Chadwick Boseman: «Prima di ‘Black Panther’ i neri erano criminali o assassini »

L'attore protagonista del nuovo film Marvel racconta l'importanza decisiva della pellicola, per l'America per gli afro-americani e per tutta Hollywood.

Black Panther non è solo il film del momento, il film più gettonato, più visto, più #taggato, più politically correct di sempre, ma è anche diventato un movimento a livello sociale, un movimento esploso su tutto il suolo americano. Diventerà sicuramente uno dei più grandi blockbuster, se non del cinema, certamente della storia della Marvel Universe, un successo senza precedenti.

Per me il film è una lettera d’amore e speranza per l’intera comunità afro-americana blah blah blah … stop, qui cominciano le notizie rilevanti in termini sociali ed economici (del business), un cast per la maggior parte nero, con tantissime donne nere, diretto da un regista nero, con una location nera (diversa dalla solita Africa vista per anni) con storia ed argomenti prettamente neri e che ha come protagonista Chadwick Boseman, un attore nero che interpreta un super eroe nero. Tralasciando Blade (i tempi non erano decisamente quelli attuali) Black Panther è il primo primo in assoluto, il primo esempio di protagonista di colore/afro-americano/nero che tutti amano, che tutti accettano, che tutti vedono finalmente come portavoce di messaggi solamente positivi.

Sopratutto per la comunità nera, riflessa e ‘costantemente sotto la lente d’ingrandimento’ per TUTTE le scelte del film: dalla politica della famiglia reale (love/amore e unione) della lingua parlata dagli attori (storica, creativa e personale), nella regalità dei costumi (misto di designer moderni e di iconiche Tribù Zulu, Masai, Basotho…), nel messaggio techno-didattico di Shuri-Letitia Wright (si girls, essere scienziati è cool), persino nel PIL (Prodotto Interno Lordo) di una nazione che è finalmente avanzata e economicamente stabile e ricca (vibranium docet) e che, per il bene del “mondo” si mette in gioco, rischiando le cose peggiori, più truci. E alla fine del film (non spoiler), il protagonista, non solo si rivela ai sui simili, su un campo da playground (radici da ghetto) ma lo fa guidando una fucking “astronave”, lo fa lanciando il messaggio di You can be whatever You wanna be.

Cos’altro ha contribuito a questo enorme successo? Certamente storia e anticipazione collettiva, ma per me, specialmente dopo aver parlato con Ryan del film …mi rendo conto che il look stesso del film è un senz’altro motivo fondamentale per cui Black Panther ha smashed ogni record al botteghino, distruggendo quella che è DA SEMPRE sempre stato il credo ‘razzista’ della vecchia Hollywood dei produttori e cioè che i film dei neri, per i neri, sui neri, non fanno soldi. Mai fatto, unica eccezione, Il Colore Viola (1985), ma con un produttore come Spielberg alle spalle che, non solo difese il film commercialmente, ma urlò ai quattro venti le 11 nomination Oscars (senza per altro vincerne uno). Torniamo al look.

Look dovuto principalmente alla collaborazione del regista con le sue donne, nella fattispecie le donne al timone per costumi, fotografia e production designer …tutte donne. La costumista Ruth.E Carter (2 nomination Oscar, per Malcolm X e Amistad più Selma, Do the Right Thing), la production designer Hannah Beachler (Lemonade di Beyoncè e del bellissimo Moonlight) e Rachel Morrison direttore …no, DIRETTRICE della fotografia (nomina Oscar storica-prima-donna per MudBound), donne, queste ultime, che hanno collaborato con lui in tutto e per tutto. E che ha ha voluto fortemente per questo film, ben sapendo che se doveva rischiare il culo, lo avrebbe fatto volentieri con il suo team. La sua scelta non è solamente importante per il momento, ma per le persone che verranno dopo, le donne, le ragazze, le prossime direttrici della fotografia, le prossime costumiste…. Scelta importante per la possibilità di lavoro e di porte aperte che le sue scelte hanno deciso. Poi, che Ryan ami lavorare con le donne è un altro discorso.

Qualche altro info. I biglietti sono esauriti in molti cinema Usa, persino Lupita Nyong’o, una delle protagoniste del film, non è riuscita e trovare i biglietti la sera dell’apertura (vero). Centinaia forse migliaia di insegnanti stanno organizzando gite di intere scuole per far vedere il film e poterne discuterne in classe; l’attrice Octavia Spencer ha comprato SOLD OUT intere serate di biglietti per proiezione del film in un cinema del Mississippi, da regalare a chiunque non potesse permettersi di pagare.

L’ hashtag #WhatBlackPantherMeansToMe è uno dei più popolari al momento. Il film ha incassato finora $700 milioni di dollari, e di questi ben $300m sono incassi provenienti dal resto del mondo (maggior parte Europa), senza contare che non è ancora uscito in Giappone e China. Beh in tutto questo…. noi di RS abbiamo intervistato in quel di LA Chadwick Boseman, Mr. T’Challa.

Perché il successo del film è così importante?
Perché se fosse un flop, probabilmente sarebbe l’ultima occasione per noi afro-americani di poter essere protagonisti in un film tutto nostro. È un film che introduce fantasy, fantascienza, mitologia, e anche una parte storica, alle nuove generazioni. Non vedo l’ora di vedere i costumi del prossimo Halloween, secondo me tutti i bambini, anche quelli bianchi, vorranno vestirsi da Black Panther o Killmonger. E questo è molto importante per la nostra comunità, quella di colore, ma anche per gli altri, significa che ogni bambino può sognare di diventare come T’Challa, di essere come lui.

Prima di questo film, quanto conoscevi il mondo Marvel?
Sono sempre stato un fan, grande ammiratore di Iron Man, Captain America e The Avengers. Non sono mai stato un collezionista dei fumetti, ma sono cresciuto leggendo Black Panther. È stato il mio primo super eroe, anche se solamente perché era il primo ad avere lo stesso colore della mia pelle, cazzo. Tutti gli altri erano bianchi e noi eravamo ridotti a ruoli di comprimari o assassini, criminali. Il massimo per me e gli amici era quello di “far finta” di essere come Bruce Lee, un asiatico, e di menare a destra e a sinistra fingendo di sapere il karate. Poi ci fu Shaft, ma quella è un’altra storia, sui film black exploitation. Tchalla no. È un super eroe e basta. Con tutti i crismi di Captain America. Di Iron Man. di Batman.”.

Cosa trovi di interessante in Black Panther?
Oltre ad essere super eroe, è anche Re, e questo titolo porta molte responsabilità nei confronti della propria gente. Non è come James Bond, tutto figo, cool, in nero, che quando si ritrova in una situazione del cazzo, la risolve e se ne va senza pensare a niente e nessuno. No, T’Challa deve essere molto più astuto, perché vite e sogni della sua tribù dipendono esclusivamente da lui. È un personaggio molto più complesso, e questo lo rende unico, contentissimo di aver avuto l’opportunità di calarmi nella sua pelle. È un ruolo molto speciale per molte ragioni, ma soprattutto perché rompe FINALMENTE un sacco di barriere, sociali, culturali e politiche. Era ora.

A chi ti sei ispirato per la parte?
Ho letto e studiato diversi personaggi della mia cultura di cui vado fiero, gente come Obama, Patrice Lumumba, Mandela, e anche mio padre che senza saperlo è quello che mi ha fatto capire l’orgoglio dei Wakandiani, gente che, attenzione, nel film, non è mai stata colonizzata ne schiavizzata.

Qual’è il messaggio che vorresti che trasmettesse questo film?
Vorrei che piacesse prima di tutto perché è una bella storia, raccontata bene, con effetti speciali pazzeschi, e soprattutto recitato e diretto da veri artisti che amano questa professione. Vorrei che gli spettatori uscissero dalla sala estasiati, stupiti, impressionati e soddisfatti. Ma vorrei anche che dimostrasse agli executive di Hollywood che è possibile fare un film di successo con un cast prevalentemente di colore, non dimentichiamolo. Le gerarchie dei dollari hanno sempre pensato che noi neri non fossimo capaci di fare il botto al botteghino. Beh, con questo film abbiamo dimostrato il contrario, ANZI, vediamo quanti ci seguiranno e copieranno adesso.

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