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«Mia madre era la maestra di scuola di Paul Thomas Anderson»

Lo rivela Alana Haim, la musicista che debutta come attrice (e che attrice) in ‘Licorice Pizza’. Abbiamo incontrato lei e il regista, che sforna un altro dei suoi capolavori, nella loro Los Angeles: e dove sennò

Foto: Eagle Pictures

Si sa che tornare indietro nel tempo per rivivere la propria giovinezza ti mette di fronte ai tuoi ricordi più profondi, alla tua anima. Meglio ancora se tale processo avviene attraverso l’arte, come con Licorice Pizza, il nuovo film di Paul Thomas Anderson nelle sale italiane dal 17 marzo (8 nomination agli Oscar), che, attraverso la quotidianità di Alana Kane e Gary Valentine, ci fa rivivere amori e delusioni sottolineando la passione che nutre la vita stessa. I due giovani in questione sono l’effervescente e magnetica Alana Haim – che, con le due sorelle Este e Danielle, forma HAIM, una delle più cool pop-rock band californiane contemporanee – e il tenace Cooper Hoffman – figlio del defunto Philip Seymour Hoffman – le cui avventure e vicissitudini ci raccontano la loro coming-of-age love story ambientata nella San Fernando Valley degli anni ’70. Avviso: una volta iniziato il film, difficilissimo staccare gli occhi da Alana, che incontriamo in quel di Los Angeles insieme a Mr. Anderson.

Com’è nata la storia di Licorice Pizza?
Paul Thomas Anderson. Vivo a Tarzana (con la moglie Maya Rudolph e quattro figli, nda), nella San Fernando Valley, e mentre camminavo verso un negozio ho notato dei ragazzi all’interno di una scuola media che si preparavano per la foto annuale. Ridevano, cazzeggiavano, parlavano con la fotografa, giovane ma più anziana di loro, facendole il filo. Nostalgia, amore, ricordi di gioventù… Ho pensato subito a cosa sarebbe successo se questa ragazza avesse intrapreso una relazione con un ragazzo più giovane di lei, cosa sarebbe successo, che tipo di rapporto avrebbero avuto, quali sarebbero stati i limiti e gli ostacoli. Mi è sembrata una premessa per un film divertente. Il titolo Licorice Pizza viene invece da una catena di negozi di dischi – 34 punti vendita nella Valley – dove andavano sempre io e i miei amici.
Alana Haim. Una sera, Paul è venuto a casa dei miei genitori e ha parlato del film che voleva fare, e ha detto che stava cercando l’attrice protagonista… Finita la cena, ci ha salutati e mi ha messo in mano il copione. Io e le mie sorelle siamo tornate a casa (abitano in tre case separate ma confinanti, nda) e io mi sono messa a leggerlo quella notte stessa. Il giorno dopo, parlando con Este e Danielle, ho scoperto che a loro non aveva dato nessun copione. Che aveva scelto me… Gli ho dato subito del pazzo: anche se so stare su un palco, non avevo mai fatto l’attrice. Non volevo tutta quella responsabilità (ride). Meno male che è andata bene, anche se ho lavorato tantissimo, sia alla mia parte che per creare la giusta interazione fra me e Cooper Hoffman, che avevo conosciuto anni fa.

Paul Thomas Anderson dirige Alana Haim sul set di ‘Licorice Pizza’. Foto: Eagle Pictures

Il personaggio di Alana Kane è ispirato a…
PTA. Ad Alana in carne ed ossa (ride), anche se Alana Haim non è affatto instabile né volubile: anzi, la trovo molto più matura della sua età (ha 30 anni, nda). Girando i video del gruppo, ho sempre guardato Alana con un occhio cinematografico, volevo catturare il suo entusiasmo, la sua forza. Il contrario di Copper, che invece volevo sembrasse immaturo, ma che poi invece si rivela emotivamente più deciso di Alana. L’unica qualità che hanno entrambe le mie “Alane” è la ferocia con cui amano e proteggono amici e familiari.

Perché questo amore per la San Fernando Valley?
PTA. Mi sento a casa, odori, luci, ritmo della vita, tutto è familiare. Adoro persino le decorazioni natalizie con la neve finta anche se a dicembre ci sono 30 gradi. È decisamente un posto bizzarro, ma proprio per questo per me è perfettamente normale, è casa mia. Chi vive nella Valley non ha l’obbligo di stupire tutti e sempre, si vive meglio da noi! (ride)
AH. La Valley è l’antitesi di Los Angeles, dove tutto è cool, fantastico, the best. È una zona residenziale per la maggior parte popolata da bianchi, non certo elegante e sofisticata come Beverly Hills o Bel Air, anzi è proprio l’opposto, un sobborgo pieno di smog, caldissimo, dove abita la classe lavoratrice, dove camminando non vai da nessuna parte, senza macchina sei morto, non c’è nulla da fare se non andare nei centri commerciali.

Paul, come hai scoperto Alana?
PTA. Su consiglio di un amico, ho ascoltato una canzone, Forever, e ne sono rimasto folgorato, al punto che la sentivo sempre, la cercavo ovunque. Ho scoperto che era di un gruppo locale: Este, Danielle e Alana, le sorelle Haim, famosissime nell’underground di LA e della Valley. Volevo conoscerle e le ho invitate a cena, scoprendo che ero uno studente della loro mamma alle elementari. Amore a prima vista: insieme abbiamo già girato nove videoclip, era destino che dovessi lavorare con Alana.

Invece, Alana, conoscevi già Paul Thomas Anderson?
AH. Anni fa ho scoperto che mia madre era la sua insegnante d’arte in una scuola elementare a Studio City… Ogni volta che in famiglia si guardava Boogie Nights o Il petroliere, tra i miei film preferiti di Paul, lei ripeteva sempre: “Lo sapete che ero la sua maestra?”. I primi approcci professionali sono arrivati tramite i video che ha girato per noi. E lì siamo diventati amici, è sempre stato un grande fan di noi Haim.

Paul, quali film ti hanno colpito e spinto a diventare un regista?
PTA. Incontri ravvicinati del terzo tipo è il massimo, ma tutto quello che viene dal genio di Spielberg. Penso a Lo squalo: ho ancora paura ad entrare in acqua se penso a Bruce (il nome dello squalo, nda). E poi la colonna sonora di John Williams, altro personaggio che mi ha fatto innamorare del cinema, del potere della musica sulle immagini. Aggiungici gli effetti speciali sconvolgenti per quel periodo… Però la vera ragione per cui posso dire che è uno dei miei film del cuore è Richard Dreyfuss e lo sviluppo del suo personaggio, all’inizio un po’ immaturo nonostante la responsabilità che ha come marito e padre, poi invece diventa completamente psicotico, ossessionato da queste visioni, e per scoprire quello che c’è nella sua testa sacrifica tutto, moglie, famiglia, il proprio futuro. Vorrei avere il suo coraggio. Ho una passione particolare anche per American Graffiti.

Invece la tua musica preferita, Alana?
AH. I miei genitori suonavano semi-professionalmente, avevano una band di pazzi amanti della musica che si chiamava The Mommies & the Daddies, parafrasando The Mamas & the Papas. Perciò sono cresciuta ascoltando la musica degli anni ’70, Pat Benatar, Bowie, Prince, Stevie Nicks… Este, Danielle e io abbiamo cominciato a suonare da giovanissime, la nostra prima band si chiamava Rockinhaim, ci siamo chiamate così fino ai 16 anni.

Film piaciuti quest’anno?
PTA. Ho amato King Richard (da noi tradotto Una famiglia vincente, nda) e Will Smith, con il quale vorrei lavorare prima o poi. Mi è piaciuto molto anche Il potere del cane.

Alana, cosa c’è nella tua playlist?
AH. Adesso sto ascoltando moltissimo Alex G, scrive testi bellissimi, erano anni che non sentivo parole come lei sue. E se permetti ti dico anche i miei, di film: Il laureato, Il padrino, Ubriaco d’amore e, anche se riderete, In viaggio con Pippo.

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