«Non volevamo un film da focus group»: dietro le quinte di ‘Supergirl’ | Rolling Stone Italia
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«Non volevamo un film da focus group»: dietro le quinte di ‘Supergirl’

Dall’improvvisazione in lingua kryptoniana alla scelta della canzone per la grande scena d’azione: il regista Craig Gillespie e la sceneggiatrice Ana Nogueira raccontano nei dettagli come hanno costruito 'La donna del domani'

«Non volevamo un film da focus group»: dietro le quinte di ‘Supergirl’

Milly Alcock nei panni di Supergirl

Foto: WARNER BROS.

«Quello era l’obiettivo fin dall’inizio: non fare un film costruito a tavolino per piacere ai focus group», dice la sceneggiatrice di Supergirl Ana Nogueira.

Nei fumetti, Supergirl ha trascorso il suo primo decennio circa come una sorta di orfana intraprendente, collezionando lungo il cammino il Supergatto Streaky e il Supercavallo Comet. Negli anni Settanta è stata un’attrice di soap opera, negli Ottanta è tornata all’università, salvo poi essere uccisa nel 1986. Nel 2004 è tornata definitivamente in vita, in una versione più arrabbiata e aliena. Ma, attraverso tutte queste incarnazioni, Kara Zor-El non ha mai acquisito lo stesso peso mitologico del cugino Kal-El.

Le cose sono cambiate con la miniserie del 2021 La donna del domani, in cui lo sceneggiatore Tom King e la disegnatrice Bilquis Evely affiancano Supergirl all’adolescente aliena Ruthye Marye Knoll per una missione di vendetta intergalattica che ricorda Il Grinta. La storia approfondisce l’impatto psicologico dei ricordi della distruzione del suo pianeta e arriva perfino a mostrarla ubriaca.

Quando James Gunn ha assunto il controllo creativo dei DC Studios nel 2022, una delle sue prime mosse è stata commissionare un adattamento di Woman of Tomorrow. La sceneggiatrice emergente Ana Nogueira, che in precedenza aveva lavorato come attrice, ha ricevuto l’incarico, mentre lo studio ha scelto Craig Gillespie (Io, Tonya, Crudelia) come regista. Con il film — interpretato da Milly Alcock nel ruolo di Supergirl, Eve Ridley in quello di Ruthye e Jason Momoa nei panni del cacciatore di taglie Lobo — attualmente nelle sale, Gillespie e Nogueira hanno incontrato Rolling Stone in un ristorante di Midtown Manhattan per raccontarne la genesi.

SUPERGIRL | Trailer Ufficiale

Ana, è vero che avevi scritto una sceneggiatura completamente diversa per un film su Supergirl mai realizzato, ambientato nel precedente universo cinematografico DC?
Nogueira: In realtà — e questa è una notizia — ho scritto due film diversi su Supergirl prima di questo. Avevano alcuni punti in comune, ma erano piuttosto differenti. Servivano a due scopi diversi, poi tutto è svanito. Avevo un contratto generale con Warner Bros. e quel contratto è scaduto la settimana in cui ho partorito. Pensavo: «Immagino che sia finita tra me e la DC». E naturalmente ci sono rimasta male, come qualunque sceneggiatore. Tornata dalla maternità, la produttrice Chantal Nong Vo mi ha chiamata e mi ha detto: «Questa volta faremo davvero un film su Supergirl. Voglio che ci presenti la tua idea». E anche questa è una notizia: io ho risposto «No».

Davvero? Perché era già stata un’esperienza dolorosa?
Nogueira: Un po’ sì. Ci ero già passata due volte e non aveva funzionato. Inoltre pensavo: «Non otterrò mai questo lavoro. Sono fuori giro. Sono roba vecchia. Ho già scritto due versioni». E lei mi disse: «Non accetto un no come risposta. Devi presentare la tua idea, Ana». Così ho fatto il mio lavoro e ho preparato un pitch come tutti gli altri. E alla fine hanno detto sì.

Quando è entrato in gioco La donna del domani?
Nogueira: Subito, appena mi ha telefonato. Mi ha detto: «Faremo un film su Supergirl. È tratto da Woman of Tomorrow. Leggi il fumetto». Era già tutto deciso. E quel fumetto mi ha davvero acceso qualcosa dentro, quindi non potevo più dire di no.

In che modo la lettura del fumetto ha cambiato la tua idea del personaggio?
Nogueira: Ho sempre voluto esplorare una versione di lei più ruvida, meno levigata, ma per vari motivi non avevamo potuto farlo. Quando ho preso in mano quel fumetto, è stato come ricevere il permesso di fare qualcosa che avevo sempre sentito appartenere naturalmente al personaggio. Non potevo rinunciarci. Pensavo: «È autentico. È così che sarei anch’io se avessi vissuto quello che ha vissuto lei».

In quel momento stavi proponendo la storia un po’ alla cieca, senza sapere cosa sarebbe successo con Superman?
Nogueira: Non avevo idea di cosa stesse succedendo con Superman. Mi è andata bene, perché questi universi condivisi diventano sempre più complicati man mano che si espandono: il puzzle si riempie e i vincoli aumentano. Io avevo ancora un po’ di libertà, perché c’era solo un altro film in lavorazione. Inoltre questa storia si svolge nello spazio. Non dovevo preoccuparmi di cosa stesse facendo Lex Luthor.

Lobo non compare nel fumetto originale. Quando è entrato nella storia?
Nogueira: Anche quello mi è stato assegnato. Mi dissero: «Vogliamo Lobo nel film». Quelli erano i “giocattoli” che mi avevano dato. Sapevo che Woman of Tomorrow era ispirato a Il Grinta, quindi sono tornata alla fonte.

Gillespie: Non lo sapevo! Perché anch’io avevo fatto la stessa cosa.

Nogueira: Davvero? Fantastico. Ed è lì che ho capito come inserire Lobo, perché nel Grinta c’è il personaggio interpretato da Matt Damon: è il terzo protagonista, quello che impari prima a odiare e poi ad amare. Ho costruito Lobo seguendo quella logica, trattando tutto come un western, perché sapevo che era stata proprio quella l’ispirazione di Tom King. E il western, dal punto di vista della struttura, funziona benissimo al cinema.

Craig, quella che hai letto era la prima versione della sceneggiatura?
Gillespie: Io ne ho letta solo una.

Nogueira: Credo fosse la seconda o la terza. Ci sono stati due cambiamenti importanti richiesti da James Gunn. Il primo riguardava Superman: nella mia prima versione era conosciuto in tutta la galassia e ovunque Kara andasse la gente lo riconosceva.

Foto: Warner Bros.

Come nei fumetti.
Nogueira: Esatto. Ed è così anche in Woman of Tomorrow. Ma James mi disse che, in questo universo, Superman è agli inizi. Non gira ancora per la galassia a salvare mondi e pianeti. Nessuno lo conosce. Questo è il territorio di Kara. L’altra nota riguardava Krypton. Nel fumetto Kara nasce su Argo, il frammento di pianeta sopravvissuto alla distruzione di Krypton. James invece voleva che fosse presente quando Krypton esplode. E capisco il motivo: tutta la faccenda della Zona Fantasma finisce per prendere il sopravvento sulla sceneggiatura. «Ha preso cosa? È rimasta bloccata dove? Che cosa è successo?».

Nella serie tv e in alcuni fumetti lei nasce prima di Superman, ma arriva sulla Terra più giovane perché è rimasta intrappolata nella Zona Fantasma. Tu hai semplicemente deciso di renderla davvero più giovane.
Nogueira: Era troppo complicato. Avrebbe dovuto raccontare la sua storia a Ruthye dicendo: «Sì, ma durante il viaggio sono finita praticamente in un buco nero per venticinque anni».

Gillespie: Ottima scelta.

Craig, poi hai presentato il tuo progetto per dirigere il film. Com’è andata?
Gillespie: Il posto da regista era libero e stavano incontrando vari candidati. Ho sempre amato il tono di James Gunn, quindi ho bussato delicatamente alla porta. Avevo incontrato Peter Safran circa otto mesi prima. Non avevo mai avuto molta fortuna con i film di supereroi.

Ci avevi già provato?
Gillespie: Sì, avevo avuto incontri in passato, ma credo che si capisse che il mio cuore non fosse davvero lì. Mi piaceva l’idea, ma non avevo mai trovato un progetto con cui sentissi una connessione come questa. Mi hanno mandato la sceneggiatura. Sono arrivato letteralmente alla seconda scena, quella del bar, dove incontri Kara. È un disastro: emotivamente devastata, piena di dolore, ma anche divertente, sarcastica e spericolata. Dopo quelle due scene ero già dentro. Ho pensato: «So esattamente quale tono voglio dare al film». E poi la sceneggiatura continua a crescere fino a un finale sorprendente, sul quale nessuno ha mai cambiato idea. La cosa interessante è che, prima dell’incontro, non ho riguardato nulla del personaggio di Supergirl. Ho letto solo la sceneggiatura di Ana e ho preparato un dossier visivo di 120 pagine basato esclusivamente su quello. Non avevo nemmeno aperto il fumetto di Tom King. Volevo creare qualcosa che mi entusiasmasse davvero. Immaginavo un mondo sporco, oscuro, in cui si percepissero la polvere, il degrado, la criminalità ai margini di questo universo alieno. Mi sono immerso completamente in quella visione. E la prima cosa che ho detto all’incontro è stata: «Non voglio che indossi il costume da supereroina il più a lungo possibile… finché non sarà emotivamente pronta». Hanno approvato tutto. Era venerdì. Lunedì mattina alle nove mi hanno telefonato dicendomi che avevo il lavoro. Tre mesi dopo eravamo già in preparazione. Quel dossier è diventato la bibbia di tutti i capi reparto.

Parliamo della grande scena d’azione al rallentatore, accompagnata da una versione rallentata di The Middle dei Jimmy Eat World, cantata da Kelty Greye e KidMotel. Come siete arrivati proprio a quella canzone?
Nogueira: Oddio… ci abbiamo girato intorno parecchio. Abbiamo preso in considerazione tantissime opzioni.

Gillespie: Probabilmente è stata la discussione più lunga di tutto il film. E bisogna dare il merito a James per quella scelta.

Avete commissionato quella versione?
Nogueira: No, l’abbiamo semplicemente trovata.
Gillespie: Ma avranno provato almeno quarantacinque canzoni diverse su quella scena.

C’era una seconda classificata?
Nogueira: Sì.

Potete dire qual era?
Gillespie: Era un remix di un classico. E credo che avrebbe funzionato solo proprio in quella versione remixata, per via dell’orchestrazione. Siamo arrivati all’ultimo momento per completare quella sequenza, anche perché gli effetti visivi erano enormi. Per mesi abbiamo continuato a ripeterci: «Verrà benissimo».

Mi risulta che il film sia stato accorciato durante le proiezioni di prova. Che cosa avete eliminato?
Gillespie: C’era una versione più lunga di circa dieci minuti. Ma erano semplicemente scene più estese.

Nogueira: Alcune erano dialoghi in più tra le due ragazze.

Gillespie: Alla fine abbiamo capito che la pressione del tempo che scorre era fondamentale. Kara vive un’urgenza continua.

Nogueira: E poi a tutti importa tantissimo di Krypto.

Gillespie: Il film non faceva che migliorare man mano che lo rendevamo più asciutto. Ora Kara è una versione più essenziale e aggressiva del personaggio. Non è lì per fare conversazione o amicizia. Ha un solo obiettivo.

Avete scelto di mostrarci Supergirl mentre fa pipì e mentre vomita. Sembra una decisione molto precisa, per darle una dimensione più umana.
Gillespie: Per qualche motivo succede praticamente in tutti i miei film. Mi piace perché restituisce una sensazione di realtà, una naturalezza che rende i personaggi più umani. Hanno un corpo. Hanno funzioni fisiologiche.

Nogueira: Adoro quanto sia selvaggia. In quella scena è proprio una bestia. È distrutta e intanto massacra quei tizi.

Gillespie: E lì si vede tutta la sua incoscienza e la sua assenza di paura. In un certo senso ricorda anche Arma letale: Martin Riggs è praticamente suicida, non ha più nulla per cui vivere. Lo stesso vale per lei. A parte Krypto, non ha davvero nulla a cui aggrapparsi.

Nogueira: Esatto. È come dire: «Se non riesco a salvare il mio cane, allora tanto vale rischiare tutto. Che cosa mi resta?».

Milly Alcock con Eve Ridley. Foto: Warner Bros.

Il film di James Gunn aveva fatto discutere perché mostrava i genitori di Superman sotto una luce piuttosto negativa. Il vostro film invece chiarisce che non tutti i kryptoniani erano così.
Nogueira: Sto cercando di ricordare la primissima stesura. Quando scrissi la prima versione, Kara nasceva già su Krypton. Ma non ricordo nemmeno se sapessi già della storia di Jor-El.

Gillespie: Ho adorato quanto siamo andati a fondo nel loro passato. Credo che sostenga gran parte del film. Quando capisci il bagaglio emotivo che portano con sé, riesci ad accogliere meglio anche i loro comportamenti più discutibili. E fin da subito ho detto: «Voglio che parlino in kryptoniano». Dava molto più peso a tutto, rendeva il mondo più concreto e costringeva il pubblico a prestare attenzione.

Avete fatto improvvisare a Milly una battuta in kryptoniano quando incontra Superman per la prima volta: “Perché indossa le mutande sopra i pantaloni?”. Ma era davvero in kryptoniano. Quindi avete dovuto fermare qualcuno sul set e chiedere: “Come si dice?”.
Gillespie: Il nostro consulente era nel panico. Aveva cinque minuti di tempo e io gli dicevo: «Mi serve la traduzione».

Nogueira: In una lingua che ci siamo inventati.

Gillespie: Spariva per cinque minuti e poi tornava con la battuta pronta.

Nogueira: E Milly la imparava al volo e la recitava perfettamente. In una lingua inventata.

Sembrava che vi divertisse molto l’idea di mostrare Krypton.
Gillespie: È un mondo bellissimo e complesso, molto emozionante. Insieme allo scenografo Neil Lamont abbiamo lavorato per capire com’era quella società, il suo sistema di caste, il ruolo di ciascuno. È quasi un film diverso rispetto al resto. Sembra puro cinema drammatico.

James Gunn mi ha raccontato che ci sono ancora fan del vecchio universo DC pronti ad attaccare questi film. E poi è stato preso di mira anche da una certa retorica da guerra culturale. Ve lo aspettavate?
Nogueira: Cerco di ignorare completamente quell’aspetto. Credo sinceramente che tutte queste persone amino moltissimo questi personaggi e che significhino qualcosa per loro da anni, forse da decenni. Io volevo semplicemente raccontare una bella storia. Non volevo creare una situazione del tipo “noi contro loro”. Vorrei che piacesse a tutti, a tutto lo spettro dei fan DC. Abbiamo fatto questo film per tutti loro e spero davvero che lo apprezzino.

Mi piace che Milly nelle interviste sia così spontanea. Immagino sia la stessa persona che avete conosciuto sul set.
Gillespie: È incredibilmente sincera, onesta e aperta. È fatta così, e lo si vede anche nelle sue interpretazioni.

In fondo nessuno vuole vedere un attore trasformato in un robot addestrato per la promozione.
Gillespie: Bisogna essere coraggiosi in quello che si prova a fare. Penso che il pubblico risponda proprio a questo. Quando vede qualcosa che sembra autentico, onesto e con un punto di vista forte, lo rispetta.

Nogueira: Era proprio questo il principio: non fare un film progettato per piacere ai focus group. Fare qualcosa che sembrasse sincero. E credo che sia proprio questo ad arrivare a più persone. È ciò a cui James e Peter hanno detto sì. Ed è anche esattamente quello che è Milly. È stata un casting perfetto.

Ana, stai scrivendo o hai scritto anche un film sui Teen Titans e uno su Wonder Woman. Che cosa ti porti dietro da questa esperienza?
Nogueira: Dal punto di vista della scrittura abbiamo imparato moltissimo sul ritmo. Bisogna andare veloci. Ma, guardando il quadro generale, ho scritto una storia molto personale che però funziona anche su altri pianeti. Mi chiedono spesso: «Come hai costruito un’intera galassia?». La verità è che non ci ho pensato. Pensavo solo a Kara. Era una storia personale e autentica, e proprio per questo può viaggiare ovunque. Cerco di non perdermi nella mitologia o nelle grandi scene d’azione. Mi chiedo piuttosto: «Che cosa c’è di personale? È abbastanza forte dal punto di vista emotivo da giustificare una battaglia?».

Per Teen Titans e Wonder Woman c’è qualche fumetto o periodo specifico a cui ti ispiri?
Nogueira: A dire la verità no.

Craig, ti piacerebbe continuare a lavorare in questo genere?
Gillespie: Provo a restare concentrato sul presente. Qualunque progetto arrivi sulla mia scrivania, ciò che conta per me è sempre il personaggio. Non importa che sia un blockbuster di queste dimensioni o un film da dieci milioni di dollari. Se mi emoziona l’idea di girare quella scena, allora la risposta è sì.

Da Rolling Stone US