Sembra di rivivere la storia: Il Cinemino di via Seneca a Milano, zona Porta Romana, è sotto sigillo. Succedeva anche nel 2018, a sei mesi dall’apertura, avvenuta nello stesso anno. Era l’epoca di una Milano più ottimista e credo gentile. Una città che non conosceva paure pandemiche, un governo diverso (la provocazione è puramente del mio sacco), insomma, ce ne sarebbe da aggiungere. Nel 2018 era stato il sindaco Beppe Sala a mobilitarsi tra i primissimi a sostegno dell’Associazione SeiSeneca APS, che formalmente organizza le proiezioni nella sala, 74 posti, del Cinemino. Ora, dai balconi della via scendono alcuni striscioni di sostegno. Ma il clima mediatico appare drasticamente mutato.
Alcuni titoli di giornale hanno parlato del fantomatico “effetto Crans-Montana”, lo stesso che avrebbe messo nei guai il Piper di Roma, per esempio. Una stretta di controlli sulle venue dello spettacolo per assicurarsi che la tragedia non si ripeta più. Ma un primo punto, naturalmente, è che le tragedie si sono già verificate, e che nello iato di inazione avrebbero potuto. La monetina è solo simpaticamente caduta dal lato clemente del destino. Un secondo punto, rimanendo sul nostro caso specifico, è che Il Cinemino è in regola. Lo hanno certificato nel tempo i controlli congiunti di Polizia Annonaria e Vigili del Fuoco, come mi sottolinea Agata De Laurentiis, tra i soci fondatori di SeiSeneca, che incontro nel bar al pianterreno dello stabile. Perché quei locali non sono sequestrati. E a bersi una birra o sedersi per un caffè, tutto è possibile.
Riavvolgiamo: il 13 gennaio 2026, la Polizia Annonaria si è recata al Cinemino senza i Vigili del Fuoco e ha effettuato un controllo sulle persone presenti in sala al termine dello spettacolo in corso. Si trattava di 53 spettatori, tutti regolarmente muniti di tessera associativa. Una decina, però, risultano ritirate (attenzione, è importante) all’inizio della suddetta proiezione. Non registrate. Non richieste. Per associarsi al Cinemino, si deve compilare un apposito modulo presente sul sito, e a seguito dell’approvazione della richiesta di iscrizione, ci si potrà recare in sala a vedere un film e anche, sì, a ritirare la tessera. Le forze dell’ordine giudicano questo ritiro troppo contestuale rispetto all’inizio del film. E questo significa, di fatto, contestare lo statuto associativo di SeiSeneca. Lo stesso statuto, e le stesse regole, che permettono alle proiezioni di avere luogo. Levandoli, la sala del Cinemino diventa un’attività abusiva. «Si trattava però», mi sottolinea De Laurentiis, «di tesseramenti assolutamente regolari, già deliberati dall’assemblea dei soci». La domanda allora scavalca la cronaca, ed è da porre in un’ottica interamente diversa.
Il Cinemino, a Milano. Foto cortesia
Agata, che cos’è sucesso?
È successa una cosa grave, che ci ha lasciato inermi. Più volte abbiamo avuto controlli da parte dell’Annonaria, e ci avevano già contestato lo stesso reato, comminandoci una sanzione economica. La quale, peraltro, non è mai arrivata. Ma nessuno aveva parlato di sequestro. Peraltro in quell’occasione gli agenti si erano presentati insieme ai Vigili del Fuoco, in un’ispezione congiunta. Questo succedeva l’anno scorso. Questi ultimi ci avevano segnalato alcune cose da sistemare, dandoci tre mesi per effettuare le modifiche. Cosa che è stata regolarmente fatta.
Di che modifiche si trattava?
Ci hanno segnalato alcune piante che ostruivano il passaggio, e ci hanno suggerito di invertire il senso di una delle uscite di sicurezza. Lo volevamo già fare ma mancava l’autorizzazione del condominio. Per inciso, lo stabile dispone di tre uscite di sicurezza e di un’uscita-entrata principale, due al piano di sotto, dove c’è la sala, due al piano di sopra. Non abbiamo mai messo in discussione la sicurezza del locale, e non è stata mai messa in discussione l’idoneità dai controlli. Anche nel 2018, avevamo lavorato con le autorità per risolvere i problemi legati al sequestro e riaprire il prima possibile, come poi è stato. Ci avevano contestato anche in quel caso il processo di tesseramento: ci siamo avvalsi di un consulente e abbiamo risolto.
Come mai il bar non è invece sotto sequestro?
Perché appunto si tratta, quest’ultima capitata, di una contestazione legata sia alla modalità di lavoro dell’associazione, sia alla struttura della sala, che era già però stata giudicata idonea da molteplici controlli. Il bar e la sala sono due entità separate. Da una parte abbiamo un’associazione no profit senza divisione degli utili tra i soci, obbligata a reinvestire in altre attività tutti i proventi. Dall’altra un’attività con dichiarato scopo di lucro. Alla faccia di chi dice che le associazioni campano sui soldi delle birrette. E poi, SeiSeneca non è solo Il Cinemino. Facciamo educazione all’immagine nelle scuole, lavoriamo con il Municipio e con il Comune, abbiamo progetti nelle case popolari, organizziamo proiezioni di festival che altrimenti faticherebbero a trovare uno spazio a Milano o in Italia. Il tutto nella massima trasparenza. Siamo iscritti al registro unico del terzo settore, il RUTS, e siamo obbligati a seguire alcune regole, anche relative alla modalità di tesseramento.
Il Cinemino, a Milano. Foto cortesia
Perché la risposta delle autorità è stata diversa allora, secondo voi?
Perché, per quanto sia terribile nei titoli, l’effetto Crans-Montana esiste davvero, nel senso che esiste un panico reale e tangibile attorno al tema. Lo comprendiamo, ma la risposta non può essere immotivata o sproporzionata. Una seconda ragione è che il controllo dell’Annonaria è partito a seguito della segnalazione di un privato cittadino che nella sua denuncia ha dato informazioni false sulla struttura del luogo, parlando per esempio di una scala di legno verso la sala. Abbiamo nome e cognome di questa persona, naturalmente, e sappiamo che si tratta di un nostro ex associato che da alcuni anni non rinnova l’iscrizione. Ha scritto una lettera definendosi “preoccupato” dal nostro luogo. Per noi è davvero paradossale, tanto che i Vigili del Fuoco non si sono mossi con l’Annonaria nonostante questa segnalazione, e sono questi ultimi gli incaricati delle valutazioni sulla sicurezza… Per dirti quanto siamo perfettamente inseriti in un classico sistema di controlli alla luce del sole: il 28 febbraio abbiamo programmato il prossimo, a livello di sicurezza e agibilità. Ma se nonostante tutte queste attenzioni veniamo comunque sequestrati anche sul tema della sicurezza, non sappiamo più che cosa fare. C’è dell’altro: il GIP ha deciso di mandare avanti la pratica della segnalazione sulla sicurezza senza predisporre ulteriori accertamenti. Cosa che, di solito, è prassi.
Quindi che cosa succede, ora?
Abbiamo presentato istanza di riesame il 6 febbraio, con un fascicolo di difesa molto corposo, completo di tutti i documenti che nessuno peraltro, al momento del sequestro, ci aveva chiesto. Informazioni sui materiali di costruzione, sull’idoneità delle porte tagliafuoco… nulla. Ma ripeto, il punto è che non c’è un problema di sicurezza, qui. Anche perché i sequestri, di solito, avvengono specificando che cosa non va per risolvere i problemi. Qui non è successo.
Il vicinato, intanto, ha appeso striscioni in vostro supporto.
I nostri soci e la nostra comunità sono stati subito dalla nostra parte. Ogni luogo che faccia cultura genera inevitabilmente un po’ di rumore per strada, ma non posso dire che i rapporti con il nostro vicinato siano complessi. Non abbiamo vertenze aperte, i condomini ci buttano l’acqua e tu chiedi loro di non farlo, perché con il bar quando le persone escono dal film si fermano qui davanti a parlare. Il livello di scaramuccia è questo. Abbiamo naturalmente offerto rimborsi per biglietti e abbonamenti, ma tanti hanno deciso di non riprendersi le quote, per ora. Tanti vengono più spesso al bar, tanti soci festeggeranno il loro compleanno qui. Per il resto, stiamo comunicando le novità passo passo attraverso la nostra newsletter e i nostri canali social, mentre non abbiamo attivato campagne di solidarietà, come avevamo fatto in passato, perché siamo rimasti proprio congelati da questo atteggiamento. Stampa compresa.
I manifesti a sostegno del Cinemino, in via Seneca a Milano. Foto cortesia
Ah, sì?
La reazione dei giornali è stata vergognosa. Hanno scritto cose senza verificarle, allegando descrizioni dello spazio risalenti al 2018 (ed effettivamente, a leggere in giro, non si rintraccia grande chiarezza sui fatti, e alla fine rimane addosso una bella dose di allarmismo, nda). Pensa che io, come responsabile della programmazione, vengo contattata quotidianamente da più giornalisti, e per questa notizia invece non mi ha chiamato nessuno. ANSA è uscita con l’informazione corretta, ma le altre testate, a ruota, hanno scritto boiate clamorose (sic), al limite della diffamazione. Perché non si tratta solo di informazioni sbagliate, ma tendenziose. Non è opinabile quante via d’uscita ci siano in un luogo. Se io ne ho quattro e tu scrivi una, siamo di fronte a un danno d’immagine gravissimo. Con la spazzatura che ci hanno tirato addosso, le persone non capiscono nemmeno più. Siete aperti o no? Posso venire al bar o no? Siete sicuri o no?
Mi viene da dire che, se andassi a un evento in un circolo ARCI, mi tessererei e ritirerei la tessera direttamente sul posto. Quello che vi è capitato pare un giudizio fazioso.
Esatto. Contro di noi ma anche contro l’associazionismo in generale. Non esiste una legge su questo punto, sul tesseramento alle associazioni: esiste una prassi. Che recita che deve passare un tempo ragionevole dalla richiesta di iscrizione all’approvazione del candidato, per permettere la sua valutazione. Ma quanto è ragionevole? Se è ragionevole in base al tempo che serve a me per fare alcuni controlli, siamo in un altro campo ancora. Non siamo l’Associazione Reduci degli Alpini, e non possiamo controllare l’identità di chi si certifica come questa o quella persona. Quindi al massimo agiamo a posteriori: se un socio presentasse comportamenti non conformi allo statuto dell’associazione e ai nostri valori, lo espelleremmo, come un paio di volte ci è capitato, in passato. Noi ci troviamo in regolare affitto in uno stabile privato, e le associazioni, soprattutto qui a Milano, sono storicamente sempre state un ponte tra la cittadinanza e le istituzioni. Perché non avere scopo di lucro ti permette di occuparti di progetti che altrimenti nessuno si assumerebbe. Culturali, diversi, arricchenti.
