Lo showrunner di The Boys Eric Kripke aveva già raccontato a Rolling Stone nel 2024 di avere «un finale in mente» per la serie, lasciando intendere che, nonostante tutte le atrocità mostrate, non sarebbe stato un epilogo particolarmente dark. «Voglio vivere in un universo con una morale», aveva detto, «dove quando scegli amore, famiglia e grazia, ti succedono cose belle».
L’episodio finale ora è disponibile su Prime Video e, come promesso, almeno alcuni degli eroi riescono finalmente a ripulirsi dal sangue accumulato in cinque stagioni e ad avere una sorta di lieto fine. Nel complesso, l’ultima stagione ha continuato a mostrare quella capacità inquietante di riflettere la natura surreale della vita negli Stati Uniti del XXI secolo: la trama apparentemente più assurda — quella in cui Homelander, interpretato da Antony Starr, si proclama letteralmente Dio — ha finito per ricordare il post pubblicato da Donald Trump su Truth Social in cui si paragonava a Gesù. Kripke ha parlato con noi del processo creativo dietro il finale, della battaglia conclusiva, delle polemiche online dei fan e del futuro dell’universo di The Boys.
***Gli spoiler, ovviamente, abbondano.***
Non hai mai nascosto che scrivere una stagione finale e un episodio finale sia stressante. Da quanto tempo avevate in mente questo epilogo? Quanto è cambiato nel corso del tempo?
Più o meno a metà della terza stagione avevamo accumulato abbastanza idee da pensare: “Ok, credo di avere in mente non per forza un finale preciso, ma dove vogliamo che finisca ogni personaggio”. Cioè: chi vive, chi muore. E quelli che sopravvivono, dove arrivano? Questo lo avevamo già abbastanza chiaro.
L’evoluzione è stata soprattutto capire come portarli fino a lì. Di The Boys abbiamo sempre detto che i personaggi vengono prima di tutto, e siamo sempre partiti dal tracciare il percorso emotivo che ognuno deve affrontare. La nostra sensazione era: è l’ultima stagione. Abbiamo 15 personaggi a cui dobbiamo dare un approdo emotivo soddisfacente. Quello sarebbe stato il nostro focus.
Dal punto di vista pratico della trama, avete introdotto il concetto dell’esplosione energetica di Soldier Boy che può togliere i superpoteri come vostra arma segreta? Anche perché avevate pure il virus in grado di uccidere i Supes, che però non avete mai usato.
Avevamo deciso molto presto che sarebbe stato uno strumento utile. Nella nostra testa il virus rappresentava più che altro questa domanda: “Puoi davvero radere tutto al suolo e distruggere ogni cosa sul pianeta pur di raggiungere il tuo obiettivo?”. Perché penso che Sage avesse ragione. Se quel virus fosse stato rilasciato, ci sarebbe stato un massacro terribile di moltissime persone. Quindi non potevamo usarlo davvero. L’esplosione che elimina i poteri, invece, era qualcosa che tenevamo in tasca già all’inizio di questa stagione.
Abbiamo passato circa sei settimane nella writers room cercando di capire cosa sarebbe stata questo capitolo finale. E ci sembrava divertente privare Homelander dei poteri anche solo per un po’ e vedere che gigantesca mammoletta fosse davvero senza. Una volta deciso che saremmo andati in quella direzione, sapevamo che sarebbe stata Kimiko a farlo, perché aveva senso: lei ha capacità rigenerative, soprattutto dopo la morte di Frenchie. Ma se tornate indietro, nel quarto episodio Butcher guarda il video russo di Soldier Boy. Nel quinto lo si vede trascinare tutta quella strumentazione nella stanza, dicendo che lui e Frenchie stanno lavorando a qualcosa. Abbiamo disseminato indizi per tutta la stagione per costruire quel momento.

Karen Fukuhara (Kimiko). Foto: Jasper Savage/Prime
È l’esplosione di Kimiko a togliere i poteri a Homelander. C’è mai stato un momento in cui avete pensato che potesse essere direttamente Soldier Boy a farlo?
No. Penso che dobbiamo al pubblico il fatto che siano i Boys a sconfiggere Homelander, senza complicare troppo le cose. Non volevamo dire: “So che vi aspettate che i Boys battano Homelander dopo sette anni passati fedelmente a seguire la serie, ma non succederà. Lo faremo sconfiggere dai ragazzi di Gen V o da Soldier Boy o da qualcun altro”. Per me è sempre stato chiaro: dovevano essere i Boys. E alla fine doveva essere per forza Butcher.
Che atmosfera c’era sul set durante le riprese della scena in cui Homelander perde i poteri e poi di quella della sua morte? Com’era Antony Starr in quei momenti?
È stato tutto molto emotivo, malinconico, dolceamaro. Ero presente, e non sempre ci sono per scene del genere. Credo che fosse davvero il momento in cui tutti realizzavano che era finita. La scena della morte di Homelander ti sbatte davvero in faccia che è tutto finito. E devo dare molto merito ad Ant, perché dopo aver interpretato per così tanto tempo questo bullo sociopatico, a un certo punto gli ho detto: “Ok, in questa scena sei la più grande mammoletta del mondo”. Perché è quello che succede a tutti gli autocrati quando gli togli il potere. È successo a Saddam Hussein quando l’hanno tirato fuori dal suo nascondiglio sotterraneo. Arriva il momento in cui devi implorare per avere salva la vita. E lui si è buttato nella scena con entusiasmo totale.

Karl Urban (Billy Butcher). Foto: Jasper Savage/Prime
So che Antony prende questo personaggio molto sul serio. Non ha avuto esitazioni nell’arrivare fino al punto di fargli offrire sesso orale pur di salvarsi e tutto il resto?
L’ho contattato prima che uscisse la sceneggiatura e gli ho detto: “Te lo dico subito, perché so quanto tieni all’idea della potenza del personaggio: nella sua morte Homelander non è potente. Se ne va nel modo più patetico possibile”. E lui mi ha risposto: “Certo. Deve essere così. È la fine. Deve avere una punizione adeguata all’orrore che ha inflitto negli ultimi sette anni”. Quindi aveva capito perfettamente il punto. Anzi, è stato lui ad aggiungere la battuta: “Mi mangerò la tua merda in diretta TV”». [Ride] «Perché penso che volesse davvero scavare fino in fondo nel disastro umano che è Homelander. È stato un partner fantastico in tutto.
Com’era Antony quando quella scena è finita e stava lasciando il set?
«Onestamente? Ci siamo dati un sacco di abbracci. L’emozione della famiglia prende il sopravvento su qualunque cosa stia succedendo nella scena in quel momento. Mentre la giravamo, nello studio accanto stavano già iniziando a smontare la sala riunioni. Stava sparendo tutto. E questo campeggio estivo che siamo riusciti a portare avanti per così tanto tempo… era come vedere tutti disperdersi nel vento. C’erano soprattutto membri del cast che si abbracciavano tra loro e realizzavano che questa esperienza irripetibile era davvero finita.
C’era un effetto per la testa spaccata? Antony andava davvero in giro così?
La ferita aperta è un effetto realizzato dal nostro geniale make-up artist per gli effetti speciali, Zane Knisely. Antony indossava praticamente una specie di cuffia verde con la ferita su un lato. Poi Stephan Fleet e i nostri geni degli effetti visivi hanno trasformato tutto in spazio vuoto, cervello e tutte quelle cose che non puoi ottenere senza ucciderlo davvero, cosa che non avevo intenzione di fare.

Antony Starr (Homelander). Foto: Jasper Savage/Prime
Quindi stavate tutti abbracciando Antony con quella testa disgustosa e deformata.
Sì. Con quella testa disgustosa e deformata e il cervello di fuori. Ma questa è la vita su The Boys, amico. Siamo tutti talmente abituati a vedere gli attori nell’aspetto più orribile possibile che ormai stiamo tranquillamente seduti vicino al catering a bere caffè e chiacchierare così.
Uno degli sceneggiatori di Breaking Bad ti aveva detto che uno dei segreti della loro stagione finale era tenere una lista di tutte le trame lasciate aperte. Hai seguito quel consiglio?
Sia chiaro: non pretendo certo di essere all’altezza di Breaking Bad. Però la tecnica di scrivere ogni filo narrativo irrisolto su una lavagna e usarlo come fonte di idee è stata davvero utilissima. Ti permette di vedere quali personaggi sono ancora in gioco, quali storyline devono ancora essere affrontate e semplicemente di assicurarti di chiudere quante più cose possibile.
Pensi di essere riuscito a chiudere quanti più fili narrativi possibili? Quello è un obiettivo, ma l’altro è creare un finale soddisfacente. Non può essere l’unico.
Io volevo far arrivare bene i personaggi alla fine. Quella era la mia priorità. Abbiamo sempre iniziato e finito tutto partendo dai personaggi. E volevo che tutti avessero percorsi soddisfacenti, finali soddisfacenti, dei payoff soddisfacenti. Quello era il mio obiettivo principale, e penso che in larga parte ci siamo riusciti. Ovviamente il dibattito online è stato un po’ un uragano, ed è stato deprimente da leggere. E ammetto di aver avuto anch’io dei momenti di totale paranoia. Però la quinta stagione è la più grande che abbiamo mai fatto, e dopo 39 giorni siamo a 57 milioni di spettatori. E così impari di nuovo la stessa lezione che hai già imparato mille volte: il mondo online non è il mondo reale. È facilissimo avere la sensazione che “oddio, quello è tutto”. Ma non è così. È una frazione minuscola di una singola percentuale. E, Dio li benedica, hanno tutto il diritto di avere le loro opinioni, ma è stato rassicurante capire che quella non è affatto l’opinione della maggioranza.
Alcuni dei fan online più rumorosi sembrano aver completamente frainteso la battuta “È quello che Clara avrebbe voluto”, cioè il riferimento di Soldier Boy a un personaggio apertamente nazista. Pensano che in quel momento lo spettatore dovesse simpatizzare con Soldier Boy e Clara, cosa che non era assolutamente nelle vostre intenzioni.
No, certo che no. L’obiettivo di Clara era creare un supersoldato ariano. E Soldier Boy è molto confuso nel modo in cui la ama. Il suo amore per lei è imperfetto. È pessimo nello scegliersi i partner. E lei è una nazista. È come se Captain America andasse a letto con una nazista: è proprio questo il punto. Questa donna di cui lui è ancora innamorato avrebbe voluto un supersoldato ariano dal potere infinito, e inizialmente pensava che sarebbe stato Soldier Boy. Ma lui non è riuscito a essere quella cosa per lei. Forse però può ancora darle quello che desiderava.
Per qualche motivo, ci sono sicuramente persone per cui questa stagione non sta funzionando. Che sia per il ritmo, che sia per la mancanza di enormi scene di combattimento… Io leggo ossessivamente tutti i commenti, a un livello quasi poco sano. Ma tutto quello che posso dire è che volevo raccontare una precisa angolazione di questa storia. Ho fatto quello che facciamo per ogni stagione: cercare di concentrarci sui Boys e costruire un mondo riconoscibile rispetto a quello in cui viviamo. Non ero minimamente interessato a un mondo post-apocalittico. Non è mai stata un’opzione. Doveva sempre essere una versione deformata da specchi del luna park del mondo in cui viviamo oggi e della sua deriva verso il fascismo. E non me ne pento. Sono felice del risultato finale. E per fortuna la maggior parte del pubblico è d’accordo, ed è stata una cosa molto rassicurante da sapere.
Le battute che il Worm dice nel primo episodio si sono rivelate molto più profetiche di quanto avessi immaginato. Pensavo sinceramente che fosse solo una battuta interna, autoironica: “Provate a rendere felici tutti. Non ci riuscirete. I finali sono la cosa peggiore”. E invece quelle battute si sono rivelate, almeno nel mondo online, assolutamente vere.
Non avreste mai potuto prevedere la svolta quasi religiosa che si è verificata dentro e attorno alla vera Casa Bianca. E invece l’avete fatto
Una parte di quello esisteva già da tempo. La Democratic Church of America [nella serie] era qualcosa che era già nell’aria. Esiste questo movimento, la New Apostolic Reformation, sono stati scritti libri sull’argomento, e noi lo stavamo studiando già due anni fa. Parlava molto dell’idea che l’America sia una nazione cristiana e che Trump guiderà il Paese verso una nuova età dell’oro del cristianesimo. Quindi era qualcosa che circolava già da un po’. Ora, mi aspettavo che Trump pubblicasse davvero un’immagine di sé come Gesù e che un gruppo di evangelici pregasse davanti a una statua dorata? No, quello no. Però il bersaglio di questa stagione era già lì fuori, ed è inquietante quanto il tempismo si sia rivelato preciso. Ed è questa la parte sinceramente più disturbante e deprimente. Il tempismo è sempre incredibilmente azzeccato.
Sembra che uno dei messaggi di speranza sia che queste figure abbiano una forma di hybris intrinseca e che, una volta superato un certo limite, quella stessa arroganza finisca per distruggerle. La serie lascia intendere molto chiaramente che la cosa del “Homelander è Dio” non avrebbe retto davanti al pubblico.
Ogni autocrate prima o poi supera il limite. E il meccanismo è quasi sempre lo stesso: iniziano a dire cose completamente folli. Le persone intorno a loro capiscono benissimo che sono folli, ma hanno troppa paura per fare qualcosa. Così li assecondano. Smettono di dirgli la verità e iniziano a dirgli solo quello che vogliono sentirsi dire, quindi diventano sempre più isolati dentro la propria bolla. Poi a un certo punto portano tutto questo davanti al mondo, e il mondo reagisce dicendo: “È completamente folle. Tu sei folle”. E allora l’incantesimo si spezza. È successo ancora e ancora nella storia. Forse è solo un desiderio ingenuo sperare che succeda di nuovo anche nel mondo reale, ma almeno volevamo che succedesse a Homelander.
Avete anticipato la morte di Frenchie e la separazione da Kimiko facendo capire che, anche se fossero sopravvissuti, probabilmente non erano davvero destinati a stare insieme.
Penso che, se lui fosse sopravvissuto, almeno avrebbero provato a far funzionare la relazione. E chissà se ci sarebbero riusciti oppure no. Ma per noi era interessante proprio questo: per quattro stagioni abbiamo giocato con il classico “si metteranno insieme oppure no?”, e tutto quello che hanno fatto è stato parlare del loro passato e di come superarlo. Così, nel momento in cui entrambi erano finalmente riusciti a lasciarselo alle spalle e stavano davvero iniziando a guardare al futuro, ci sembrava interessante che si rendessero conto di non immaginare lo stesso futuro. Non hanno mai avuto una singola conversazione sui figli o su come volessero che fosse la loro vita insieme.
Le stagioni precedenti avevano temi diversi. La scorsa parlava molto di mortalità e morte. Questa invece, almeno per i nostri personaggi, ruotava attorno a una domanda: come guardi al futuro? Quando tutto questo sarà finito, dove ti immagini? E pensi davvero che sopravvivrai? E se sopravvivi, che tipo di mondo pensi di abitare? Credi che un lieto fine sia possibile? Soprattutto quando tutto è così oscuro. Quindi ogni personaggio si confronta con l’idea del proprio futuro, invece di continuare a guardarsi indietro, che è quello che avevano fatto nelle stagioni precedenti.

Tomer Capone (Frenchie), Karen Fukuhara (Kimiko). Foto: Jasper Savage/Prime
Sappiamo che la serie in sviluppo The Boys: Mexico sarà ambientata dopo questi eventi. Quindi questo universo continuerà ad andare avanti nel tempo, e non solo indietro con il prequel Vought Rising. Che idee hai per altre serie ambientate nel “presente” di questo universo? E quanto sarai coinvolto? Sei pronto a passare ad altre storie e ad altri universi?
Sono entusiasta all’idea di mettermi alla prova con un paio di altri universi. Però continuerò anche a supervisionare quello che uscirà all’interno di questo VCU [Vought Cinematic Universe]. Farò controllo qualità, darò consigli. La mia idea è che non voglio più essere lo showrunner operativo giorno per giorno, perché il mio progetto del cuore l’ho già fatto: è stato The Boys. Ma Vought Rising è il progetto del cuore di Paul Grellong. E non vorrei mai che questi show sembrino prodotti fatti in serie. Ognuna deve essere strana, idiosincratica, unica a modo suo e soprattutto deve essere la passione di qualcuno. Esattamente come Gen V è completamente diversa da The Boys, e sarà completamente diversa anche da Vought Rising: condividono un certo DNA e un certo tono, ma hanno temi molto diversi e tipi di personaggi completamente differenti.
Resta comunque un mondo molto divertente, e credo che il punto che volevamo trasmettere nel finale fosse che niente è semplicemente perfetto e felice per sempre. Adesso ci sono tutti questi Supes fuori controllo in giro, di cui la Vought non si assume più alcuna responsabilità. E ci sono problemi da risolvere. Ci saranno sempre problemi da risolvere. Ma se tieni strette le persone che ami e vi prendete cura gli uni degli altri, allora puoi avere un lieto fine.
Nel finale c’è un momento con un personaggio miliardario della tecnologia che sicuramente non ricorda nessun particolare miliardario tech del mondo reale. Dai piani alti è arrivato qualche malumore per quella scena?
Per niente. Solo risate e divertimento. E non so che tipo di conversazioni avvengano ai livelli più alti. Tutto quello che posso dire è che me l’hanno lasciato fare. Anche se magari sono solo il giullare di corte, non mi hanno ancora tagliato la testa, e sono grato per questo.

Erin Moriarty (Annie January aka Starlight) e Jack Quaid (Hughie Campbell). Foto: Jasper Savage/Prime
A Hughie e Starlight succedono eventi potenzialmente corruttivi, davvero oscuri, eppure li fate finire in un momento in cui stanno bene. Avranno un figlio. Aprono un negozio di elettronica. Hai mai avuto dubbi sul fatto di voler dare loro un lieto fine?
No, nessun dubbio. L’ho sempre pensato così. E avere un figlio è un gesto intrinsecamente pieno di speranza. Nella quarta stagione Annie abortiva per molte ragioni complicate, ma una di queste era semplicemente che non aveva una visione positiva e ottimista della direzione in cui stava andando il mondo. Quindi questo finale vuole essere il payoff di quella scelta: allora non era pronta, mentre adesso sì. Adesso ha speranza nel futuro. Ma no, il loro non sarebbe mai stato un finale perfetto. Lei vomita, si fa la pipì addosso e litiga con sua madre. Però riusciranno a stringersi l’uno all’altra e a far funzionare le cose come famiglia.
Non hai mai dato l’impressione che questa sarebbe stata una serie destinata a finire con “il nichilismo aveva ragione, non c’è speranza e vincono i cattivi”.
No. Spero che il messaggio che arrivi sia che la speranza esiste, se continui a rialzarti ogni volta che vieni buttato giù. E non arriverà senza sacrifici terribili, e non sarà mai perfetta. Non volevamo lasciare il mondo in uno stato perfetto. Ci sono problemi, e dovrai affrontarli. Però puoi trovare la tua personale salvezza concentrandoti sulle persone che ami e prendendovi cura gli uni degli altri. E spero che, alla fine di tutto, sia questo il messaggio che rimane.










