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Rovazzi: «Presenterei Sanremo, ma datemi Pippo»

Non sa ancora cosa vuole fare da grande (non il giudice dei talent), ma il Festival lo attira molto. Mahmood? «Una vittoria intelligente»
Rovazzi sul palco dell'Ariston con Claudio Baglioni. Foto: Virginia Bettoja

Rovazzi sul palco dell'Ariston con Claudio Baglioni. Foto: Virginia Bettoja

Domenica di pioggia in una Milano grigia antracite. Fabio Rovazzi la passa a costruire un computer: «mi appassiono di tante cose», ci spiega. «Non riesco a definirmi, sto cercando una versione stabile di me. Probabilmente, prenderò una forma col tempo e capirò quali sono le situazioni nelle quali mi trovo più a mio agio».

Ecco. Partiamo da Sanremo, allora. Hai presentato le serate di selezione dei giovani accanto a Pippo Baudo. Lì sembravi a tuo agio…
Ti ringrazio. In realtà avevo moltissima paura e ci tenevo a fare bene. Ho studiato molto nei giorni precedenti perché avevo bisogno di imparare un mestiere in pochissimo tempo. Sono stati momenti di stress, ma Pippo mi ha dato una grande mano. Una volta salito sul palco, mi sono sciolto.

Conduttore, cantante, regista. Se ti chiedessero chi è Fabio Rovazzi, cosa risponderesti?
È una domanda complicatissima per me. Mi piace scrivere pubblicità, cose per altri. Mi piace fare cinema e anche televisione. Non penso a una carriera incentrata sul canto, onestamente. Non mi vedo a fare un tour o a partecipare a un talent.

Nemmeno come giudice?
Il giudice lo farei, ma con la consapevolezza che non ho la giusta maturità artistica, quindi mi attaccherebbero di certo. Noto che nei talent manca tanto l’aspetto video e mi piacerebbe occuparmi di quello.

È vero che ti corteggiano in tante?
Mah. Sì, ma sono fidanzato…

Con Karina Behzenar, un’attrice?
Non è un’attrice. Ma scrivono molte cavolate su di lei, in realtà. Ci divertiamo a leggerle.

E mentre tu monti il computer, cosa fa lei?
Guarda tante serie tv. Appena finisco, la raggiungo.

Quali sono le tue serie preferite?
Banalmente, Breaking Bad. Ma sono legato tanto anche a Dexter, amo il personaggio e come pensa. Ho rischiato anche di essere arrestato a Miami per colpa sua.

Cioè?
Volevo assolutamente vedere il portone di casa sua, ho scavalcato ed è arrivata la Polizia.

E?
Niente, mi sono scusato e ho spiegato che ero solo un fan.

E loro?
Avranno pensato: “Ecco un altro pirla”.

Tornando al presente. Arrivato a questo punto, ti piacerebbe presentare Sanremo?
Moltissimo. Ma di sicuro non vorrei la direzione artistica.

Eppure, il Corriere ti ha dato un bel 7.5 per la tua performance sanremese. A Baglioni 6.5…
Ringrazio molto. Ma la direzione artistica prevede una preparazione che non sento ancora di avere.



Con chi ti piacerebbe condurre?
Certamente con Pippo Baudo. Con lui mi sono trovato da paura.

Ci vuole anche la quota bellezza, però…
Quella la faccio scegliere a lui.

Ha vinto Mahmood. La musica sta cambiando?
Al netto delle polemiche, sono molto contento. È un segno di grande cambiamento e penso che ci ricorderemo di Sanremo 2019 come momento di scintilla, perché far vincere un pezzo che parla di soldi prodotto da Charlie Charles vuol dire avere consapevolezza del fatto che il mondo discografico sta cambiando e ci stiamo muovendo verso una nuova direzione musicale che è riconosciuta. Per me è stata davvero una vittoria intelligente.

Tu per chi tifavi?
Nessuno nello specifico. Molti dei concorrenti sono miei amici. Ho amato Nek perché penso che da un punto di vista tecnico abbia la voce più bella che c’è e sia un grande interprete. Mi è piaciuto molto anche Cristicchi che non conoscevo di persona.

Hai parlato di tuo papà scomparso davanti a milioni di persone. “In parte tutto questo è colpa tua”, hai detto. Perché?
Lui mi faceva ascoltare Elio e le Storie Tese, Frank Zappa, vedere i Monty Python come i film di Kubrick. Mi ha influenzato molto a livello di passioni.

Ma eri già così creativo da piccolo?
Decisamente: avevo una camerina Mini DV, facevo degli origami e rifacevo le astronavi di Star Wars. Poi, cercavo di riprodurre le stesse inquadrature. Ero abbastanza pazzo già da bambino.

E hai lasciato gli studi per seguire le tue passioni, vero?
Ho avuto una crisi dopo la morte di mio papà: quello che vedevo intorno non mi sembrava più sicuro. Facevo il liceo artistico e mi domandavo se aveva davvero senso diplomarsi. La risposta è stata lasciare e provare a fare il video maker autodidatta. Mi sono comprato una reflex e ho iniziato a fare i video in discoteca.

In che senso?
Filmavo la gente che si divertiva.


Tutto molto interessante…
In realtà, è stato così che ho iniziato a conoscere anche dei produttori musicali. Finché un giorno, ho barattato un video per una base. Era quella di Andiamo a comandare.

Hai paura che la tua creatività di esaurisca?
No, perché la creatività è unire i puntini. La mia arriva dallo studio: io guardo tutto, mi aggiorno su cosa c’è in giro, ascolto e cerco di muovermi in modo logico. Non mi viene l’ispirazione guardando il tramonto.

Quali sono i tuoi programmi per il futuro prossimo?
Fare uscire qualcosa di discografico a breve perché ho lasciato un “to be continued…” in sospeso. A livello cinematografico, sto andando avanti a scrivere il mio film e non saprei dirti quando mai lo finirò. Sono molto puntiglioso e non credo tanto alle cose di getto.

Ma Andiamo a comandare lo era…
Sì, ma quello è successo una volta e difficilmente si ripete. È stata un’unione di intuito e fortuna.

Quanta fortuna?
Pensa che quando è uscito il video della canzone mi ero posto come obiettivo 1 milione di views, non mi aspettavo minimamente che prendesse quella piega, anche perché in radio mai era andato un pezzo a cassa distorta. Dopo il grande successo, la mia paranoia più grande è stata quella di non rimanere troppo legato solo a quel tormentone lì. E poi la velocità con la quale mi è arrivata la popolarità era la stessa con la quale potevo sparire.

Vero. Senti, un’ultima curiosità: se dico Fedez, tu cosa mi dici?
Lo seguo, ha fatto un bel disco di sperimentazione e ho letto una dichiarazione molto carina nei miei confronti qualche giorno fa. Ci rispettiamo a vicenda. Non aggiungerei altro.

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