Simona Tabasco, la versione migliore di me stessa | Rolling Stone Italia
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Simona Tabasco, la versione migliore di me stessa

E anche quella della dottoressa Elisa Russo, il personaggio che interpreta in ‘DOC – Nelle tue mani’. E che, nella seconda stagione ora in corso, si fa ancora più complesso. ‘Friendzonamenti’ compresi

Simona Tabasco in un ritratto di Maddalena Petrosino

Look: Louis Vuitton. Stylist: Valeria Marchetti. Press: Upgradeartist. Hair: Marco Montagnola. Makeup: Raffaele Schioppo @ simone belli agency

In DOC– Nelle tue mani esistono i casi di puntata, e poi il caso umano: Elisa. Ovvero Simona Tabasco. Ovvero nostra santa patrona di tutti i friendzonati d’Italia. Perché, diciamocelo: come lei nessuno mai. Proviamo a ricapitolare la situazione, a beneficio di chi è appena sbarcato da Marte: la prima stagione di DOC si è chiusa con Gabriel (Alberto Malanchino) che le diceva, nella stessa frase, “Ti amo” e “Non possiamo stare insieme”. La seconda stagione si è aperta con Elisa che prende in mano la situazione annunciando: “Vengo in Africa con te”. Ma lui c’ha l’ansia e quindi la lascia. Ma poi ha di nuovo comunque l’ansia perché l’ha lasciata, e quindi le chiede di fare terapia di coppia insieme. Anche se non sono una coppia. Ma potrebbero esserlo. Non si capisce esattamente cosa li divida ma, insomma, la nostra viene friendzonata a ogni puntata, pure davanti alla psicologa.

Simona, perdonaci ma a questo punto il titolo di dottor #maiunagioia passa di diritto da Pierpaolo Spollon a te…
Eh, mi sa di sì! In questa stagione tutti cercano Elisa ma nessuno la vuole. Spollon se la passa meglio.

Solo “meglio”? Ti faccio un nome: Max. E ho detto tutto…
Effettivamente gli sceneggiatori si sono sbizzarriti parecchio con me! (ride) Però tutto è funzionale alla crescita di Elisa. Queste difficoltà serviranno a farle compiere un percorso di maturazione… di più ovviamente non posso spoilerare.

Però, cavoli, dài: un prete! Qui ci sono gli estremi per parlare di accanimento terapeutico autoriale.
Elisa è un personaggio complicato, con molte zone d’ombra. Ostenta una durezza, soprattutto in ospedale, ma in realtà è profondamente fragile. Lei desidera una cosa sola dalla vita: qualcuno che le prometta amore eterno. Che però al momento non arriva. Anche Max è in crisi ed Elisa decide di accontentarsi di una relazione verbale, telefonica.

In qualche modo il tuo personaggio solleva il tema della dipendenza affettiva o, come si dice oggi, delle relazioni tossiche?
No, francamente non parlerei di amore tossico, perché Elisa è capace di difendersi e lo dimostrerà in più di una occasione. Semmai lei solleva il tema di quanto siamo disposti a donarci e a rischiare in amore. Lei è pronta a spiccare il volo ma non può, così è costretta a vivere portandosi dietro una ferita gigante, che continua a sanguinare. Almeno, io me la sono immaginata così.

Senti, siamo su Rolling Stone e non su Novella 2000, ma vista la situazione ti prego, rincuoraci: a te va meglio in amore?
In realtà, no! (ride) Però sono messa meglio di Elisa.

Grazie tante…
Diciamo che sono una donna che va molto di pancia: se intuisco che ci sono delle situazioni complicate, le evito. Non mi caccio nei guai come lei.

Simona Tabasco in un ritratto di Maddalena Petrosino. Look: Louis Vuitton. Stylist: Valeria Marchetti. Press: Upgradeartist. Hair: Marco Montagnola. Makeup: Raffaele Schioppo @ simone belli agency

Torniamo a DOC: Elisa ha anche un ruolo fondamentale nel “Covid mystery”, perché ha prodotto l’unica prova tangibile che possa fare risalire al paziente zero del Policlinico Ambrosiano. Ansia?
Guarda, è una svolta narrativa che mi piace molto perché spinge a fare riflettere sul Covid: mostra come le persone, schiacciate dal peso dell’emergenza, siano state spinte ad agire in modo poco lucido.

Tra l’altro nella puntata andata in onda il 27 gennaio si immagina che, dopo il Covid, parta una sorta di caccia alle responsabilità dei medici. Potremmo davvero abbandonare così facilmente il senso di gratitudine che nutriamo ora verso la categoria?
Mi auguro che questo non accada mai. Medici e infermieri sono delle persone umane, come me e come te, che sono state travolte da una serie di responsabilità gigantesche, che non hanno certo cercato o chiesto di avere. Gli errori, qualora ci siano, devono essere letti in questo quadro di comprensione umana. Spero non esploda mai una caccia alle streghe. Tra l’altro l’epidemia è un evento senza precedenti: chiunque è impreparato nell’affrontarla.

Quanto è stato difficile tenere il segreto della morte di Lorenzo/Gianmarco Saurino?
Mah, perché me lo chiedi? È stato facile. Chi fremeva come un matto per spoilerare era solo Spollon (ride) Lo adoro, recitare con lui sul set è divertentissimo!

Comunque DOC sta avendo una svolta alla Game of Thrones: muore un sacco di gente, prima Lorenzo, poi la mamma di Alba. Capisco il realismo, però cavoli…
Secondo me sarebbe stato strano raccontare il Covid omettendo la scia di morti che questa guerra si è portata dietro. Perché è una guerra. Sono tra l’altro convinta che la morte di Lorenzo abbia avuto un impatto sul pubblico superiore alle aspettative degli stessi spettatori: per certi versi ha reso bene, fino in fondo, la tragedia del Covid.

Tu che rapporto hai con la morte?
Devo dire sereno: anche se mi dicono che sono giovane – non sempre mi sento tale… – ho già avuto diversi incontri ravvicinati con la morte. Ci sono scesa a patti: ho capito che fa parte del processo della vita e mi piace pensare che possa esistere una continua rinascita dopo la nostra fine. Tra l’altro ho sempre avuto una “fissa”, fin da ragazza, ma è un po’ macabra: non so se dirla.

Sono tutt’orecchi.
Mi sono spesso chiesta quale sarebbe il modo migliore per morire.

Sì, confermo: è macabro. Ormai però siamo qui e quindi ti chiedo: cosa avresti scelto?
Mi piacerebbe morire sott’acqua, perché si fluttua…

Ora è ancora più macabro.
In alternativa vorrei morire volando, per provare un’ultima scossa di adrenalina prima che tutto finisca.

E con la malattia, invece? Che rapporto hai?
Eh, con la malattia il discorso è più complesso. Non che io la tema per paura della morte: come ti dicevo, sul fine vita sono tranquilla. Mi spaventano semmai la sofferenza e il poter provocare dolore e preoccupazioni nelle persone che mi circondano. Lo trovo ingiusto.

Come sei messa a ipocondria?
Male. Poi, con la pandemia, non ti dico… io i virus praticamente li vedo, in carne e molecole! (ride)

E sul set di DOC come hai fatto? Lì fioccano le malattie più disparate…
In realtà la serie mi ha aiutato perché conoscere le patologie ti rende meno ansiosa, più sicura.

Simona Tabasco è la dottoressa Elisa Russo. Foto: LuxVide

Se potessi scippare il ruolo a un altro attore in DOC, chi sceglieresti?
Alba. Mi piace molto perché è una figura che coniuga la preparazione professionale con la dolcezza. Rompe lo stereotipo del medico freddo e distaccato, mostrando come le fragilità non siano un’obiezione all’esercizio del mestiere. Mi piace molto.

Di certo comunque il personaggio di Elisa è molto diverso da quello zuccheroso e buonista della classica eroina, che poteva essere tranquillamente il tuo destino attoriale, vista la tua avvenenza…
Non so come mai, ma devo dire che tendono a darmi dei ruoli da dura. Forse trasmetto quest’impressione anche se io, dura, non mi ci sento affatto. Elisa mi fa molta simpatia perché fa tutto in modo sbagliato. Non riesce a essere la versione migliore di se stessa. O, almeno, non ci riesce ancora…

È vero che la prossima volta che ti vedremo sarai in un videogame?
Sì! Credo che uscirà a fine 2022, ma in America hanno già lanciato un primo trailer generico. Io interpreto il ruolo di un’astronauta alla ricerca della figlia strappata. La storia è molto più complessa di così, ma diciamo che, dopo una serie di traumi, si sveglierà incazzatissima e senza un braccio.

Praticamente la nuova Lara Croft?
Sì, ma chiamatemi pure Elisa Croft.

Di recente ti abbiamo anche vista in due videoclip: continuerai a flirtare con la musica?
È un ambito che amo, quindi spero proprio di sì. Fin da bambina il mio grande sogno è sempre stato quello di fare la regista di videoclip musicali. Tra l’altro ascolto di tutto: dovresti vedere le mie ricerche su Spotify! Recentemente ho un debole per l’elettronica: da quando ho visto Euphoria, ascolto a palla Labrinth.

Allora ne approfittiamo: la colonna sonora di DOC è un tantino ripetitiva. Puoi metterci una buona parola per cambiare qualcosa, se farete la terza stagione?
Ci provo, dai! Promesso.