Dentro il suono di ‘Peaky Blinders: The Immortal Man’: quando la musica prende il comando | Rolling Stone Italia
Hunting the Wren

Dentro il suono di ‘Peaky Blinders: The Immortal Man’: quando la musica prende il comando

Cillian Murphy e Antony Genn raccontano la colonna sonora cupa e atmosferica che accompagna il debutto sul grande schermo della serie delle serie, tra Lankum e Fontaines D.C.

Dentro il suono di ‘Peaky Blinders: The Immortal Man’: quando la musica prende il comando

Cillian Murphy (Tommy Shelby) in 'Peaky Blinders: The Immortal Man'

Foto: Robert Viglasky/Netflix

Nel folklore celtico lo scricciolo, pur essendo piccolo, è chiamato “il re di tutti gli uccelli” per aver ingannato l’aquila nascondendosi sul suo dorso, riuscendo così a volare più in alto degli altri. Nonostante questo titolo regale, lo scricciolo veniva cacciato per quello che rappresentava, e la sua morte segnava la fine dell’anno e l’inizio del nuovo. La simbologia cambia a seconda delle storie, delle epoche e delle culture: dalla scaltrezza e intelligenza fino al tradimento.

Con caratteristiche non dissimili dal nostro protagonista, è un parallelo di cui Cillian Murphy e il compositore Antony Genn dicono di aver goduto “gratis” quando hanno rielaborato Hunting the Wren dei Lankum (con la voce di Grian Chatten dei Fontaines D.C.) come brano che accompagna il capitolo finale di Tommy Shelby inPeaky Blinders: The Immortal Man (dal 20 marzo su Netflix).

Il nuovo film del creatore della serie Steven Knight, diretto da Tom Harper, riprende la storia della famigerata famiglia criminale di Birmingham, gli Shelby, nella Gran Bretagna degli anni Quaranta. Sullo sfondo della Seconda guerra mondiale, Tommy Shelby riemerge da un esilio autoimposto per «affrontare il confronto più distruttivo di sempre». La sinossi prosegue: «Con il futuro della famiglia e del Paese in gioco, Tommy deve affrontare i propri demoni e decidere se confrontarsi con la propria eredità o bruciarla per sempre. Per ordine dei Peaky Blinders…».

Peaky Blinders: The Immortal Man | Official Trailer | Netflix

Accanto ai Lankum, il nuovo film dà spazio a una serie di nuove voci, segnando un potente nuovo capitolo nell’iconica eredità musicale della serie. Con un totale di 36 brani, la colonna sonora, composta dagli storici collaboratori Genn e Martin Slattery, è arricchita da nuove registrazioni originali di Amy Taylor degli Amyl and the Sniffers e dei membri dei Fontaines D.C. Grian Chatten, Carlos O’Connell e Tom Coll.

Una selezione curata di needle drop include poi una reinterpretazione di Red Right Hand di Nick Cave, un brano tratto dall’album dei mclusky, eroi underground del post-hardcore anni ’90, e due cover dei Massive Attack: Angel eseguita da Chatten e Teardrop dai nuovi arrivati anglo-irlandesi Girl in the Year Above, definita da Robert Del Naja l’interpretazione più «sublime» che abbia mai sentito.

Questa nuova e variegata colonna sonora, cupa e stratificata, è una vera masterclass in collaborazione, come la descrive Genn, guidata dall’arco narrativo e dalle emozioni della storia, dando vita a quello che Murphy definisce il lavoro di cui è «particolarmente orgoglioso».

Ecco la nostra intervista esclusiva a Cillian Murphy e Antony Genn, in cui i due appassionati di musica parlano di collaborazione, narrazione e di quando la musica nei pub è una pessima idea.

Peaky Blinders | Cillian Murphy and Antony Genn on Lankum, The Immortal Man, and music in pubs

Pensando all’eredità della serie e ripercorrendo gli ultimi 13 anni, cosa c’è nella scrittura di Steven Knight che si presta così bene alla musica?

Cillian: È una bella domanda. Non lo so davvero. Ant potrebbe avere una teoria migliore della mia.

Ant: Non so se dipenda da Steven. La sua scrittura è brillante, ma il bello di cinema e televisione è che sono arti collaborative. In Peaky Blinders c’era la sceneggiatura della prima stagione, poi è arrivato Otto Bathurst e ha portato le sue idee. Il bello della collaborazione è che ci sono sempre sorprese. Steve scrive Peaky Blinders, ma non so se abbia pensato: “Sì, mettiamoci… [questa canzone]”. Credo sia stato Otto Bathurst a suggerire: “E se usassimo Red Right Hand di Nick Cave?”. Questo pianta una bandiera da cui poi puoi partire per esplorare altri territori e accendere nuove idee. È questo il bello delle arti collaborative: il risultato finale è più grande della somma delle singole parti.

Parlando di collaborazione: Ant, in una recente intervista con Martin Slattery hai detto che la prima volta che hai sentito Puppets con Grian Chatten ti ha dato i brividi. Cillian, c’è stata una scena che, vista per la prima volta con la musica, ti ha fatto lo stesso effetto?

Cillian: Essendo anche produttore del film, ho avuto la fortuna di vedere ogni versione e ascoltare ogni evoluzione del brano mentre i ragazzi ci lavoravano. Il riff è arrivato per primo, poi ha iniziato a svilupparsi. I testi sono arrivati dopo. Sapevamo che sarebbe stato un pezzo scritto su misura per quella sequenza. Vederlo crescere è stato elettrizzante. Il rapporto tra musica e immagini è incredibile. Entri completamente nel mondo di Peaky attraverso il suono e i testi di Grian. Ma poi Oggi ero in radio a farla ascoltare e piace a tutti. È una bomba anche presa da sola.È stato un privilegio essere coinvolto lungo tutto il percorso musicale della serie, ma questa colonna sonora mi rende particolarmente orgoglioso.

Barry Keoghan (Duke) e Cillian Murphy (Tommy) in ‘Peaky Blinders: The Immortal Man’. Foto: Netflix

E il brano dei Lankum (Hunting the Wren)? È bellissimo, dà i brividi. Essendo questo il capitolo finale di Tommy Shelby, quando avete deciso che sarebbe stato uno degli ultimi pezzi che ascoltiamo? Subito?

Cillian: Quasi subito, vero?

Ant: Sì, già al primo incontro, prima ancora che io e Martin avessimo il lavoro. Era quello in cui ci siamo confrontati con Tom. Cillian e io avevamo già parlato dei Fontaines e dei Lankum. In quell’incontro li ho citati, e Tom è andato subito ad ascoltarli, a consumare la loro musica, È stato lui a inserire Hunting the Wren nella scena. Funzionava alla perfezione.

Cillian: E non è mai cambiata.

Ant: No, mai. A parte quando ho detto a Tom: “Voglio ri-registrarla”. All’inizio era un po’ scettico, ma io sentivo che si poteva andare più a fondo, modellarla meglio, tirarla più fuori. Nella scena si esce fuori nella natura, e io sentivo il suono delle uilleann pipes (uno strumento tradizionale irlandese, ndt), il respiro della terra, capisci cosa intendo? In quella scena si passa a queste fotografie, a qualcosa di storico. E ho pensato che si potesse, sai…

Cillian: …andare più a fondo.

Ant: Stava per uscirmi “spremere”, ma meglio: andare più a fondo. Sì, è un modo più giusto per dirlo. Grazie, Cill. Andare più dentro e vedere se potevamo tirarne fuori ancora di più. E poi farlo crescere, renderlo più ampio, con l’orchestra e tutto il resto. Siamo stati molto fortunati a convincere i Lankum a tornare in studio e ri-registrarlo con noi. Sono stati tra i giorni più magici della mia vita, lavorare con loro lì dentro.

Hunting The Wren - Taken From Peaky Blinders: The Immortal Man (Soundtrack from the Netflix Film)

Avete accennato ai testi e alla loro importanza. Mi chiedevo quanto fosse rilevante, per quella scena, il simbolismo dello scricciolo, soprattutto nel folklore e nel suo legame con la terra.

Cillian: È un’osservazione molto giusta. Credo che in qualche modo questa cosa arrivi quasi “gratis”, no?

Ant: Sì, a volte succede: metti una canzone e funziona.

Cillian: Come per magia.

Ant: Spesso invece non funziona, e il processo è fatto di molti tentativi ed errori. Come dice Cillian, ogni singola scena su cui abbiamo lavorato, ed è stato un processo lungo, la mandavo a Tom e a Cillian man mano, così che tutti potessimo esprimere un’opinione. Per fortuna abbiamo un ottimo rapporto di lavoro e una grande intesa: se qualcosa non funziona, non ci giriamo intorno, ce lo diciamo chiaramente. A volte devi attraversare varie fasi per arrivarci, e devi anche provare cose che magari non funzionano del tutto. Però stai andando nella direzione giusta, oppure una parte funziona, un’emozione c’è, ma in quel contesto non regge. Allora ti chiedi: possiamo andare da un’altra parte? Questo è il processo e, ti dirò, a me piace tantissimo. Se faccio ascoltare qualcosa a lui o a Tom e tu [Cillian] ti giri e dici: “Non è proprio giusto”, per me è uno stimolo, apre delle domande. Io vivo di domande. Sulle risposte non sono così sicuro. Le troviamo insieme, ma le domande, quelle devi continuare a fartele.

Cillian: Credo che dipenda anche dal fatto che con Ant ci conosciamo da vent’anni, e con Tom dalla prima stagione di Peaky. C’è tantissima fiducia, e puoi dire quello che pensi in modo molto diretto: “Guarda, per me non funziona”, senza che nessuno si offenda. Tutti sono lì per fare il miglior film possibile, la miglior colonna sonora possibile. È un confronto davvero aperto, onesto, uno scambio continuo di opinioni…ed è così che dovrebbe essere.

Ant: «Abbiamo una specie di motto, anzi, non proprio un motto, suona un po’ sdolcinato, ma è più una linea guida che ho con Martin. Lavoriamo insieme da trent’anni. È tipo: lasci l’ego fuori dalla porta, è la musica che comanda. In questo caso è la storia che comanda. Noi siamo solo al servizio della storia. Insieme, di solito, riusciamo ad arrivarci. Ed è questo il bello della collaborazione. È per questo che mi piace lavorare con gli altri: perché il risultato finale è più grande della somma delle singole parti.

Una delle mie parti preferite del nuovo film è quando Tommy ha un “battibecco” con un giradischi al pub. Cosa ne pensi della sua idea che la musica nei pub sia una cattiva idea?

Cillian: Sono d’accordo. La musica come rumore di sottofondo è una cattiva idea. La musica dal vivo in un pub, invece, è un’ottima idea. Però è complicato, perché io amo anche il jukebox. Diciamo che non mi piace la radio desintonizzata. La muzak (elevator music, ndt) è un’idea terribile. Ma un jukebox a monete con i pezzi giusti oppure la musica dal vivo, sì. Mi piace la sua idea, cioè che i pub siano fatti per bere e per chiacchierare.

Cillian Murphy (Tommy) in ‘Peaky Blinders: The Immortal Man’. Foto: Netflix

Avete entrambi abbastanza monete in tasca per una sola canzone al jukebox: cosa scegliete?

Ant: Dipende dal giorno. Dipende da cosa stai facendo. Stai festeggiando un compleanno? O vuoi consolarti?

Avete appena finito tutti i vostri junket…

Ant: Celebrate good times, come on! Magari quella. Dipende. La cosa meravigliosa della musica è che, nel corso della storia, c’è musica per tutto. C’è musica ai funerali, c’è musica ai matrimoni, e per qualsiasi cosa nel mezzo. C’è musica per la nascita, c’è musica per la morte. È questo il bello. È per questo che ne sono così preso, perché non esiste un momento della giornata in cui una certa canzone non possa fare da colonna sonora a ciò che sto provando, o portarti a provare qualcosa di diverso. Vivo in un appartamento, e a volte, con le casse Bluetooth, la lasci andare sapendo che si disconnetterà dal telefono quando esci. Però poi chiudo la porta di casa e penso: «Cavolo, è davvero altissima», e la lascio comunque suonare. Immagino che i vicini pensino: «Ma questo tizio smetterà mai di ascoltare musica?».

Cillian: A volte ho un pezzo che suona in una stanza e poi entri e ce n’è un altro che suona in un’altra. Adoro la musica.

Ant: È una brutta malattia di cui siamo entrambi gravemente affetti questa ossessione per la musica.

C’è un filo conduttore, un legame che tiene insieme questa raccolta di canzoni e la colonna sonora?

Ant: Riguarda sempre e solo la storia, quello che succede. Siamo stati molto, molto fortunati a lavorare su un film che ha un arco narrativo così forte, dove la possibilità di fare una musica così diversa era proprio davanti ai nostri occhi, ed è anche per questo che abbiamo potuto coinvolgere tutte queste persone. Portando dentro grandi narratori, dai Lankum a Grian ad Amy Taylor, fino alla cover di Teardrop fatta dai Girl in the Year Above. L’altra sera, guardando il film, vedevamo tutte queste cose e, in qualche modo, tutto funziona, anche se è molto diversificato. Ma alla fine è sempre la storia a guidare tutto. Mi sento davvero molto fortunato ad aver preso parte a qualcosa che ti dà la possibilità, un momento, di fare qualcosa di molto delicato e bellissimo, e quello dopo di spaccarti la testa. Per me, personalmente, è divertentissimo, perché certi giorni sono in studio a pizzicare una chitarrina mentre Martin mette giù una linea di piano delicata, e poi subito dopo passo al basso con un pedale di distorsione.

Che suono di basso pazzesco…

Ant: Un Fender Precision, dentro un Ampeg.

Ah, io adoro il suono del RAT.

Cillian: Piace un sacco anche a me.

Ant: I pedali RAT sono ottimi, ma il vero trucco è qui, in questa mano: nessun pedale può sostituirla. Io sono ossessionato dagli Stranglers. Sono stati la prima band che ho visto dal vivo, e quando senti JJ Burnel, che è uno dei più grandi bassisti di sempre, ti chiedi “che pedale usa?”. Se lo guardi suonare, cosa che ho fatto, è la mano a fare tutto. Quel suono così feroce viene da questo tizio, quindi puoi avere tutti i pedali del mondo, ma [la mano] è l’unico pedale di cui hai davvero bisogno.

Da Rolling Stone UK