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I Led Zeppelin a Venezia 78: abbiamo incontrato Jimmy Page

Intervista esclusiva per l’Italia alla leggenda e agli autori di ‘Becoming Led Zeppelin’, il doc fuori concorso alla Mostra 2021. «Non c’era niente come il nostro sound»

Foto: Miguel Medina/AFP via Getty Images


«Se la nostra musica resiste ancora oggi è perché era unica anche all’epoca in cui è stata concepita e registrata. Non c’era niente come il sound dei Led Zeppelin e, credo, non abbiamo mai smesso di crescere come band…».

A parlarci con una gentilezza da lord inglese, lunghi capelli candidi raccolti in uno chignon, completo scuro di velluto da dandy e camicia bianca, è il grande Jimmy Page, chitarrista degli Zeppelin, rockstar senza tempo e protagonista del bellissimo documentario Becoming Led Zeppelin di Bernard MacMahon (dovrebbe avere una distribuzione italiana, vi aggiorneremo appena possibile anche sulla data d’uscita).

Il film è tra i migliori visti Fuori concorso alla Mostra di quest’anno, scritto dal regista insieme ad Alison McGourty. Ritratto sentito, ritmatissimo e lisergico di come i Led Zeppelin sono diventati “i Led Zeppelin”, star planetarie dopo la registrazione dei primi due album, tra Inghilterra e USA. Jimmy Page alla chitarra, la voce di Robert Plant, John Paul Jones al basso e alle tastiere, e il compianto John Bonham alla batteria.

In esclusiva per l’Italia abbiamo incontrato Jimmy Page e gli autori del film.

«Ogni nostro album è diverso dall’altro», riprende Page, «continuavamo sempre a cambiare, a mutare pelle musicale. Quando eseguivamo le nostre canzoni live, le cambiavamo ancora. Non abbiamo mai smesso di sperimentare su noi stessi e la nostra musica. Credo che il film metta bene a fuoco tutto questo. Non è facile trovare quattro musicisti molto bravi con il proprio strumento che si completano a vicenda senza schiacciarsi l’un l’altro».

Osserviamo che uno degli aspetti più interessanti degli Zeppelin è che, nonostante quattro personalità così forti e distinte, siano riusciti a funzionare a meraviglia per tanto tempo, come una band, come esseri umani che non si soverchiano a vicenda, con un senso di fraternità che emerge anche dal doc. «C’era una capacità comunicativa senza pari fra noi», commenta Page. «Non credo sia mai esistita una rockband capace di avere una comunione così forte come la nostra. Senza contrasti tra “ego”, riuscivamo praticamente a leggerci nella mente. I nostri strumenti o le voci hanno sempre dialogato fra loro».

MacMahon e McGourty osservano: «Abbiamo fatto un lavoro quasi archeologico di setacciamento di materiali di ogni tipo, studiato e raccolto qualsiasi dettaglio potesse essere interessante sulla nascita degli Zeppelin, a ricostruire un mood, un suono, un’epoca…». Il regista racconta di aver raccolto più di trentamila file audio per trovare una traccia decente della voce del batterista John Bonham da inserire nel film. Bonham infatti concesse molte interviste, spesso in pub sovraffollati e chiassosi tra tintinnii di pinte di birra e schiamazzi, inutilizzabili in un documentario.

Ci sarà un altro documentario su Zeppelin III e IV, per esempio? «In questo momento», risponde MacMahon, «è come chiedere a una donna che ha appena partorito se intende fare un altro figlio (ride, nda)! Più avanti vedremo. Abbiamo scovato scrigni di materiale che nemmeno gli Zeppelin speravano o pensavano di avere».

Tra le chicche del doc c’è il ricordo di quando Page suonò la chitarra nel motivo di Goldfinger, la voce immortale di Shirley Bassey. Ricorda Jimmy: «Ero ancora un ragazzo e avevo bisogno di lavorare. Un’opportunità incredibile! Shirley Bassey tenne una nota così alta nel finale che svenne. Mi preoccupai non poco, perché suonavo vicinissimo a dove cantava e la vidi collassare sul pavimento. Niente di grave, ma mi spaventai!».

«Il futuro dei Led Zeppelin?», conclude Page a nostra precisa domanda. «Credo sia il loro passato. Gli anni d’oro della band di “ieri”, gli album e la musica sono così indiscutibilmente potenti e, oserei dire, dannatamente buoni che possono essere un buon testo di studio per aspiranti giovani rocker. Un ritorno degli Zeppelin un giorno? Mah… non ne ho idea. Forse fra venti o venticinque anni… (ride di un riso gentile e ironico insieme, nda). Sono passati tredici o quattordici anni dall’ultima volta che siamo tornati insieme con Jason Bonham (figlio dello scomparso batterista originale della band John, nda), non si sa mai».

A vederlo oggi, il settantasettenne Jimmy dimostra poco più di cinquant’anni, per cui, chissà… Lunga vita ai Led Zeppelin – mai morti in Arte, Musica e nel materiale contenuto in questo film – e lunga vita al loro sound unico, inconfondibile, fuori da ogni schema, tempo, moda e mondo terreno! Per dirla con parole loro: Want a Whole Lotta Love.

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