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“Can’t stand losing you”, l’intervista a Andy Summers

Il docu-film sui Police al cinema ieri, oggi e domani. Il chitarrista ci racconta la genesi di un lavoro lungo e molto personale
"Can't stand loosing you", l'intervista a Andy Summers

"Can't stand loosing you", l'intervista a Andy Summers

Di Silvia Danielli

Can’t stand losing you, un documentario sui Police. Oppure no. Molto di più o molto di meno. Ieri, oggi e domani al cinema è possibile vedere questo docu-film per la regia di Andy Grieve, ispirato sostanzialmente all’autobiografia di Andy Summers, One Train Later. Siamo riusciti a farci raccontare proprio da Summers, ex membro dei Police, a Los Angeles in questo momento, l’origine e la motivazione di questo lavoro.

Secondo te si può parlare di un documentario sui Police?
No, per me non è un documentario sul gruppo anche se per ovvie ragioni commerciali è stato presentato in questo modo. Can’t stand losing you è tratto dal mio libro, One train later, che è il racconto della mia vita con tutte le difficoltà dell’essere un musicista, soprattutto sul mio bisogno assoluto di musica, quindi è incentrato su quello che è stato il mio percorso personale. Il libro, poi, riesce ad approfondire maggiormente molti aspetti rispetto al film, come capita di solito.

Qual è stata l’emozione predominante durante la lavorazione del film? La nostalgia o l’entusiasmo nel riscoprire tanti particolari della vostra storia?
Devo ammettere che le sensazioni più intense le ho provate quando ho scritto il libro, lì mi sono messo ad analizzare veramente il passato. Più che la gioia o la tristezza spesso sono stato colto dalla frustrazione nel credere di non riuscire a unire bene le parti del film. Soprattutto quando dovevo comporre le musiche o registrare la voce narrante.

È stato un lavoro duro?
Sì, è stato lungo poi e ci siamo anche dovuti fermare diverse volte.

C’è stato qualcosa in particolare che ti ha fatto venire voglia di trasformare il tuo libro in film?
Sì, sicuramente mi è stata di stimolo la visione del film The kid stays in the picture, sulla vita del produttore Robert Evans, diretto da Brett Morgen (regista anche di The Rolling Stones Crossfire Hurricane dell’anno scorso, ndr). Si tratta di un documentario basato su tantissime fotografie e su una voce narrante. Ho realizzato di poter avere anch’io a disposizione migliaia di foto e di poter raccontare una storia. Così sono riuscito a mettermi in contatto con Brett che ha apprezzato molto tutto il materiale e insieme abbiamo coinvolto il produttore Norman Golightly.

E il coinvolgimento di Nicholas Cage?
Norman è a capo della casa di produzione di Nicholas Cage che ha visto il film e lo ha adorato. Così ha deciso di metterci il suo nome ma purtroppo non l’ho mai incontrato.

Qual è, secondo te, il momento più doloroso in Can’t stand loosing you?
Ci sono un paio di episodi. Quando noi tre litighiamo nel backstage, lì la tensione è davvero evidente.

Secondo alcuni Andy Grieve, in questo film, non è un vero e proprio regista…
Per me lo è. Avevamo iniziato il lavoro con altre persone ma sono state le grandi e provate capacità di regista di Andy a mettere insieme tutto il film. Per me lui è un vero artista.

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