Austin Abrams è l’uomo (qualunque) del momento | Rolling Stone Italia
THROUGH HELL

Austin Abrams è l’uomo (qualunque) del momento

Che combatta contro gli zombie in 'Resident Evil' o lotti per la vita nel ventre di una bestia in 'Whalefall: Nella balena', l'attore è diventato il tizio che tutti amano vedere sotto pressione. L'abbiamo incontrato

Austin Abrams è l’uomo (qualunque) del momento

Austin Abrams (Jay Gardiner) in 'Whalefall: Nella balena'

Foto: Jennifer Clasen/20th Century Studios

Prima di farsi inghiottire da una balena in Whalefall, Austin Abrams è volato a Dominica per vederne una da vicino. Appostato su una barca nelle acque turchesi al largo della “Nature’s Isle”, l’Isola della Natura, ha guardato i branchi di quegli enormi cetacei grigi passare accanto allo scafo che ondeggiava.

«Magari suona sciocco, ma fare un intero film su questo tipo di balene e non avere nemmeno un’interazione con una di loro mi sembrava strano», racconta Abrams. «Ti fa capire che non sono animali. Hanno la stessa essenza di una persona, in pratica. Hai la sensazione di incontrare individui che stanno a un altro livello. Hanno un’energia davvero bellissima. Una cosa che mi ripetevano di continuo era: “Emana una buona energia, perché loro la percepiscono”». È questo, spiega, il segreto per farle avvicinare.

I giganti gentili hanno senza dubbio captato le buone vibrazioni di Abrams, e lo stesso si può dire del pubblico nel 2026. Il trentenne nato a Sarasota, in Florida, recita fin da bambino e ha esordito al cinema nel 2011, ma è solo quest’anno che ha avuto il grande exploit. Abrams ha conquistato legioni di fan interpretando sfortunati uomini qualunque nel blockbuster horror Resident Evil, uscito il mese scorso, e in Whalefall: Nella balena (ora in sala), il nuovo thriller tratto dal romanzo del 2023 di Daniel Kraus su un sub in lutto che viene inghiottito da una balena. E se Abrams è diventato una star improbabile, parte del suo successo in questi ruoli potrebbe dipendere dal fatto che è relativamente poco conosciuto o, se dipende da lui, imperscrutabile.

Whalefall: Nella Balena | Trailer Ufficiale | Dal 15 Ottobre al Cinema

Abrams abbraccia il personaggio del tipo qualunque con una tale convinzione che a volte sembra un numero. Schiva le domande personali o troppo precise con un’incredulità imbarazzata, come a dire: «Ma dai, perché vuoi sapere di me?». Chiedetegli di un vecchio articolo in cui sostiene di aver preteso un agente a otto anni, e mugugna. Cosa fa nel tempo libero? Al New York Times ha detto: «Fisso i muri, soprattutto. Non so, amico». Che musica ascolta? Dice che poco prima ascoltava jazz, ma non è chiaro se per scelta o perché in sottofondo girava per caso Take Five di Dave Brubeck. Gli si domanda di una clip di un’intervista a Charlie Heaton in cui si sostiene che Abrams, una volta, si sarebbe scatenato come una belva per 15 minuti in una vasca di acqua gelata nel giardino di casa, e lui scoppia a ridere: «Ma che diavolo? Perché dice una cosa del genere? Non credo che 15 minuti sia esatto, a dire il vero».

I fatti che si concede di rivelare, però, parlano di un ragazzo che ha sempre preso sul serio la recitazione. Figlio di due medici, Abrams ha cominciato col teatro di comunità e in seguito è approdato sullo schermo in ruoli di supporto: il migliore amico imbranato in Città di carta (2015), il film di formazione tratto da John Green; un bullo dal destino segnato in Scary Stories to Tell in the Dark (2019), l’adattamento prodotto da Guillermo del Toro dei libri di Alvin Schwartz Storie dell’orrore da raccontare al buio. «Il cinema mi ha sempre affascinato moltissimo, fin da piccolissimo», dice Abrams. «Mi raccontano che entravano nella stanza e io stavo guardando un film quando ero decisamente troppo piccolo. Ero come ipnotizzato».

Ammette di essere stato un bambino timido («probabilmente lo sono ancora un po’») e afferma che il teatro gli ha dato «una specie di sfogo» di cui aveva bisogno. «Ricordo solo che sul palco mi sentivo libero», aggiunge. Ma quando ha scoperto il lavoro di Heath Ledger e di Daniel Day-Lewis ha cominciato a sognare la recitazione come qualcosa di più di un semplice passatempo creativo. Fu allora, spiega Abrams, «che ho cominciato a rendermi conto che era davvero possibile. Di quello che si poteva fare»..

Ledger, in particolare, è un modello: la sua interpretazione sommessa ma potente nei Segreti di Brokeback Mountain è stata un punto di riferimento per Whalefall, sia per Abrams sia per il regista Brian Duffield, che lo ha inserito in una lista su Letterboxd dedicata alle ispirazioni del film. «Se torni indietro a guardare il resto del suo lavoro [prima del Cavaliere oscuro], è tutto così sperimentale, ed è super entusiasmante», dice Abrams. «Si prende rischi in continuazione e prova cose che vedi letteralmente in macchina se funzionano o no. Vederlo interpretare tanti tipi diversi di personaggi è stato davvero di ispirazione».

Whalefall segue Jay Gardiner (Abrams) alle prese con il difficile rapporto con il padre, Mitt (Josh Brolin). Mitt è un subacqueo appassionato; Jay è meno entusiasta del mare. Ma quando Mitt si toglie la vita annegando, nel pieno di una malattia terminale, Jay si immerge alla ricerca dei resti del padre. Così finisce nel ventre di un capodoglio, a lottare per sopravvivere mentre rivive in flashback la sua infanzia e la complicata dinamica con Mitt.

Il film, che ha lunghe sequenze in cui Abrams è l’unica persona in scena, lo vede passare senza sforzo dal Jay adolescente e scontroso dei flashback al Jay adulto, sconsolato ed esausto. «Desidera così disperatamente l’approvazione del padre, ma allo stesso tempo sembra quasi incapace di fare ciò che serve per ottenerla», spiega Abrams del personaggio, «e questo gli crea un senso di inadeguatezza».

«Austin è venuto al provino ed è stato straordinario fin dal primo istante, davvero straziante ed emotivo», dice Duffield. «Ha una capacità incredibile di far sembrare ogni cosa specificamente e unicamente cucita su di lui; non è il solito volto da casting. Si prende la briga di conoscere a fondo i personaggi che interpreta». Abrams è diventato un esperto subacqueo nel corso delle riprese, racconta Duffield, e ha stretto un legame con Patrick Dykstra, esperto di balene, al quale telefonava ogni volta che aveva una domanda sull’animale che dà il titolo al film.

Naturalmente, buona parte dell’azione si svolge dentro la bocca e i vari stomaci della balena, tutti ricostruiti in un set fisico. Racchiuso in una specie di sacco, Abrams ha passato 40 giorni a girare dentro la “balena”, mentre Jay combatte contro un calamaro gigante inghiottito anch’esso, lotta contro la gravità quando la balena si inabissa e si batte per liberarsi.

In quelle scene i dialoghi sono pochissimi, ed è il volto di Abrams a fare gran parte del lavoro per trasmettere il terrore del personaggio. In una sequenza, Jay fa amicizia con una medusa smarrita, un po’ come Tom Hanks con il suo pallone, Wilson, in Cast Away. «Quando passi così tanto tempo da solo, trovare un amico è un enorme conforto», dice Abrams, «che quell’amico sia un essere vivente o no. In quel momento, con tutto quello che sta succedendo, è come se Jay avesse bisogno di un amico».

Alla domanda su cosa gli passasse per la testa durante quelle ore nel ventre della bestia, però, Abrams si schermisce. «Quando ne parli, alla fine quelle cose perdono molto del loro interesse», spiega. «E poi può essere molto personale. Ci sono cose che non racconti a nessuno, nemmeno agli amici».

Abrams in ‘Resident Evil’. Foto: Sony Pictures

Forse è lo stesso atteggiamento che ha verso questo successo arrivato all’improvviso. Abrams si è calato alla perfezione in diversi dei suoi ruoli recenti: l’innamorato timido di Euphoria, il ragazzo furbo e popolare di Do Revenge (2022), teen movie targato Netflix, uno sbandato strafatto dal timing comico impeccabile in Weapons di Zach Cregger. Ma per il film successivo, Resident Evil, Cregger lo ha scelto per impersonare l’eroe goffo ma stranamente capace Bryan Hodukavich, catapultandolo nella categoria dei protagonisti. Il pubblico si è divertito un mondo mentre il suo Bryan, un corriere medico incaricato di trasportare l’antidoto alla piaga zombie che infetta la sua città, armeggiava goffamente con armi enormi, piangeva la perdita delle amate Jordan finite in una melma tossica ed era fin troppo accomodante con i mostri assetati di sangue. «È bellissimo stare in sala e sentire qualcuno tra il pubblico dire una cosa che il mio personaggio esclama un secondo dopo», racconta. Spesso è qualcosa tipo: «Oh, merda!».

In Whalefall, Abrams urla e si dimena con la stessa vulnerabilità e con qualche demone interiore in più. Dopo Resident Evil, la doppietta di tizi qualunque piombati in situazioni tutt’altro che ordinarie ha aiutato i fan a stringere un legame profondo con l’uomo dietro questi personaggi che se la fanno sotto dalla paura.

Quando dico ad Abrams che la cuffia con sopra le pecore che indossa in Resident Evil è diventato uno dei costumi di Halloween più popolari dell’anno, risponde con il suo tipico understatement. «Bello. Una figata», dice. «Vuol dire, o almeno si spera, che le persone hanno sentito una connessione con quello che hai fatto, ed è il massimo che si possa chiedere facendo questo lavoro».

Da Rolling Stone US