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Federica Sabatini, un’emozione (non) da poco

Quella della telefonata in cui le chiedevano se le andava di fare un reboot di 'Suburra' ('Suburræterna', da oggi su Netflix) e quelle che ha imparato a viversi senza sentirsi sopraffatta. E poi le emozioni del suo personaggio, Nadia, persa nel buio senza l'Aureliano di Alessandro Borghi

Foto: Milli Madeleine; Styling: Other Agency; Total look: Philosophy; Hair: Vincenzo Panico; Make up: Eleonora Mantovani per Simone Belli Agency; Location: Hotel W-Rome

Quando ha ricevuto la telefonata era in macchina, ha dovuto accostare. «Ma ti va se facciamo un reboot di Suburra?». Fino al giorno prima quell’universo era chiuso, per lei come per tutti. Risolto in una morte, quella di Borghi-Aureliano, dalla quale non si poteva tornare indietro né andare avanti. E invece. «Certo che mi va di fare un reboot», ha risposto senza doverci pensare. Nero su bianco: è stato il personaggio di Nadia a cambiarle la vita. L’ha consegnata a Netflix e al pubblico internazionale, con annessa serie made in Spagna, Toy Boy. Vero è che da oggi, con l’uscita di Suburræterna, sarà un po’ come rimescolare le carte. Se Federica Sabatini si sta domandando come il pubblico accoglierà la nuova Nadia, fidatevi, non è solo per l’emozione delle reunion. È perché Nadia c’è ancora, ma non è più la stessa. E infatti, nel ritmo furioso della lotta per il potere che ormai conosciamo bene, l’unica linea a scorrere lenta è quella del suo lutto, della sua depressione.

Federica racconta che per prepararsi stavolta è stata al buio, dentro casa, dove ha anche allestito un piccolo altare in onore di Aureliano, con tanto di disegno (niente, se paragonato allo stendardo che vedremo nella palestra di Suburræterna). «La verità è che adesso Nadia è una morta che cammina. Lei macina la giornata, ma non vive davvero». Neanche a dirlo, se vi ha commosso il trailer allora c’è da preparare i fazzoletti su ogni scena con Sabatini, perché siamo nel tempo della veglia e del ricordo. Lei, invece, è pronta a passare oltre. Adesso è sul set di un’altra serie ma – indovinate? – vietato spoilerare. La novità è che sarà lontanissima dalla violenza, le palestre e gli strip club che ha frequentato negli ultimi anni. «Incredibile, eh? Si sono accorti che non spaccio e non sgozzo le persone».

E così Nadia torna, o meglio resta. Ma cambia tutto, look, sguardo, tatuaggi: due ali d’angelo sul collo, come Aureliano. Com’è riprendere un personaggio che conosci a memoria e ritrovarlo tanto diverso?
Non è che sia stato semplicissimo, perché nella realtà è passato anche un bel po’ di tempo tra la fine di Suburra e l’evoluzione in Suburræterna. Raccontare qualcosa a tre anni di distanza significa rimettere mano a un mondo e trasformarlo, ma nel frattempo cambiamo anche noi attori, come persone.

Nel frattempo avevi anche dimenticato qualcosa di Nadia?
No, guarda, non c’è pericolo (ride). Il fatto è che qui raccontiamo una Nadia in profondo stato di depressione, incastrata nel trauma del lutto. Ha perso tutto e cerca di fare i conti con l’unica persona che è rimasta nella sua vita: Angelica. Ma Angelica è riuscita ad andare avanti, Nadia no. A livello emozionale è rimasta vittima degli eventi, e si ritrova in un mondo capovolto: è morta nel momento in cui è morto Aureliano.

Federica Sabatini nei panni di Nadia in ‘Suburræterna’. Foto: Emanuela Scarpa/Netflix

Hai postato il trailer di Suburræterna ed è arrivato Borghi a commentare: “Guarda come te sta bene quer tatuaggio”. Capirai, proprio a farsi male. L’hai sentito, il brividino di tristezza?
Ma certo, durante tutta la serie. Non solo perché ritroviamo Nadia con lo stesso tatuaggio di Aureliano e non solo per nostalgia, ma proprio per una sensazione di affetto verso un tempo passato insieme.

Stavolta hai dovuto lavorare su un complicato stato di tensione: l’attesa di un’azione che però non esplode mai. Come hai fatto?
Esattamente. Ho lavorato molto su due aspetti: evocare un perenne stato di morte e tenere a mente la reference di un animale, per dividere il tempo interiore da quello esteriore. Sai, tu fuori puoi essere la persona più immobile del pianeta ma dentro esplodere, e viceversa. Nadia è veramente dissociata. A volte cerca di salvare il poco che le è rimasto, come la palestra o la relazione con Angelica, quindi prova a proteggere la sua tana proprio come un animale. Se viene attaccata su quei fronti c’è un minimo di reazione, perché sono i luoghi che mantengono in vita Aureliano. Ma per tutto il resto lei sta da un’altra parte, abita in una presenza mentale, percepisce sempre la tomba. La sua è una veglia, coltiva il ricordo e mantiene la fiammella accesa.

Non a caso, è circondata da simboli. La serie si prende molto tempo per raccontare la sua depressione, mentre in genere il lutto viene risolto in due, tre episodi al massimo.
È vero, invece nel nostro caso Nadia non riesce davvero ad uscirne. Nella fase di studio ho costruito una sorta di altare anche a casa mia, ho disegnato Aureliano perché sapevo che ci sarebbe stato un manifesto appeso nella serie. È quello che vedremo nella location della palestra.

Ti sei fatta regalare pure lo striscione, a riprese finite?
(Ride) Giuro no. Ma ho provato anche a stare al buio dentro casa, nel tentativo di capire come si vive da seppelliti in vita quando ti capita un trauma così grande. Nadia non ha famiglia, chi le è rimasto adesso?

Foto: Milli Madeleine; Styling: Other Agency; Top: Philosophy; Denim: Levi’s; Shoes: Gianvito Rossi; Hair: Vincenzo Panico; Make up: Eleonora Mantovani per Simone Belli Agency; Location: Hotel W-Rome

Non mi stai dicendo su quale animale hai lavorato, perché?
Perché non voglio svelarlo, nun me va (ride). Sono una persona riservata, questo lo trovo un dettaglio molto personale.

Spesso parli di esoterismo, psicomagia, tarocchi. Anche questo è personale, siamo nella sfera della fede?
Ma no! Il credo religioso è molto distante dalla mia persona. Credo in altre cose, ma non le prendo come una verità assoluta perché sono un essere umano, per cui la verità non mi è data saperla. Io faccio dei lavori spirituali che mi offrono una serie di strumenti, ma sono ben piazzata a terra. E per esserlo devi avere la fortuna di incontrare persone sane, perché di ciarlatani è pieno il mondo. Voglio capire meglio me stessa, mica scoprire il futuro. Il problema è se utilizzi questi strumenti per trovare delle risposte perché non vuoi lavorare su di te.

Sono strumenti utili al tuo lavoro di attrice?
In qualche modo, ma è un discorso che può essere strumentalizzato. Le varie discipline che ho toccato, la meditazione su tutte, poi il reiki, le costellazioni familiari, le carte, i cristalli, mi hanno semplicemente aiutata a conoscermi e migliorarmi. Perché da lì puoi spostarti su un certo tipo di visualizzazione con le neuroscienze, capire lo scarico di chimica che avviene nel cervello e come stimolare certi ormoni per stare bene. Il mondo offre un sacco di cose e io ho due punti fermi, da sempre: crescere come essere umano e capire come funziona l’essere umano. Poi questo aumenta l’empatia e la comprensione, che nel mio lavoro mi sembrano basilari. Dipende perché lo fai, questo lavoro, ma se vuoi raccontare delle storie e spiegare le vite degli altri in maniera semplice attraverso la recitazione, questo è lo scopo. Suburra, Suburræterna, Toy Boy non sono esempi da seguire, sono persone che fanno del male, e questo dovrebbe farti dire: guarda cosa succede se vivi così.

Quanto credi che Suburra abbia cambiato la tua vita?
Be’, tantissimo. Quando la mia vita è cambiata, è stata Suburra a cambiarla. Vedremo se la cambierà ancora. Quell’universo, in qualche modo, si era fermato anche per me. “Oh, aspetta un attimo, che sta succedendo?”: questa è stata la prima sensazione che ho provato quando sono tornata sul set di Suburræterna nelle vesti di Nadia, ma con un contesto stravolto attorno a lei. Mi sembra un nuovo lancio nel vuoto, anche per me è strano vedere una Nadia così. L’ho interpretata anni fa, poi l’ho lasciata andare e oggi ritrovarla mi fa molta impressione. Il pubblico come prenderà questo cambiamento?

“Torna Suburra”: come ve l’hanno detto?
Io stavo in macchina, lo ricordo benissimo, quando è arrivata una telefonata di Gina (Gardini, produttrice e showrunner di Suburra e Suburræterna, nda), che mi ha detto: “Ma ti va se facciamo un reboot?»”. Senza sospettare niente fino al giorno prima, perché era tutto finito. Mi sono accostata con la macchina, è stato molto emozionante. “Certo che mi va di fare un reboot”.

La Rai ti battezza, Netflix ti adotta. Negli ultimi anni ti sei dedicata alla lunga serialità. È capitato di dover rinunciare al cinema?
In questo momento, pensa, sto lavorando su un’altra serie ancora. Mi piacerebbe tantissimo riuscire a fare anche un film, ma diciamo che non c’è stato il tempo. Per fortuna, aggiungo. Se si tratta di lavoro, io sono sempre molto contenta di lavorare.

Saremo giovani e bellissimi e I Liviatani – Cattive attitudini erano due buone premesse.
Assolutamente. Ma ho preso il filone serialità e l’ho portato dritto, fino alla fine (ride). Chi avrebbe rifiutato?

Nessuno. Tra Nadia e Rania, non c’è il rischio di chiudersi in un identikit un po’ truce?
Per me Rania in Toy Boy è completamente diversa da Nadia, però capisco che dall’esterno si possa fare un’associazione. Io mi sono già spostata altrove, perché nella serie che sto girando sto facendo un ruolo completamente diverso. E poi ce l’avevo, questa paura, ma il mercato sta cambiando. Mi sembra che si rimanga meno incastrati, che finalmente si riesca a vedere un attore che fa il suo lavoro: cambiare personaggi. Anche se ne fai uno e quello ti porta al successo, non sei costretto a prendere sempre quell’onda.

Che poi tu non hai il physique du rôle né di Nadia né di Rania, ma hai preso comunque il rôle.
(Ride) Capito? I miei genitori sono quelli più esterrefatti: “Ma ti vedono in faccia quando vai a fare i provini? Come fanno a credere che ammazzeresti qualcuno?”. Non mi scorderò mai di un ragazzo… stavo lavando le verdure per un minestrone ed ero la persona più felice della Terra perché ero commossa dal cibo, dal fatto che la terra producesse delle cose che possiamo mangiare, dall’abbondanza che ci regala. Così avevo fatto un video e questo ragazzo mi ha scritto: “Ao’, ma io te seguivo perché c’avevi le treccine e sparavi, e mo che è? Te commuovi pe’ ’n’insalata?”. Ho riso per quaranta minuti.

Foto: Milli Madeleine; Styling: Other Agency; Total look: Philosophy; Hair: Vincenzo Panico; Make up: Eleonora Mantovani per Simone Belli Agency; Location: Hotel W-Rome

Provo a indovinare questo nuovo progetto?
Non ce la farai mai. Possiamo dire solo che sarò tra i protagonisti di una serie Rai. (Mi parla della serie e del prossimo personaggio: «No, non ci credo». «Credici», risponde lei, «passiamo dal Polo Nord al Polo Sud». «Allora si sono accorti della tua vera natura». «Vedi? Hanno capito che non spaccio e non sgozzo le persone»).

Tu invece lo hai capito “come si sopravvive alle emozioni”? Lo scrivi spesso, ma è un concetto che appartiene anche a Nadia.
Innanzitutto con la terapia, poi con i cristalli (ride). Seriamente: la cosa più grande che penso di aver capito è che le emozioni non sono uno stato perenne, ma uno stato transitorio. Una persona che come me ha un’alta sensibilità può ritrovarsi sopraffatta, potrebbe lasciarsi guidare anche solo da quelle. E a volte un’emozione ti sembra la verità assoluta. Poi un giorno realizzi: aspetta, ma allora questa cosa poi passa, pure se me la vivo. Ecco, quella per me è stata la sopravvivenza. E allora io le emozioni me le voglio vivere tutte.

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