi su un set di gente molto seria, incontra questi due cialtroni». Ma insomma, com’è andata? «Il primo piano era su Giacomo, e gli attori seri quando i colleghi hanno il primo piano cercano di metterli a proprio agio. Pierpaolo mi guarda tipo: “Non fa’ il coglione”, e io mi tolgo un pelo dalla bocca mentre dico la mia battuta. Questa scemenza fa ridere tantissimo Pierpaolo, contagia tutti, non riusciamo più ad andare avanti e Giacomo si indispettisce molto (ride). Comunque Pierpaolo è molto bravo a far ricadere la colpa sui propri colleghi. E ovviamente amo sia lui che Giacomo».

Chiuso l’affaire, tocca a Sara Lazzaro, che pure lei ad aneddoti non scherza. «Stavamo girando a casa di Agnese, non so se quel giorno avevo Saturno contro ma mi è successo di tutto, infortuni gravi sventati all’ultimo, cose che mi cadevano addosso, erano tutti erano increduli, e il giorno dopo mi hanno regalato un caschetto giallo, quello che si mette in cantiere. Ragazzi, non è uno snuff movie… ho ancora molte scene da girare, non potete eliminarmi!», ridacchia. «In questa stagione per comprendere il presente sarà fondamentale guardare al passato, i flashback avranno un peso importante nella narrazione, e possiamo dire che in qualche modo Agnese è portavoce del passato anche nel presente di Andrea, in tutte le stagioni».

Sara Lazzaro è Agnese Tiberi in ‘DOC 3’. Foto: Virginia Bettoja

Il Damiano Cesconi di Marco Rossetti invece «è completamente redento rispetto alla seconda stagione, tutta la sua ambiguità caratteriale nei confronti di Doc è scomparsa, è completamente dedito al reparto e ai pazienti, a questa umanità che Doc vuole da parte della propria squadra. La vera prova di Damiano sarà sull’amore, e poi con una serie di casi», racconta. «Siamo una grandissima famiglia: non è una banalità ma qualcosa di molto concreto, un affiatamento così su un lavoro tanto lungo ti dà davvero la possibilità di lavorare bene. La concentrazione però va completamente allo sfacelo nel momento in cui si tratta di affrontare la parte clinica: applicare una flebo, fare un’ecografia… attacchiamo un cerotto sul gomito invece che sul polso, perché tanto in quel momento la macchina da presa non inquadra quel punto, e diventa tutto molto divertente e molto assurdo».

Marco Rossetti è Damiano Cesconi in ‘DOC 3’. Foto: Virginia Bettoja

C’è ancora tempo per un caffè e per il fantamorto di DOC 3, oltre a due parole con Mattia Carnesecca, assistente storyeditor che ha l’ingrato compito di contestualizzare tutto dribblando fra gli spoiler. Saluto tutti, ci vediamo al cinema. Salgo sull’auto e canticchio pure io I’ll Find You in the Dark. E niente, è proprio contagioso.