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Davide Calgaro, senza limiti

«Non credo che esistano in assoluto dei temi sui quali sia vietato fare battute»: parola di uno dei volti più lanciati della stand-up nostrana. Che, a 22 anni (ma non chiamatelo giovane...), si sta imponendo sempre di più anche al cinema. Vedi, ora, ‘Una boccata d’aria’ e ‘Sotto il sole di Amalfi’

Davide Calgaro

Foto: Antonio Mercurio

Davide Calgaro è il più giovane stand-up comedian italiano. Ma è pure il 22enne che «i social? Mah, non li uso molto», nonché il concittadino inconsapevole di Matteo Salvini (poi ci arriviamo) e l’unico comico in circolazione che non si affanna, a tutti i costi, a strapparti per forza una risata. Poi in realtà si sghignazza lo stesso, perché Calgaro è dannatamente simpatico: per dire, la nostra intervista si è trasformata in un sequestro di persona, prolungandosi per quasi un’ora. Eppure lui rivendica «il diritto a fare discorsi pesantoni: la verità è che, nel privato, sono una persona noiosa». Di nuovo: non lo è, ma in fondo ve ne siete accorti anche voi guardandolo a Zelig (insieme a Max Angioni, Calgaro è stata la rivelazione della scorsa edizione) o nello speciale Comedy Central Presents, e pure nella mezza quintalata di film che ha fatto. I più recenti sono Una boccata d’aria con Aldo Baglio e Lucia Ocone, ora nelle sale, e la commedia Sotto il sole di Amalfi, sequel di Sotto il sole di Riccione, su Netflix dal 13 luglio.

Adesso però ci devi spiegare come hai fatto a sfondare senza passare prima per YouTube…
Lo ammetto: non ho mai aperto un canale YouTube in vita mia. Il fatto è che non sono mai stato particolarmente tecnologico: l’idea di creare dei contenuti per il web, comprarmi tutta quell’attrezzatura… no, no, non fa per me!

Quindi il tuo battesimo è stato direttamente sul palco?
Sì, esatto. Lì sono nato e lì ho continuato. All’inizio, per la verità, volevo recitare: sono di Baggio, e in prima superiore ho iniziato a studiare alla scuola Quelli di Grock di Milano. Al terzo anno ho cominciato a buttare giù delle idee da cinque minuti sulla mia vita da sedicenne, e le ho provate qui nei locali di Milano.

Foto: Antonio Mercurio

Ti senti più comico o attore?
Sono due anime che stanno insieme, l’una dentro l’altra, anche se non riesco ancora a dire: “Ciao, sono Davide e faccio il comico”.

Però lo sei, dai: hai fatto Colorado, Zelig, Comedy Central
Sì, dai.

Tra l’altro, complimenti. E mica solo perché sei giovane.
In che senso?

No, sai, è che oggi fare il comico è diventato un mestiere pericoloso. Può succederti di tutto. Per esempio, la “sfiga base” è beccarsi una querela.
Finora l’ho scampata: zero querele.

Eppure hai aperto lo speciale su Comedy Central presentandoti come “maschio, bianco, etero e cis”, facendo poi battute sul termine cisgender. Ti sei preso un bel rischio.
In realtà la chiusa di quella battuta è così stupida e demenziale che è impossibile offendersi. Però, sì, lo riconosco: alcuni temi sono dei veri e propri campi minati. Appena li affronti, puoi percepire il gelo calare nella sala e vedi la gente che si guarda domandosi: “Ma questo dove vuole andare a parare?”. Se però inizi a pensare al problema delle querele, non scrivi più nulla.

Ti sei dato dei limiti o un comico può dire tutto?
Ogni comico ha un limite, ed è giusto che se lo ponga, ma deve essere proprio e personale. Ciascuno decide su cosa scherzare e su cosa no. Voglio dire: non credo che esistano, in assoluto, dei temi sui quali sia vietato fare battute.

Qual è allora il tuo limite?
Non parlare di quegli argomenti che non riesco a trasformare in qualcosa di divertente. Se una battuta fa ridere, allora la faccio. Diversamente, passo oltre.

La querela però è il minimo sindacale dei rischi: oggi i comici vengono addirittura picchiati. Cosa faresti se qualcuno si alzasse e ti desse una sberla, com’è successo a Chris Rock agli Oscar?
Ah, io corro via a gambe levate, soprattutto se quel qualcuno è Will Smith: non può esistere! Devo dire che Chris Rock l’ha gestita molto bene: ha mostrato nonchalance ed è andato avanti. Però, ecco, in questo caso sì che si pone la questione di darsi un limite… ma deve darselo il pubblico! Nel momento in cui c’è un patto tra me e te, dove io salgo sul palco a dire delle cose stupide, la tua libertà sta nel ridere o nel non ridere, nel venire ai miei spettacoli o nel restare a casa. Diverso è invece impormi di non parlare di qualcosa: in quel caso si supera un limite che dovrebbe essere invece invalicabile.

Che poi, non è peggio per un comico quando nessuno ride?
È tremendo. Per chi fa stand-up comedy il silenzio è una reazione quasi più violenta di uno schiaffo. La comicità però funziona così: è democratica.

Davide Calgaro sul palco di ‘Zelig’. Foto: Marina Alessi per stampa Mediaset

C’è però anche chi pensa molto più in grande. Per esempio, Salvini ha dichiarato di voler realizzare la prima centrale nucleare italiana nella sua città, ossia a Baggio…
Guarda, non farmi parlare! A parte che io mica lo sapevo che lui fosse di Baggio… quando è successa ‘sta cosa? Non l’ho mai visto né sentito.

Pensi che abbia preso questa decisione dopo aver visto un tuo spettacolo?
Molto gentile, grazie. In realtà secondo me ha ascoltato un pezzo di Ghali.

Comunque sei davvero molto bravo. Però, parafrasando un tuo spettacolo…
Lo so cosa vuoi chiedermi: “Pippi?”

Esatto. Quindi?
Fumo, e non saltuariamente. Diciamo che è abbastanza un’abitudine. Ma sai cosa sono riuscito a fare?

Solo se rientra nel campo della legalità, grazie.
Ho fatto fumare mia mamma. Lei, una super cattolica che nella vita non aveva mai provato nemmeno una canna, si è lasciata convincere. È andata così: eravamo a cena, c’erano tutti, persino mia nonna…

Non dirmi che anche la nonnina ha fumato?
No, no… lei no! Ci guardava come se fossimo delle bestie di Satana! (ride) Nemmeno mio padre ha partecipato. Onestamente, però, ho apprezzato il gesto di mia mamma, che, invece di vietare il fumo a priori, si è confrontata davvero e ha provato a capire.

Ormai sono curiosa: dopo questo battesimo del fumo, la nuova attività di famiglia è lo spaccio?
Sarebbe bellissimo ma… no! (ride) Mia madre ha provato solo quella volta lì, poi basta. Fine.

Come hanno reagito i tuoi genitori quando hai detto che volevi recitare? Fare l’attore non è un orizzonte sicuro come laurearsi in Medicina…
Tra l’altro i miei sono entrambi medici! (ride) In realtà mi hanno sempre sostenuto tantissimo. L’unica richiesta è stata quella di scegliere tra batteria e recitazione: alle medie avevo iniziato a studiare musica, poi però mi è salita la passione per il palco. Così loro mi hanno detto: “Va bene, ma scegli: il palco o la batteria”. In fondo ci sta: io sono il terzo di sei fratelli, non era quindi materialmente possibile assecondare le passioni di tutti i figli, anche perché da piccoli i desideri cambiano ogni cinque minuti. Quindi ognuno poteva fare una cosa sola. Io scelsi recitazione e appesi le bacchette al chiodo. Ovviamente i miei genitori ci tenevano molto anche che la mia priorità restasse la scuola… anche se chiaramente non lo era!

Sei stato bocciato?
Mai. Solo rimandato in parecchie materie, tutti gli anni.

Ma alla fine, in famiglia, qualcuno ha seguito le orme dei tuoi genitori?
Zero. In casa mia c’è una una passione comune per la disoccupazione! (ride) La sorella più grande è laureata in Filosofia e si sta specializzando in Antropologia, la seconda è laureata in Antropologia e studia fotografia, poi ci sono io che faccio il coglione, mio fratello minore fa lo skater e gli altri due sono ancora alle superiori: uno canta e l’altro balla.

Per rimediare, tocca farti prendere in DOC: in fondo sei già apparso in un cameo, nella seconda stagione. Nella terza potresti vestire un camice.
Eh, però in quella puntata il mio personaggio era diventato papà. Mi sa che sono troppo occupato con i figli per reinventarmi specializzando. Mia madre comunque era impazzita di felicità: adora quella serie!

Almeno le hai presentato Argentero?
No, perché giravamo a Roma.

Certo che non dai manco una gioia a questa povera donna…
Proverò a rimediare: la sua star preferita è Raoul Bova.

Davide Calgaro con Lucia Ocone, Aldo Baglio e Ludovica Martino in ‘Una boccata d’aria’. Foto: Floriana Di Carlo

Avendo due genitori medici, ti faceva rabbia sentire le teorie complottiste sul Covid? Qualcuno addirittura sosteneva che i medici uccidessero le persone…
Mia mamma era oncologa ma ha smesso di lavorare dopo il terzo figlio, ossia dopo aver avuto me. Mio padre invece lavora come internista al San Carlo di Milano: praticamente era nel mezzo della bufera Covid. Lo vedevo tornare stravolto ogni santissima sera, la situazione era terribile. La grande eccellenza della sanità lombarda si nota meno nel pubblico: lo so, non c’entra ma ci tenevo a dirlo! Quanto ai complottisti, la gente può pensare quello che vuole: i fatti sono comunque questi. Poi, oh, magari mio padre mi ha fatto fesso e in realtà andava a giocare a bocce…

Senti, nei tuoi sketch ti lamenti sempre di non essere preso sul serio dagli adulti. Ma che ti hanno fatto di male?
È un po’ una mia fissa, lo ammetto, perché mi pesa tantissimo questo fatto che non posso parlare alla pari con un adulto, o quantomeno essere ascoltato seriamente, solo perché ho 22 anni. Ma perché? Non ha senso, dai! Scatta subito il: “Eh, ma tu hai solo 22 anni…”.

A proposito di scontro generazionale, per anni il cinema italiano è stato appannaggio della solita cricca (anziana). È stato difficile farsi largo e superare le resistenze dei colleghi più grandi?
In realtà gli artisti affermati, che sono sicuri di se stessi, vedono il giovane come una risorsa, se non come un’opportunità per esplorare un linguaggio diverso dal proprio. Per esempio, io sto lavorando molto con Aldo, Giovanni e Giacomo: ho fatto due film come figlio di Aldo (l’ultimo è Una boccata d’aria, nda), uno come figlio di Giovanni, e ora sto girando il loro nuovo film natalizio, dove ho un piccolo ruolo. Loro tre sono dei grandissimi e mi hanno voluto bene fin da subito, devo loro tantissimo. Credo quindi che siano solo gli attori e i comici più rancorosi a essere diffidenti verso le nuove leve. Detto questo, oggi la vera sfida è fare scrivere ai giovani i prodotti destinati ai giovani. Cinema e tv stanno finalmente investendo su questo filone, ma ogni tanto i titoli sono ancora un po’ cringe e fuori dalla realtà. Bisognerebbe iniziare a pensare a gruppi di scrittura che includano chi, quelle realtà, le vive davvero, ossia i giovani autori. Un po’ sul modello SKAM.

Adesso sei su Netflix con Sotto il sole di Amalfi, dove inanelli un palo dietro l’altro. Mi auguro per te che sia pura fiction…
La verità? Fino a 19/20 anni ero un po’ come il mio personaggio Furio.

Cioè praticamente fino all’altro ieri?
Vabbè, diciamo che nell’ultimo periodo ho preso più sicurezza. Poi alla fine è tutto lì: per scioglierti devi solo avere un po’ di fiducia in te stesso.

Davide Calgaro con il resto del cast di ‘Sotto il sole di Amalfi’. Foto: Netflix

La carta comico aiuta?
Far ridere le persone sicuramente dà una grossa mano. Io comunque non ero messo così male come Furio, che è del tutto incapace con le ragazze, però per interpretarlo ho preso i tratti che più non sopportavo di me quando avevo 19 anni e li ho amplificati.

Altri progetti?
Per tutta l’estate girerò l’Italia in tournée con lo spettacolo Venti freschissimi. Tra le varie tappe, mi fermerò all’Arena Milano Est il 31 agosto, mentre a novembre sarò a Roma al Teatro dei Servi. Nel frattempo sto lavorando a un grosso nuovo progetto: un programma tutto mio, destinato all’autunno. Una figata! Ma per ora non posso aggiungere altro…