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Elle Fanning e Sienna Miller: «Uccidi con gentilezza»

Abbiamo intervistato le due attrici protagoniste de "La Legge della Notte", il nuovo gangster movie diretto da Ben Affleck, che ci hanno raccontato dei loro personaggi e di cosa significhi vivere in mezzo agli squali di Hollywood

Scritto, diretto, prodotto e interpretato da Ben Affleck, La Legge della Notte è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Dennis Lehane, anche produttore esecutivo del film. Nel cast oltre ai nostri Remo Girone (La Piovra) e Massi Furlan (Il Cavaliere Oscuro-il Ritorno, oltre che tanta televisione) ci sono anche una bellissima Sienna Miller, la neo mamma Zoe Saldana (terzo figlio Zen, avuto dall’artista italiano Marco Perego), Brendan Gleeson, Chris Messina, Chris Cooper, e la mia adorata Elle Fanning, una che a 3 anni ricevette il suo primo ruolo al fianco di Sean Penn, e che ora è finalmente cresciuta, sotto tutti i punti di vista, sia come attrice che come persona, fresca di diploma al liceo con tanto di partecipazione al prom, la classica festa ballo di fine anno scolastico degli high school americani. La vostra Bestia le incontra in sede separata: Sienna a NY, sempre sotto la neve, con un freddo polare che non fa altro che ingigantire la sua bellezza, avvolta in un cappottone bianco latte. La seconda, Elle Fanning, a LA, subito dopo essere tornata dal suo primo Coachella/Oldchella in quel di Indio Springs, un concerto a cui è andata finalmente da sola. Il film apre In Italia il 2 marzo…

Sienna, hai lavorato con registi importanti, Clint Eastwood, Charles Shyer, John Wells… Com’e’ stata l’esperienza con Ben Affleck?
Ben e’ un regista dal carisma straordinario. E’ capace di arrivare al fondo della tua anima. Oltre ad essere un bravissimo attore, e’ anche sceneggiatore di talento. In questo film e’ stato capace di ricreare un feeling dei film classici della golden age di Hollywood, film epici e grandiosi come Il dottor Zivago, La furia Umana o Gli angeli con la faccia sporca con James Cagney e Humphrey Bogart. E’ stato anche molto bravo a scegliere gli attori, proprio come diceva John Ford, il 90% del lavoro di un regista sta nella giusta scelta del cast.

Ci descrivi il tuo personaggio?
Sono Emma Gould, immigrata irlandese, figlia di un magnaccia, con legami famigliari complicati e relazioni pericolose con gangster. Diciamo che sono una donna interessante, piacevole e con cui non ti puoi annoiare! Emma cerca di sopravvivere, vive di espedienti finché non si innamora di Joe, il personaggio interpretato da Ben. Il loro e’ un amore intenso, criminale e rischioso, Joe sa che sarebbe da evitare, ma la ama troppo, si buttano a capofitto nella passione senza pensare alle conseguenze. E poi arrivano i guai.

Qual’è la difficoltà più grande che hai incontrato in questo film?
Se devo essere onesta, l’accento di Emma. È stato molto difficile da fare, ho scoperto che quando parlo irlandese, la bocca assume posizioni inaspettate, innaturali, diciamo non piacevoli come immagine (ride), ma che ci vuoi fare, in fondo sono una ragazza americana nata a New York e cresciuta a Londra”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti a cui stai lavorando?
Mi vedrete nel The Lost City of Z, film drammatico e d’azione basato sul libro di David Grann Z la Città Perduta, prodotto da Brad Pitt, con Charlie Hunman e Robert Pattinson.

E tu Elle, cosa puoi raccontare del personaggio che interpreti?
Sono Loretta Figgis, la figlia del capo della polizia di Tampa, interpretato da Chris Cooper. Loretta lascia la Florida perché vuole diventare una star del cinema, ma che non arriverà mai a Hollywood, fermandosi solo a Los Angeles. Il cinema lo vivrà solo nei film pornografici fatti per supportare un’assuefazione e, per la delusione, finirà anche per diventare eroinomane. Poi quando decide di ritornare in Florida, il padre la massacra letteralmente di botte finché non si redime, si trasfroma e diventa una predicatrice evangelica, iniziando a fare sermoni contro droga, alcol e gioco d’azzardo… una predicatrice vera e propria. È una storia che ricorda i vecchi film di gangster, quelli ambiziosi che speravano di realizzare il proprio sogno americano. È un dramma intenso, divertente, che rapisce dalla prima scena.

Nel film sei quasi sempre vestita di bianco. C’è un motivo?
Per Loretta è un simbolo di purezza, è un modo per cercare di dimenticare il suo passato ma allo stesso tempo si rende conto che per predicare ha bisogno di creare una performance; è un animale da circo, deve stare al gioco, il bianco fa parte della sua divisa.

Com’è stato lavorare con Jacqueline West, la costume designer?
Jacquie è un’artista, la sua ricerca è impressionante. Per Emma aveva a disposizione più di cinquanta vestiti da cui poter scegliere. Sia io che Sienna abbiamo indossato biancheria intima originale degli anni ’20, solo per darci l’idea di come avremmo dovuto muoverci, per aiutarci a capire le nostre posture.

Quando hai incontrato Ben per la prima volta?
Abbiamo iniziato a parlare di questo ruolo quando avevo 15 anni. Non avrei mai immaginato che avrei ottenuto la parte, anche nel libro Loretta ha qualche anno di più e credevo di essere troppo giovane. Eppure per Ben era importante che, nonostante avesse avuto un passato difficile, fosse riuscita a mantenere delle qualità infantili, come se in realtà non fosse mai maturata e rifiutasse di crescere e affrontare un mondo adulto. Ben mi è stato molto vicino, mi ha aiutata parecchio, soprattutto nelle scene dei sermoni, erano molto lunghi e avevo paura di non riuscire a ricordare tutti.

Ora una domanda per tutte e due, come memorizzate i vostri dialoghi?
ELLE: Li imparo a memoria la sera prima, quando ho finito di girare. In genere preferisco impararli all’ultimo momento perché voglio che mi rimangano freschi in testa, senza lavorarci troppo sopra. Per questo film però avevo paura di non avere abbastanza tempo per imparare a memoria tutti i miei monologhi, e quindi ho iniziato a leggerli e ripeterli due settimane prima dele riprese. È stata un’esperienza quasi teatrale, per me ‘terrificante’, dato che non ho mai fatto teatro. Ben mi ha chiesto piu’ volte se volevo avere del tempo per fare delle prove ma ho preferito improvvisare.
SIENNA: A me piace molto avere del tempo per fare le prove. Faccio molto teatro e avere quattro settimane per dedicarmi completamente a scoprire il mio personaggio è la parte che amo di più di questo lavoro, il processo investigativo è molto eccitante. Avere una buona memoria è molto importante anche se diventa più facile con l’esperienza.

Ti piacerebbe dirigere?
SIENNA: Non so, forse un giorno, adesso proprio non saprei da dove cominciare! Mi piacerebbe produrre, quello si, anche perché così avrei più accesso a ruoli coinvolgenti. Ben mi ha detto che tutte le attrici che fanno i film più interessanti sono tutte produttrici.
ELLE: Si, mi piacerebbe seguire il percorso creativo di mia sorella Dakota, che ha scelto creative writing al college, e quello di Sofia Coppola.

Il miglior consiglio che abbiate mai ricevuto da un collega?
SIENNA: Un amico carissimo una volta mi ha detto “uccidili con la gentilezza, mai con la violenza”. Si riferiva a tutti gli avvoltoi di Hollywood. Troppo facile mandarli a farsi fottere, meglio farlo col sorriso sulle labbra e col tuo lavoro.
ELLE: Nicole Kidman, sul set de L’Inganno, il nuovo film di Sofia Coppola, mi disse: “Trova la tua tribù e tienitela stretta, saranno sempre al tuo fianco nel momento del bisogno”. Mi piace l’idea della tribù, è un’idea confortante in un mondo spietato come quello di Hollywood.

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