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Jedi Confidential: «Il prossimo film sarà l’ultimo per Rey»

Daisy Ridley racconta com'è stato tornare per 'Star Wars, gli ultimi Jedi', e di come sarebbe interpretare un cavaliere Jedi di mezza età

È uno stravagante e piovoso giovedì pomeriggio e sono a Montreal, seduto nel rumoroso Le Vin Papillon, un wine bar considerato come il quarto miglior locale del Canada. Tengo il posto di fronte a me occupato in attesa di un Jedi. Daisy Ridley arriva perfettamente in orario, avvolta in un cappotto di finta pelliccia e un vestito-maglione – «gli avanzi del mio armadio», mi dice. Ha i capelli corti, un taglio molto alla-Rey, ed è davvero facile riconoscerla. Ma sembra che non gliene freghi nulla.

«Ho sempre avuto questo taglio di capelli», dice. «E non ho intenzione di cambiarlo». È a Montreal da tre mesi, impegnata con le riprese di Chaos Walking, un film di fantascienza diretto da Doug Liman. «È un’esperienza caotica, scriviamo mentre giriamo e tutto il resto», mi spiega. «Ho scoperto che non è un modo semplice di lavorare, almeno per me».

Oggi è il suo secondo giorno libero, una vacanza inaspettata e causata dal co-protagonista Tom Holland (cioé il nuovo Spider Man), che si è dovuto assentare per colpa dei denti del giudizio. Nonostante tutto, però, sembra esausta.

«Ho bisogno di una puntura di vitamina B sul culo», si lamenta, con quel suo accento inglese esagerato che fa sembrare eleganti anche le parolacce. Mi sembra chiaro da subito che non avrà nessuna difficoltà con il suo ruolo, il contrario di quello che è successo a Mark Hamill e Carrie Fisher. È impegnata come solo una 23enne appena diventata star del cinema può essere, ed è comunque riuscita a tornare al college per un semestre. «Non ho nessun controllo sulla mia vita», dice. Ha quattro film in cantiere, e non sto contando quello che sta girando con Liman. «Stanno succedendo un sacco di cose tutte insieme, non mi è mai capitato prima. Non credo che il mio cervello sia in grado di fare pace con quello che accade». È perseguitata dagli incubi: «mi sveglio urlando tutte le notti».

Nel primo film della nuova trilogia di Star Wars, Il Risveglio della Forza, la sua Rey ha vissuto un momento epocale: ha recuperato la sua spada laser dalla neve, e con essa il suo destino, i suoi poteri e il suo posto al centro della storia. È il suo momento. Ridley non si è ancora resa conto del tutto di quanto quel momento sia stato importante per legioni di donne e giovani ragazze. Questa volta, però, sente molto di più la pressione. «Il primo film mi sembrava folle, quasi un sogno», dice. «Dicevo sempre a Rian: ‘Sono nevrotica. Manderò tutto a puttane. C’è così tanta gente che pensa a questo film, come faccio?’».

Parte del problema è figlio del fatto che Ridley non ha fatto altro che sminuire quello che è riuscita a fare nel primo film. Le scene che ha girato da sola, soprattutto quelle della prima sequenza, dove è una disperata che mangia avanzi marci, sono riuscite a far innamorare il pubblico di un personaggio mai visto prima. Mi racconta che Harrison Ford le ha fatto un sacco di complimenti per quella scena, talmente tanti da farla «quasi piangere». «Non lo so», mi dice scrollando le spalle e dando tutto il merito al regista JJ Abrams e al direttore della fotografia Dan Mindel. «Io stavo solo mangiando!»

In qualche modo, però, Rey le ha dato un po’ di sicurezza. Per il film che sta girando adesso le hanno offerto una comparsa per una scena in cui una porta le si schianta addosso. Ha preso Liman da parte e gli ha detto: «Doug, non mi serve niente del genere. Non credo che con Tom Holland sarebbe successa la stessa cosa».

A differenza di tutto il resto dell’umanità, Ridley sa da anni chi siano i suoi genitori, perché Abrams gliel’ha detto sul set del Risveglio della Forza. È convinta che la verità sia ancora quella, ed è un’affermazione strana, perché il regista Rian Johnson insiste nel dire che avrebbe potuto rispondere a quella domanda con libertà assoluta. Certo, Abrams ha lasciato intendere che la collaborazione tra i registi sia stata maggiore di quanto possa sembrare, e chissà qual è la verità. In ogni caso, Ridley ama le teorie dei fan: la sua preferita ha dentro viaggi nel tempo e riferimenti all’immacolata concezione.

Nel 2015 mi ha detto che le stava bene l’idea di essere per sempre associata a Rey, un po’ come Carrie Fisher è sempre stata Leia. Adesso ha cambiato idea. «Non c’è nessuna somiglianza tra la storia di Carrie e la mia», dice, aggiungendo che la Fisher si è dedicata tanto alla scrittura quanto alla recitazione. Ha intenzione di “abitare” personaggi sempre diversi. «Certo, io e Rey abbiamo molto in comune», aggiunge. «Ma quella non sono io. Capisco cosa vuoi dire, c’è molto di Carrie in Leia».

La nuova trilogia finirà con un altro film di Abrams e, ancora più avanti, il franchise tornerà nelle mani di Rian Johnson, che starebbe già pianificando nuovi film totalmente sconnessi dalla saga originale. Abrams dice che il suo film sarà la fine della saga degli Skywalker. «Il futuro, però, è ancora misterioso», ha detto.

Per quanto riguarda Ridley, invece, sembra che il futuro del suo personaggio sia scolpito nella pietra. Non vuole interpretare Rey nei nuovi film. «Non sapevo cosa stavo firmando, non avevo letto la sceneggiatura. Ma mi sembrava che nella produzione ci fossero un sacco di brave persone, quindi mi sono detta “Fico! Proviamo”. Ora mi sento ancora più fortunata, perché tornare sul set è come tornare a casa».

Ma scusa, Daisy, non è un po’ il contrario di quello che hai detto prima? «No», ripete sorridendo. «No, no e no. Sono davvero, davvero contenta di fare il terzo film e chiudere tutta la storia, perché mi sono impegnata a fare tutta la trilogia. Sono sicura che una volta finite le riprese il cerchio sarà completo».

E se ti chiedessero di tornare tra 30 anni, come hanno fatto gli attori della prima trilogia? Ridley pensa alla risposta con calma, pesando le parole tra un boccone e l’altro. «Chi lo sa? Credo che il mondo possa finire entro i prossimi 30 anni… Quindi se l’umanità non sarà bloccata in città sotterranee, in celle interconnesse… allora certo. Forse. Non lo so. La cosa bella di questo progetto è che il pubblico lo voleva davvero. Ed è stato portato avanti da professionisti innamorati della saga».

Noto che continua a pensarci seriamente. «Sarò invecchiata, no?», mi dice prima di fare i conti. «Avrò 55 anni». Oggi mi sembra davvero giovane, soprattutto mentre cerca di immaginarsi nei panni di un Jedi di mezza età. Poi si arrende. È ora di andare, domattina dovrà svegliarsi alle 5,25 per andare sul set del suo nuovo film. «Cazzo», dice. «Non riesco a pensare così avanti nel futuro».

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