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«Sono sempre stata parte di Star Wars» Intervista a Carrie Fisher

La vera Principessa Leila torna nell'ultimo Star Wars accanto ai suoi storici partner di scena. Ed essere così legata a quel personaggio non è un problema, anzi

«A un certo punto,» dice Carrie Fisher, «Ho capito che dovevo de-Leilizzare questa casa.»
Evidentemente non ci è riuscita del tutto: c’è una Principessa Leila a grandezza naturale sul porticato della sua villa a Beverly Hills (per qualche motivo è dentro una cabina telefonica); una volta varcato l’ingresso, tra le altre cose, c’è una statua luminosa di Leila creata per lei da un artista giapponese e un poggiapiedi foderato con vecchie lenzuola di Star Wars. Tempo fa, Fisher ha fatto pace con la sua residenza semi-permanente in una certa galassia lontana lontana. Così, nonostante un brutto raffreddore che si è rivelato essere polmonite, è stata felice di passare un’ora stesa a letto a parlare di Star Wars. Ecco l’intervista completa sulla realizzazione de Il Risveglio della Forza.

Il tuo cane, Gary, andava d’accordo con Chewbecca sul set de Il Risveglio della Forza?
Non è stata colpa di Chewbecca. Non so che nome avesse quella creatura, ma in qualche modo c’era di mezzo Simon Pegg, si è messo a correre in un corridoio stretto e Gary è quasi svenuto [ride]. Comunque, non l’ha mai superata. Credo avesse accettato la presenza di Chewbecca. Ma non c’era modo di fargli accettare quell’altra cosa e alla fine abbiamo dovuto, tipo, mandarlo in terapia. Continuavo a pensare che a un certo punto J.J. avrebbe detto “Va bene, dai, lasciamo Gary sul set e poi ce ne occupiamo in post-produzione.” È la mia frase preferita: “Lo sistemiamo in post.” Voglio che sistemino me in post. Ecco un altro titolo da libro.

Come si intitola il nuovo libro su cui stai lavorando?
Per il momento si intitola The Princess Diarist.

Ed è basato sui diari che hai trovato risalenti alle riprese della trilogia originale?
In parte, sì. Insomma, o lo faccio io o li brucio seduta stante in modo nessuno potrà farlo, perché non voglio lasciare che sia qualcun altro a doverli decifrare, Dio me ne scampi. In realtà ho detto a Harrison che pubblicherò un libro basato su quei diari, e lui subito fa “Avvocato!” [ride] Ma non sono il tipo di persona che dice: “Bene, adesso scrivo un libro che farà sentire un sacco di persone a disagio!” Volevano pubblicarlo quest’anno. Mi sono cacciata in un bel casino, perciò ecco cosa farò per i prossimi tre cazzo di mesi. Ho trovato roba che non vedevo da quarant’anni.

Cosa diresti oggi a quella ragazza di 19 anni?
Di rilassarsi! Ma sarebbe stato impossibile, perciò… qualcos’altro! Ah, ecco cosa direi, quello che dico sempre ai giovani: fai attenzione. Non ti capiterà una seconda volta. Invece di provare a capirlo mentre sta succedendo, lascialo succedere per un po’ e poi cerca di capirlo.

Carrie Fisher, Mark Hamill e Harrison Ford al ComiCon, foto di Gage Skidmore

Tu e Mark vi aspettavate che Star Wars vi avrebbe portati ad avere una carriera come quella che alla fine ha avuto Harrison?
Per niente. Assolutamente no. Credo che Mark magari ci abbia sperato, ma io no. Sapevo cos’era lo show business, ed era per quello che non volevo farne parte. Avevo visto cosa succede! Prima hai successo e poi lo perdi. E siccome sono cresciuta vedendo con i miei occhi cosa significa quel “lo perdi”, avrei dovuto dire no, ma il primo copione di Star Wars era davvero ottimo. Non ho preso quella decisione sapendo che mi avrebbe cambiato la vita. Sapevo che Harrison sarebbe diventato una star… proprio così, punto, fine della storia. Ma non l’ho capito finché non l’ho visto in costume, era seduto sul set in quel bar, quel – com’è che si chiamava? Il… Cristo! [canticchia il tema della Cantina]

La Cantina.

Ok. Insomma è lì seduto e io, considerando anche come sono cresciuta, in mezzo ai set cinematografici, ho pensato a Spencer Tracy, Humphrey Bogart, sai: quella cosa lì. E io sapevo di non averla. E Mark… nemmeno lui. È merce davvero rara. Catalizzare l’attenzione a quel modo. È come una grande responsabilità, te la porti dietro ovunque.

Già, ed essendo figlia di Debbie Reynolds e Eddie Fisher, l’hai sperimentato in prima persona più di chiunque altro.
E ho osservato. È così che ho cercato di proteggermi – osservando quel mondo come se non ne facessi parte, ma questo non è bastato a tenermi al sicuro. Ricordo che qualcuno mi disse “Mio dio, dev’essere una figata avere una stella del cinema per madre,” io risposi, “Sì!” ma non sapevo cosa significasse – avevo, tipo, tre anni – e sono corsa in casa per scoprirlo.

Mark Hamill ha raccontato di quando eravate a pranzo con George e lui vi ha detto che stava per vendere la Lucasfilm e che voleva che tornaste a recitare nella saga.
Non era nemmeno un pranzo, non credo. O forse sì; non ci ho fatto caso [ride]. Ma eravamo attorno a un grande tavolo, e non era la solita tavola da pranzo. Ricordo che ci disse di voler vendere Lucasfilm e che volevano fare altri film ma non ho colto le implicazioni della cosa. Ho detto qualcosa del tipo, “Ah, ok.” Voglio dire, la gente mi chiede perché ho deciso… sono sempre stata in Star Wars. Non c’è mai stato un momento in cui non fossi in Star Wars, ma spero che ora torneranno a pagarmi [ride]. Ma sarò per sempre parte di Star Wars.

Perciò la tua non è stata esattamente una scelta.
No! Mai. Voglio dire, una volta ho detto che me lo porto dietro come un vago profumo esotico. Sono parte di Star Wars da quando avevo vent’anni. E non stanno semplicemente facendo un sequel messo in insieme alla bell’e meglio giusto per saziare la fame dei fan. Ci hanno riflettuto davvero tanto, con una forte integrità, hanno preso questa sfida molto sul serio, cosa che non erano tenuti a fare, capisci? È un’impresa difficile, considerando tutta l’attenzione e le aspettative che tutti stanno riponendo in questo film.

Una parte di te si aspettava che saresti stata richiamata a farlo?
Non è che me lo aspettassi, ma non è stata una sorpresa. È stato sorprendentemente non sorprendente. Tornare a fare questo, e scriverne, mi ha spinto per la prima volta a riflettere su quanto intensamente Star Wars abbia influito sulla mia vita. Ne ha consumata una parte. Be’, non l’ha proprio consumata, ma di certo l’ha influenzata pesantemente.

Prima hai successo e poi lo perdi. Sono cresciuta vedendo con i miei occhi cosa significa quel
“lo perdi”

Nell’intervista di Rolling Stone per L’Impero Colpisce Ancora avevi detto che voi tre sareste stati identificati con i vostri personaggi fino alla morte, e al tempo dicevi che questo ti faceva sentire senza scampo.
Certo, poteva andare così. Oppure potevo prendere in mano la situazione e fare in modo di non sentirmi senza scampo, cosa che ho fatto. Insomma, mi sono lasciata sfruttare e ho sfruttato la situazione a mia volta. È assurdo, sconsiderato, che non ti piaccia, e provare a resistere… ugh, sarebbe estenuante.
Quest’anno ho osservato con attenzione quello che accadeva attorno a questo evento. Davvero, ha mantenuto la calma e mi sono messa a osservare per capire di cosa si tratta, perché per certi versi non capisco cosa lo renda non tanto un film, quanto un’esperienza, questo sentirsi parte di una famiglia. Lo adorano! Lo adorano proprio, cazzo! [Ride] Perché? In questo film non sei solo un attore; sei un diplomatico di un paese che nemmeno sapevi esistesse, e che di fatto non è esistito fino al 1977. È la prima volta che [anche] la Disney è coinvolta, ed è buffo, perché mandano della gente ad assicurarsi che io non vuoti il sacco rivelando tutti i dettagli. Tu vorresti dire “Sono anni che ci sto attenta.” Magari non sembra, ma è così! Ho rispetto per questo film. E rispetto il valore le persone gli danno, è assolutamente sbalorditivo.

Com’è stato essere di nuovo sul set di un film di Star Wars, interpretare Leila un’altra volta, interagire ancora con Harrison nei panni di Han solo?
Ero molto nervosa, all’inizio avevo un sacco di problemi a memorizzare – un incubo, davvero – poi è andata meglio. Voglio dire, pensaci, come sarebbe fare tre di questi film un milione di anni fa, e ora dire “Facciamolo un’altra volta, solo che hai 40 anni in più e ci sono enormi aspettative da soddisfare, o deludere, a seconda.” La gente vuole che sia come l’originale ma meglio… non lo so. C’è molta pressione, molta più che in altri film. Ma alla fine devi scendere dal piedistallo e pensare “Comunque sia, lo stanno facendo persone più giovani.” Devi darti una ridimensionata, e alla svelta.

Sulla scala del femminismo Leila se la cava bene, direi.
Dì pure alla grande.

All’inizio è un po’ una damigella in pericolo, ma alla fine impugna il blaster.
Perché dici in pericolo? Quale pericolo?

Beh, devono andare a salvarla ma alla fine si salva da sé.
In realtà loro aprono la porta, ma a quel punto non sanno che pesci pigliare; e lei li comanda a bacchetta… pericolo? [ride] Non so quale sia la tua idea di pericolo, ma non era quello il caso. Mi avevano catturato, ma alla fine, più avanti lo stesso succede ai ragazzi. E loro? E poi non ero la classica gnocca che corre per la galassia con le tette che rimbalzano.

George se ne è guardato bene, mi sa.
Esatto. Grazie al cielo. Ma sai, le donne non si sentivano minacciate da me; perciò quando i loro ragazzi o i loro fratelli dicevano “ho una cotta per lei,” non era un problema. Perché ero una persona molto alla mano.

Ripensandoci ora, come valuti le tue performance?
La difficoltà consisteva nel fatto che ti davano dei dialoghi e tu non avevi letteralmente idea di cosa quelle parole significassero, ma dovevi comunque rimanere nella parte, ed è davvero dura. La situazione peggiore è stata la prima scena che ho girato, quella in cui dico: “Governatore Tarkin, ho riconosciuto il vostro fetore quando sono stata portata a bordo!” Ho provato a farla con calma, sommessamente, hai presente, come un essere umano [ride]. E George mi ha detto: “Sei molto arrabbiata. È il tuo pianeta, è tutto per te.” Alla fine mi è venuto fuori una specie di accento britannico, che imbarazzo. Sai, in quelle scene tutti quelli con cui parlo hanno quel genere di classe, ed ero molto intimidita a recitare la mia prima scena insieme a Peter Cushing. Non avevo esperienza cinematografica, e avevo fatto scuola di recitazione… in Inghilterra! [ride]. Ma la cosa importante è che, se non altro, non è venuto fuori lo stereotipo della ragazza sexy e intimidita.

Non ero la classica gnocca che corre per la galassia con le tette che rimbalzano

Si dice che, durante le riprese L’Impero Colpisce Ancora, Irvin Kershner avesse un ottimo rapporto con gli attori, e che in particolare pare fosse molto in confidenza con Harrison…
Beh, sono tutti in confidenza con Harrison, o almeno credono. Harrison è la star, e questo è un elemento allettante. Ma a me viene da sorridere perché in realtà non è affatto un gran conversatore. Semplicemente non è uno che ama tanto socializzare, diciamo, perciò, il fatto che quella gente volesse lo stesso provarci dimostra che avevano del fegato.

Il giorno in cui avete girato la scena “Ti amo”/ “Lo so” Kershner aveva addosso un registratore. Perciò la script conference in cui lui e Harrison hanno riscritto quella scena è stata interamente registrata. Quando l’ho raccontato a Harrison è letteralmente inorridito.
Ci credo!

Tu e Harrison avete litigato quel giorno.

Davvero?

Credo tu pensassi che stavano riscrivendo il copione di nascosto.
È vero! E non mi piaceva! Harrison aveva la tendenza a farlo con i dialoghi. Ho imparato molto da lui. C’era una scena nel Ritorno dello Jedi in cui sono in bikini, seduta con Jabba, il mio luogo di ritrovo preferito! [Ride] Voglio dire, abbiamo passato un sacco di tempo a discutere su cose come “siediti in questo modo, così si forma una linea sul lato della pancia.” È la scena in cui Jabba dice una cosa tipo “Vi spedisco nel pozzo del Sarlacc dove verrete digeriti per 1000 anni!” E io me ne sto lì seduta e a nessuno degli altri personaggi viene mai in mente di dire qualcosa del tipo “Ehi, ciao!” Così durante una delle ultime prove, butto lì un “Non vi preoccupate per me! Sto bene, sul serio!” E… faceva ridere, ok? Harrison non ha apprezzato. Diceva che avevo compromesso la serietà della scena. Sono certa che l’argomentazione era valida, ma ci si può mettere a litigare sulla serietà di una scena quando per metà del tempo non facciamo altro che urlarci idiozie l’un l’altro? Pensavo: “Com’è che d’un tratto non ho più diritto di parola? Perché indosso un bikini?” [ride] Ma a ripensarci mi sembra ridicola, questa cosa che io e Harrison abbiamo litigato.

E proprio prima di girare insieme la vostra scena più famosa.
Sono contenta di aver mantenuto saldi i nervi [ride]. Perché è uno che ti intimidisce. Hai presente, non è quel tipo di persona che ti fa dire “Ehi, magari ora mi faccio una litigata con Harrison!” Ma non credo di averci litigato, sul set dello Jedi.

Com’è stato tornare a lavorare con lui ne Il Risveglio della Forza?

Non è stato difficile perché, sai, siamo rimasti in contatto in tutti questi anni e la nostra relazione è praticamente rimasta la stessa. C’è qualcosa di immutabile nel modo in cui ci comportiamo l’una con l’altro. È strano perché l’ho visto di recente, è venuto in ufficio, io ho fatto per abbracciarlo e lui ha recitato una battuta del film. Questo film! Non l’ho riconosciuta subito perché è stato molto naturale.

Cita già questo film. Che roba.

E prima ancora che sia citabile. Insomma, c’è qualcosa di molto naturale nel modo in cui scrivono le nostre battute. Voglio dire, sì, c’è qualcosa di strano, e interessante, nell’energia che si sviluppa tra di noi.

Al Comic-Con ti ha baciato sulle labbra.
L’hanno fatta sembrare una cosa maliziosa! È stato troppo rapido per stupirmi. Mi hanno stupito invece tutte le immagini, sai, quella pornografia senile.

Ma dai!

No, voglio dire, non si vedono molti film in cui celebrano persone anziane… che pomiciano e limonano! [ride]

Ovviamente tra di voi c’è chimica.

Sì, è vero. Perché lui mi rende nervosa e io riesco a passarci sopra.

Ancora?

Sì, direi di sì. Semplicemente ora riesco a reagire più in fretta. Insomma, immagina di avere 19 anni e ritrovarti in quella situazione. Nessuno sognava una cosa simile. Mi veniva da dire “Ok, ora posso tornare con gli altri bambini?” [ride] Si merita una parola buona. “Formidabile” ad esempio. Prima ho detto che è uno che intimidisce, ma quella non è una qualità, semmai ne è un prodotto. Vorrei evitare di incrociare il suo sguardo [ride], perché a quel punto sei costretto ad affrontarlo. E immagina la mattina presto.

Lui aveva 34 anni, tu 19, avevi a che fare con una persona adulta.
Avevo questa parlantina che metteva le persone un po’ a disagio, e questo mi faceva sentire sicura, ma non con lui. Con lui questi giochetti non funzionano. E anche se qualcosa lo colpisce, non te accorgi.

Si dice che Mark avesse una cotta per te nel primo film.

Può anche essere. Non erano cose che venivano espresse. Dovevamo lavorare insieme ogni giorno, non è che te ne vai in giro dicendo cose di cui il mattino seguente ti potresti pentire.

Quindi tutto sommato ormai hai fatto pace con l’idea che Leila sia una delle cose che ti definiscono.
Una delle cose che mi definiscono? [ride] No, sono orgogliosa di quello che ho fatto, e la cosa di cui sono più orgogliosa è il mio one-woman show [Wishful Drinking], perché mette insieme tutto. Forse il fatto è che mi piace di più recitare dal vivo che davanti a una cinepresa.

Ho visto solo la versione girata dalla HBO. È almeno per l’80% come vederlo dal vivo?
[La versione] dal vivo è migliore, perché interagisco con il pubblico e lo tratto come un partner di scena. Ma quello che mi piace è che ti dice più di quanto avresti mai pensato di volere sapere su una persona senza che tu perda il rispetto per essa.

E scriverai altri memoir, immagino.
Sì, insomma, mi piace pensare di potermene tenere alla larga, ma quando si tratta della tua vita non puoi inventare! Così sono costretta a scrivere. Voglio dire, è incredibile. Le cose succedono e tu pensi: nessuno crederà a tutto questo, nessuno.

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