Priscilla: «Prima di Drag Race Italia le drag erano macchiette sessualizzate» | Rolling Stone Italia
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Priscilla: «Prima di Drag Race Italia le drag erano macchiette sessualizzate»

A tu per tu con Mariano Gallo, artista che è anche la drag queen pronta a condurre la seconda edizione del talent. Il mito di RuPaul, le polemiche, i momenti duri: «Prima di questo show trasportavo materassi»

Si chiamano La Diamond, Gioffrè, Narciso, Obama, Nehellenia, La Petite Noire, Aura Eternal, Panthera Virus, Tanissa Yoncè e Skandalove. Chi sono le dieci drag queen pronte a contendersi il titolo di Italia’s Next Drag Superstar. Dove? A Drag Race Italia, ovviamente, il talent show en travesti che ritorna su Discovery+ dal 20 ottobre. Al timone Chiara Francini, Tommaso Zorzi, ma soprattutto lei: Priscilla. Vera rivelazione della scorsa edizione, la piùcelebre drag queen nostrana scalda i motori, cotona le parrucche ed è pronta a condurre lo show più arcobaleno della tv.

Quali sono le novità di questa edizione?
Ci sono più concorrenti e più puntate, per il momento posso dire solo questo.

Le drag queen, come succede all’estero, saranno aderenti a tutte le declinazioni del mondo lgbtq+?
Sì, ma già dalla prima stagione Drag Race Italia è stato un programma inclusivo a 360 gradi, con, ad esempio, la drag oversize. Anche in questa edizione teniamo fede a questa inclusività.

In che modo?
Avremo la drag queen di colore Obama e Narciso, la drag singer senza parrucca per combattere gli stereotipi classici della bellezza. E Gioffrè, concorrente mascherato che si fa chiamare il drag perché vuole rappresentare il mondo in drag come fenomeno d’arte. Cerchiamo di mostrarla come qualcosa che non ha confini, orientamento sessuale e di genere. Chiunque si voglia esprimere può fare la drag.

Parliamo anche di polemiche. Obama è l’ex concorrente Baye Dame Dia del Grande Fratello condotto da Barbara d’Urso squalificato per il comportamento avuto nei confronti di un’altra abitante della Casa: Aida Nizar. Come mai questa scelta?
Obama è stata scelta per il suo essere drag. Sicuramente sapevamo del GF, ma la produzione ha deciso di regalarle una seconda chance come attivista. Ci sembrava giusto darle la possibilità di esprimersi come personaggio artistico. Tutti commettiamo errori e tutti meritiamo una seconda opportunità, che tra l’altro lei si è giocata benissimo. Sarà molto diversa rispetto al GF: ci ha fatto capire che la scelta di averla nel cast è giusta.

Quindi non ci sarà un momento polemico come successo lo scorso anno con Enorma Jean?
Ogni drag è unica e speciale. La nota polemica, però, non ci sarà.

Alcune drag storiche si sono lamentate, attraverso i social, di non essere state coinvolte nella creazione dello show.
Quando si fa un programma tv ci sono centinaia di professionisti in ruoli diversi e ognuno deve fare il suo. Ci sono produzione, redazione, autori. Drag Race non viene fatto da persone che non sanno cosa sia il mondo drag italiano e internazionale visto che sì, viene fatto in Italia, ma viene fruito in tutto il mondo.

Quindi?
Ci ho lavorato per due anni e mi sono trovato con un gruppo di persone appassionate, col sorriso sulle labbra e la voglia di fare bene. Che alcune drag storiche si siano risentite perché non interpellate la trovo una polemica fuori luogo.

Come mai?
Perché qualsiasi programma tv viene fatto da professionisti che sanno fare la televisione. Drag Race è un franchise planetario e, oltre al gruppo italiano, c’è quello americano che ci supporta. Non ci sono drag che fanno tv a parte me e le Karma B, qui non stiamo parlando di preparare uno show drag per un locale o un evento, ma di un format tv.

Priscilla con Chiara Francini e Tommaso Zorzi. Foto: Discovery+

A novembre, su Rai 2 parte anche Non sono una signora. Che mi dici? Eri stato interpellato per farne parte?
Sì, ma coincideva con gli impegni di Drag Race. E poi, visto che sono stata scelta per essere l’immagine di questo format in Italia e nel mondo, per correttezza e riconoscenza resto fedele allo show. Che significa restare fedele a un canale come Discovery e una produzione come Ballandi, che hanno fatto una scommessa su di me dandomi l’occasione di una vita. Anche se non avevo mai fatto tv. Si tratta di una questione professionale e di riconoscenza. Poi che Drag Race abbia fatto da apripista per altri programmi di arte drag non si mette in dubbio.

E tu che pensi del boom in drag?
Che è importante portare drag in tv, soprattutto in quella generalista. Io ho partecipato a Da noi… a ruota libera con Francesca Fialdini nel pomeriggio domenicale di Rai 1. E anche in access prime time, sempre sull’ammiraglia della tv pubblica, con I soliti ignoti presentato da Amadeus. Va fatto nel modo giusto, dando al grande pubblico il giusto messaggio.

Cioè?
Prima le drag erano macchiette sessualizzate e veniva fatta confusione tra drag queen e attore en travesti. La drag porta sul palco il suo essere: non si fa la drag queen, si è drag queen.

Dopo Drag Race secondo te la percezione è cambiata?
Drag Race è storie di vita, le concorrenti sono le vere protagoniste con il loro vissuto, come i racconti di alcune drag cacciate di casa dopo il coming out. C’è un progetto intenso di conoscenza di se stessi. Spero che tutto questo venga supportato anche da altri programmi che decidono di portare l’arte drag sul piccolo schermo. Mi auguro non si ritorni al pre-Drag Race, ma mettendo a disposizione del pubblico il proprio vissuto.

Elecktra Bonic sarà uno dei giudici di Non sono una signora. Che ne pensi?
Questo è bello perché è la Italia’s Next Drag Superstar in carica. Ed è un messaggio forte: vuol dire che ha lasciato un segno nel pubblico e tra gli addetti ai lavori. Conferma il fatto che meritava la corona.

Una volta finito il programma, però, le concorrenti non hanno il seguito come succede, per esempio, negli States.
Non è colpa delle drag.

E di chi è la colpa?
Della concezione che l’Italia ha delle drag. Noi cerchiamo di scardinare dei pregiudizi, per fare capire al pubblico che la drag può intrattenere ovunque, in tv, in teatro, eccetera. Si tratta di artisti a tutto tondo. Da noi c’è ancora un po’ il freno a mano tirato. Io sono dovuto arrivare a 45 anni per essere preso in considerazione da un canale, ho dovuto lavorare dieci anni all’estero e avere sulle spalle vent’anni di carriera per essere riconosciuto come artista.

E ora non ti fermi al piccolo schermo…
Sono tornato a teatro con Dive di Mariano Lamberti dove interpretavo Cecil Beaton, fotografo anni ’50. Poi c’è stata la grande occasione a Napoli con Dignità autonome di prostituzione. Quando vidi una delle prime edizioni, al Teatro Bellini, rimasi talmente affascinato ed entusiasmato che andai dal regista e, in un orecchio, gli sussurrai che era un folle, ma che lo ero più di lui e un giorno avrei fatto quello spettacolo. Ci sono riuscito ed è stato sold out tutte le sere.

Come ti ha percepita il mondo drag italiano come conduttrice di Drag Race Italia?
Nessuno se lo aspettava, perché non lavoravo in Italia da dieci anni. La mia attività si concentrava all’estero, nelle capitali europee. E poi a Miami e addirittura a Cape Town, in Sudafrica. Molte colleghe sono state contente perché consapevoli del mio respiro internazionale, altre preferivano una drag più presente qui da noi. Dopo la prima stagione, però, si sono messe d’accordo. Priscilla era conosciuta in Italia, ma lo era di più all’estero.

Chi è Priscilla, in realtà?
Priscilla non è solo un performer, ma un artista e attore. Ho appena fatto provini molto importanti. Ed è bello perché sta succedendo nel mio Paese… pensare che me ne andai perché mi stava stretto il panorama drag italiano.

All’estero hai mai incontrato RuPaul?
Certo. Durante la crociera Open Sea Cruises dove ero host. Durante la settimana c’era un ospite diverso ogni sera tra cui RuPaul.

Come ti sei sentito?
Come un bambino la sera di Natale. Molti dicono che gli somiglio dal look, ma 22 anni fa non avevo internet, vedevo le copertine di RuPaul… poi ho visto Sanremo con lui ed Elton John. Venne in “male drag“, in giacca, quasi fosse un predicatore… fece un discorso meraviglioso sull’importanza della musica per rimanere uniti. Poi ha fatto un dj set ed è stata un’ispirazione vederlo dal vivo. Per più di un’ora non ha fatto che ballare.

E poi?
Io lo pedino, lui era tutto sudato, ma sono riuscito a farmi una foto. E in questo scatto c’è lui con la camicia sudata, si vedono i capezzoli e uscirono giornali internazionali che sottolineavano come, per la prima volta, si vedevano i capezzoli di RuPaul. Devo dire che è stato illuminante.

Ti disse qualcosa?
Be’, io ero solo una drag italiana, mi guardò negli occhi e mi disse: “Good job babe, well done“. Momenti indimenticabili. Dopo sei anni, conduco quello che è il suo programma: puoi capire quanto è importante per me.

Che ricordi vip hai, invece, del tuo periodo al Jackie O’ di Mykonos?
Kenzo mi ha colpito per la delicatezza e la gentilezza uniche, mi chiese addirittura se poteva mettermi la mano sul fianco per la foto. Jean-Paul Gaultier, invece, è un folle scatenato. Mentre mi esibivo era dall’altro lato della piscina, sul suo lettino, che ballava. Io passavo tra il pubblico, mi giro mentre passo tra la gente, poi mi rigiro e realizzo che c’era lui.

Altri ricordi?
Mario Testino, fotografo di Vogue, venne per uno shooting. Io timidissimo davanti a lui, un guru. All’epoca il mio camerino era un container e lui lo voleva vedere, mentre io mi vergognavo. Lui, però, insisteva. Dopo averlo visto mi disse che lo avrebbe reso il camerino più famoso del mondo. Alla fine fui felice: entusiasmante.

Nessun brutto ricordo?
Nessuno, perché il Jackie O’ ha un’atmosfera che ti coinvolge e ti prende. Di vip ne sono passati tanti: da Francesco Totti e Ilary Blasi a Skin fino a Lindsay Lohan. In quel luogo le vibrazioni sono positive, non c’è l’assillamento del personaggio famoso. Sono tutti in vacanza e sono lì solo per divertirsi.

Ora al Jackie O’ lavori ancora?
Meno perché le registrazioni di Drag Race sono nel periodo estivo. Devo dire che mi manca moltissimo, ma bisogna fare delle scelte. Mi dedico a Drag Race e quando non lo faccio mi occupo di altro, ma dando precedenza al programma.

A Drag Race avete parlato di sieropositività. Lo ha fatto anche il GF. Secondo te come se l’è cavata?
Da noi si è parlato senza tabù, con le giuste informazioni. E sappiamo che un coming out del genere è il più difficile per lo stigma che c’è in Italia. Enorma Jean ci ha dato un messaggio forte. Giovanni Ciacci ha parlato, per fortuna, con l’aiuto di un dottore, dando le informazioni corrette: si sono toccati argomenti come la terapia antiretrovirale e del fatto che una persona con HIV vive, non sopravvive come si poteva pensare un tempo. Non mi sono piaciuti, invece, i titoli dei giornali come TGcom24, che aveva scritto che il GF avrebbe avuto il primo concorrente affetto da Aids. Non è accettabile che nel 2022 un giornalista non sappia la differenza tra Aids e sieropositività. Ho fatto partire una guerra e poi il titolo è stato corretto.

Quanto è cambiata la tua vita?
La mia vita è completamente cambiata e mi prendo quello che l’universo mi sta dando vivendomelo intensamente giorno per giorno. Il mio sogno è continuare a vivere questo sogno. La proposta di Drag Race è arrivata dopo il lockdown che ha ridotto sul lastrico tanti di noi. Io ero in crisi, non sapevo dove sbattere la testa e ho fatto altri lavori, il trasportatore di materassi, le consegne, senza dimenticare le dirette Instagram per intrattenere il pubblico nei panni di Priscilla e regalare qualcosa alle persone. Mi ero avvilito, ma l’universo mi ha ascoltato mandando la cosa giusta al momento giusto. Sono così appagato, che mi sembra presuntuoso sognare altro.

Quindi Sanremo non lo sogneresti?
Lo farei subito solo per scendere la scalinata. Dovessi farlo davvero, farei quei gradini almeno sette/otto volte a sera.

Abbiamo parlato di Priscilla, ma Mariano chi è?
Prima pensavo fossero due facce della stessa medaglia costrette a vivere schiena contro schiena, senza incontrarsi. Ora camminano fianco a fianco, mano nella mano. Priscilla mi fa vivere una parte di me intima e profonda, mi fa essere completo. Se sono equilibrato è perché, grazie a Priscilla, riesco a vivere tutte le mie sfumature.

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