Maccio Capatonda, The Serie

Lo "zio-papà" degli Youtuber lascia da parte il cinema e torna alla serialità. Con "The Generi", ovvero una serie sui generi. Senza la "s".

Foto press

L’intervista con Maccio Capatonda è estratta dall’ultimo numero di Rolling Stone in edicola a giugno. Per acquistare la copia digitale clicca qui.

Ho messo Maccio Capatonda davanti a una sfida: inventarsi al telefono il trailer della sua ultima creatura. E lui l’ha raccolta: «Una serie di generi: The Generi. Una serie di serie di generi». Provate a leggerlo come il personaggio inventato da Marcello Macchia e capirete.

Dopo le avventure cinematografiche di Italiano Medio e Omicidio all’italiana, Maccio torna alle serie con una nuova produzione originale Sky e Lotus Production in otto episodi. Ogni puntata, un genere: western, fantasy, commedia sexy anni ’70 e così via. «Sono cresciuto a pane e cinema, ma non sono colto come può sembrare. Tutto nasce da un gioco: l’idea era quella di creare qualcosa che mi permettesse di sfogare le mie pazzie artistiche». Come? Rivisitando i generi nei loro luoghi comuni più divertenti: «È una serie piena di botole (ride), è lo stereotipo più incisivo dell’horror moderno. Poi mi piace il cliché dell’alcolismo nel noir degli anni ’50: tutti bevevano, tutti fumavano». Il luogo comune peggiore? «La porta in faccia, è troppo facile far ridere con questi mezzucci».

Ovviamente al centro della serie c’è l’eroe meno eroe che possiate immaginate: Gianfelice Spagnagatti, un 40enne che scrive recensioni, non esce MAI di casa e preferisce l’esistenza da comparsa a quella da protagonista: «Questo viaggio è un percorso di rinascita spirituale, a ogni genere sono legati blocchi e paure che deve affrontare». Gianfelice si trova, suo malgrado, nei panni di Dick Macello, il pistolero più temuto del West; Danny, l’unico sopravvissuto al weekend nella casa degli orrori; Bibbo Babbo, il giullare bobbit incaricato di riportare il sorriso nella Contenterra… «È simile a me, è la prima volta in cui, anche a livello di recitazione, ho cercato semplicemente di essere me stesso».

Marcello si sente «l’amico più grande, lo zio-papà» della generazione di videomaker che ha conquistato YouTube: «A 12 anni giravo con la mia videocamera, solo che non potevo condividere il mio lavoro, o meglio, lo facevo tramite scambi di VHS a scuola. Spesso vedo persone parlare il mio linguaggio, che si adatta perfettamente all’ignoranza dilagante di questi anni».

Se Spagnagatti dovesse recensire The Generi? «Non avrebbe voglia, è troppo scazzato. Maccio scriverebbe che non stanca mai, una puntata tira l’altra. E poi gira voce che faccia ridere». Memo per le prossime interviste: in chiusura mai chiedere a Maccio se c’è ancora qualcosa che vuole dirmi. Perché la risposta potrebbe essere: «Decespugliatore! È dall’inizio che volevo farlo». Me la sono cercata.

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