Il regista di ‘Leaving Neverland’ ha molte cose da dire sul biopic di Michael Jackson | Rolling Stone Italia
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Il regista di ‘Leaving Neverland’ ha molte cose da dire sul biopic di Michael Jackson

«I grandi talenti che hanno realizzato ‘Michael’ parteciperebbero a un film che esalta le opere prodotte da Weinstein o i progetti benefici di Epstein senza mai menzionare che hanno violentato delle donne?», si chiede Dan Reed

Il regista di ‘Leaving Neverland’ ha molte cose da dire sul biopic di Michael Jackson

Michael Jackson nel 1988 con l’allora decenne James Safechuck, che poi avrebbe accusato la popstar di abusi sessuali

Foto: Dave Hogan/Getty Images

Quasi dieci anni fa, il regista Dan Reed ha avviato la produzione di quello che sarebbe poi diventato il documentario HBO del 2019 Leaving Neverland, un film esplosivo che descriveva, con dettagli molto crudi, le accuse di abusi sessuali mosse da Wade Robson e James Safechuck contro Michael Jackson. Tra i documentari più acclamati e controversi dell’anno, ha dato il via a una crescente rivalutazione della leggendaria popstar (Jackson ha negato tutte queste accuse per tutta la vita). Ma dopo la sua prima messa in onda, gli eredi di Jackson hanno citato in giudizio con successo la HBO per farlo rimuovere dal catalogo della rete. Come parte dei termini dell’accordo, il film non è disponibile su nessuna piattaforma ufficiale fino a quando i diritti non torneranno a Reed nel 2029.

Ciò non ha fermato il regista, che l’anno scorso ha pubblicato un sequel su YouTube e sta pianificando un seguito basato sulla prossima causa civile di Robson e Safechuck contro due entità aziendali legate a Jackson. «Voglio vedere la loro storia arrivare alla conclusione», dice Reed a Rolling Stone dalla sua casa in Inghilterra. «Sarà per loro la fine del percorso con questa vicenda legata a Michael Jackson. Realizzerò [Leaving Neverland 3] a qualsiasi costo, perché quello è il capitolo finale del mio viaggio con questi ragazzi».

Mentre lavora al suo ultimo film intitolato Superbug – un documentario sull’urgente necessità di creare nuovi antibiotici, in uscita su HBO entro la fine dell’anno – Reed ha molti pensieri su Michael, il nuovo biopic (assai edulcorato) sul cantante che non menziona mai alcuna accusa di abuso sessuale.

A cosa stai pensando in questo momento, dopo che il film è uscito in tutto il mondo?
Mi ha riportato alla mente molti aspetti della vicenda di Leaving Neverland, con queste narrazioni contrastanti su chi fosse Michael Jackson. La mia prima impressione [su Michael] è stata, ovviamente, che fosse un progetto strano da tentare, vista la tematica trattata. Ho visto una prima bozza trapelata della sceneggiatura che descriveva Jordan Chandler (il primo accusatore di Jackson, nda) e i suoi genitori come ricattatori manipolatori e senza scrupoli. [Leggendola] ho riso e ho avuto un conato di vomito allo stesso tempo. Mi è sembrato incredibilmente crudele, visto che Jordan e sua madre sono ancora vivi. Dipingere Michael come una vittima è stato un serio tentativo di cambiare la prospettiva della storia e di contraddire tutto ciò che Wade e James hanno detto in Leaving Neverland. Si sospetta che una delle principali motivazioni della cerchia ristretta di [Jackson] dietro la realizzazione di questo film sia quella di dire: “No, no, no, non è andata come in Leaving Neverland. Lasciate che vi raccontiamo com’è andata davvero”.

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Avresti preferito che affrontassero le accuse, anche se ciò avesse comportato una versione dei fatti completamente diversa da quella di Leaving Neverland?
È un “film-jukebox”, e questo lo rende un po’ noioso. Penso che sarebbe stato molto divertente vederli cercare di [affrontare le accuse] a testa alta, perché i potenziali rischi di una gestione errata della questione sarebbero stati enormi per loro. E probabilmente è proprio questo che hanno capito. Non sono stati in grado di raccontare la storia di Jordan Chandler (tra i primi accusatori di Jackson, Chandler e la sua famiglia raggiunsero un accordo con il cantante nel 1994 che stabiliva che non potesse essere raffigurato né che si potesse usare il suo nome in nessun film, rendendo così inutilizzabili molte scene chiave che erano già state girate, nda). Ma ci sono molte altre storie che avrebbero potuto raccontare. Si sono tirati indietro e non ci torneranno sopra. Avranno fatto così tanti soldi che non gliene importerà più nulla. È un po’ un peccato che non ci abbiano provato. Il livello di illusione necessario per credere di poter distribuire un film da 150 milioni di dollari con questa versione assurda della storia di Michael Jackson richiede o un’immensa stupidità o un immenso coraggio. Ti esponi a un’intensa umiliazione pubblica da parte di chiunque abbia un po’ di buon senso. Una parte di me pensava: “Wow, spero che lo facciano, così potremo litigare in pubblico”. Ma non l’hanno fatto.

Facciamo un piccolo passo indietro. Raccontami com’hai reagito quando gli eredi hanno vinto la causa e ti sei reso conto che Leaving Neverland non sarebbe più stato disponibile.
Non ero coinvolto in modo significativo nelle trattative con gli avvocati, quindi sapevo che era in corso questa controversia legale, ma non mi era stato spiegato esattamente cosa stesse succedendo. Era una questione che riguardava HBO, e l’hanno gestita internamente con i loro consulenti legali esterni.

È stata una tua scelta?
No, no, no. È semplicemente andata così. La HBO ha raggiunto un accordo con gli eredi di Jackson che prevedeva la rimozione del film. Non posso indorare la pillola. È doloroso. È un pugno allo stomaco. La HBO è stata molto coraggiosa nel modo in cui ha finanziato [il film] e mi ha sostenuto. Non ho altro che rispetto per loro. Di certo non si sono arresi senza combattere.

Cosa dice del potere degli eredi di Michael Jackson il fatto che abbiano vinto?
È in linea con l’intera meta-narrazione di Leaving Neverland, ovvero che il potere, l’influenza e avvocati astuti possono compiere imprese di repressione quasi impossibili. Sopprimono qualsiasi cosa. Hanno soppresso gli abusi sui minori di Jackson mentre era in vita, anche quando è stato portato in tribunale nel processo penale. Non avrebbe dovuto farla franca, ma ce l’ha fatta. In parte, bisogna ammetterlo, perché Wade Robson era il testimone numero uno della difesa. Se Wade non avesse testimoniato [a difesa di Jackson all’epoca], le cose sarebbero potute andare diversamente. Ma dimostra che è possibile calpestare la verità se si dispone di avvocati aggressivi e intraprendenti e di un immenso capitale sociale. Alla fine, nemmeno la Warner Bros. [proprietaria della HBO] è riuscita a tener loro testa.

I diritti del film torneranno a te nel 2029. Hai già un piano per riproporlo?
La mia intenzione è quella di assicurarmi che Leaving Neverland possa essere visto in Nord America. Non c’è alcun problema o questione [riguardo al film]. L’integrità e la veridicità del film non sono state messe in discussione o compromesse in alcun modo. Si tratta di un accordo legale tecnico relativo a una controversia contrattuale tra HBO e qualcuno con cui HBO ha firmato un contratto molto tempo fa. Penso che sia un film senza tempo e che tratti in gran parte di come i bambini possano essere adescati da qualcuno di cui i genitori si fidano, di cui loro si fidano e che trovano meraviglioso, interessante e straordinario, ma [che] sfrutta questa fiducia per avere rapporti sessuali con loro e causare loro danni davvero gravi. Il fatto che si trattasse di Michael Jackson ha dato al film un’enorme risonanza, ma per me il film tratta di questo tema in generale.

Hai dichiarato a The Hollywood Reporter che l’uscita di Leaving Neverland 2 è stata «insoddisfacente». Cosa intendevi dire?
Be’, a quanto pare sono stato un po’ ingenuo e ho pensato: “Ehi, forse YouTube sarà un ottimo modo per distribuire il mio lavoro”. Il problema è che il mio lavoro spesso tratta di conflitti o controversie, oppure contiene materiale cruento o riferimenti ad abusi sessuali su minori, e YouTube non è proprio una piattaforma in grado di gestirlo a causa delle sue specifiche algoritmiche interne. E poi c’è stata la community dei fan di Jackson che ha dato voti negativi al film. Esiste un sistema automatizzato che permette a un folto gruppo di persone di dare un voto negativo a un film. E se i “mi piace” scendono al di sotto di una certa percentuale, allora il film va perso. È ancora disponibile, ma non è andato da nessuna parte. Non abbiamo ottenuto l’enorme pubblico che ci aspettavamo. Ad essere onesti, alcune persone sono arrivate pensando: “Oddio, Leaving Neverland 2. Qual è la grande rivelazione?”. Ma non c’era nessuna bomba. Abbiamo realizzato un film perché la gente non dimenticasse Wade e James. Sono passati 12 cazzo di anni da quando hanno avviato questa causa. Non volevo che scomparissero dopo Leaving Neverland.

Una nuova generazione di fan conoscerà presumibilmente la vita di Jackson attraverso il film Michael. Come ci si sente sapendo che, da quel punto di vista, le accuse non vengono menzionate?
È chiaro che, grazie a questo film, molti più giovani scopriranno Michael Jackson e ne usciranno probabilmente con l’idea che fosse un artista di grande talento, piuttosto gentile con i bambini, e questa è una parodia della verità. I giovani conoscono bene il cliché della star del cinema o della popstar la cui vita privata è discutibile. Non sono stupidi né ingenui. Ma è una testimonianza del potere del patrimonio di Jackson e del suo peso a Hollywood, perché c’è questo campo di distorsione della realtà in cui si dice: “È il fottuto Michael Jackson. Di cosa stiamo parlando? Basta con queste storie di abusi sui minori. Fanculo. È il fottuto Michael Jackson”. Si tratta di puro denaro. È pura influenza. È pura fottuta gloria hollywoodiana. E guardi queste persone e pensi: “Non avete un briciolo di… avete figli? Avete mai incontrato dei bambini?”. Ma c’è questa aura di maestosità che avvolge Jackson, ed è così che mi spiego come [il regista Antoine] Fuqua e [lo sceneggiatore John] Logan, veri talenti di Hollywood, abbiano accettato di partecipare a questo film, che, a detta di tutti, non è affatto un gran film. Queste persone avrebbero partecipato a un film che glorificasse i film di Harvey Weinstein senza mai menzionare che ha violentato delle donne? Queste persone avrebbero partecipato a un grande film promozionale sulle opere di beneficenza di Jeffrey Epstein? (Con un tono sarcastico) “Epstein organizzava queste fantastiche feste e aiutava tutte queste ragazzine”. Non riusciresti a convincere nessun grande nome di Hollywood a partecipare a un film su questo. Perché invece tutte queste persone stanno glorificando Jackson?

Una scena di ‘Michael’. Foto: Hilary Bronwyn Gayle/Lionsgate

Fuqua ha difeso Jackson di recente e, alludendo agli accusatori, ha detto che «a volte le persone fanno cose brutte per un po’ di soldi».
Sì, è esattamente quello che ha fatto Antoine Fuqua. È un’autorità in materia.

Ha parlato di una scena girata ma poi scartata, riguardante il raid dell’FBI del 1993 al Neverland Ranch, dicendo: «L’ho ripreso mentre veniva spogliato, trattato come un animale, un mostro».
Amico, era un mostro. Di cosa stiamo parlando? Il motivo per cui è stato spogliato non era perché era stato fermato per strada da un poliziotto razzista a caso. È perché era sotto grave sospetto e indagato per aver abusato sessualmente di Jordan Chandler. Questo tizio era un criminale.

Molte delle recensioni del film discutono di come Michael sia dipinto come una vittima.
Se avessero detto la verità, e fosse stato tipo: “Ok, Michael ha avuto queste relazioni sessuali incredibilmente inappropriate con bambini molto piccoli, ed è stato anche vittima di suo padre, ed era anche un bambino innocente e vulnerabile”, ci crederei. È un’immagine con cui posso identificarmi. Ma [dire] che era solo una vittima innocente che non aveva un briciolo di malizia in corpo… mi dispiace, ma è più complesso di così. È diventato molto ricco all’improvviso, era in questa bolla di celebrità e showbiz, aveva un grande talento e un enorme carisma sul palco. Lo capisco. Ma non c’è bisogno di andare a scoparsi dei bambini.

Questo è un film su cui critici e pubblico si troveranno probabilmente agli antipodi. Nelle interviste hai affermato che la sua popolarità immutata dimostra che «alla gente non importa che fosse un pedofilo. Letteralmente, alla gente proprio non importa». Potresti approfondire questo concetto?
C’è una relazione di tipo settario [tra i suoi] fan, chiunque essi siano. Mi riferisco a quel tipo di fan sfegatati che scrivono e-mail come quella che ho ricevuto stamattina in cui si dice: “Spero che tua madre muoia all’inferno”. Per quelle persone, Jackson è un dio e loro fanno parte di una setta, e io sto commettendo blasfemia ed è semplicemente impossibile che lui abbia fatto quelle cose che gli attribuiamo nel film. Altri invece dicono semplicemente: “Sì, be’, Leaving Neverland è stato smentito” perché hanno visto qualcosa su Twitter o YouTube. E questo dà loro il permesso di andare a godersi la sua musica perché è la definizione stessa di una scomoda verità: che il tuo idolo, che ha fatto da colonna sonora al tuo matrimonio, alla tua adolescenza, o qualunque cosa sia, si riveli essere questo mostro. Penso che alla maggior parte delle persone che andranno a vedere il film semplicemente non importi nulla.

Quando ho intervistato Wade e James nel 2019, erano categorici nell’affermare che il loro obiettivo non era quello di “cancellare” Jackson.
Io non sono uno che brucia libri: quella è una pratica che appartiene a un passato ormai lontano. Non voglio che nessuno “cancelli” Michael Jackson. Voglio solo che la gente ascolti Michael Jackson sapendo che era un pedofilo.

Andrai a vedere il film?
Ho intenzione di farlo per motivi di ricerca. Ovviamente non ci andrei in circostanze normali. Ma sono curioso di sapere cosa c’è dentro e come reagirà il pubblico. Spero di non farmi sputare addosso.

Da Rolling Stone US