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Alessio Lapice, lo scugnizzo che fondò Roma

Dalle strade di Napoli alla Mostra di Venezia, seduto sulla stessa poltrona di Jude Law: faccia a faccia con il giovane attore che ha dato vita alla leggenda di Romolo e Remo nel ‘Primo Re’

L’intervista è quasi finita quando guardiamo il registratore: segna 59 minuti e 50 secondi esatti. “Cosa?!”, esclamiamo entrambi. Cioè, Alessio Lapice ed io ce la siamo raccontata per un’ora senza quasi accorgercene. E ovviamente, domande a parte, ha parlato soprattutto lui, che è davvero un fiume in piena di parole, uno di quelli da cui però ti fa piacere essere sommerso. Praticamente la nemesi del suo personaggio più celebre e per cui è candidato ai Nastri d’Argento, Romolo de Il Primo Re di Matteo Rovere che parla pochissimo, in protolatino e soprattutto con gli occhi.

Glielo faccio notare, lui ride. Il film sulla fondazione di Roma, in cui ha recitato al fianco di Alessandro Borghi, è stato venduto in tutto il mondo e ora Alessio partirà per rappresentarlo allo Shanghai Film Festival: «Sono curiosissimo di capire che tipo di impatto avrà il film su quel tipo di pubblico. Poi non sono mai stato in Cina, e ho notato che quando cambi continente è come se l’essere umano stesso cambiasse, c’è una percezione diversa del guardare, dello stare al mondo».

Alessio è napoletano, «Mi manca tutto di Napoli: l’aria, il tramonto sul mare, il casino della gente per strada», ha quasi 28 anni, suona lo djembe per passione e mi confessa di aver anche iniziato una scuola di canto, ma solo quando ci salutiamo a fine giornata (la prossima volta ti toccherà cantare, caro Alessio). Dopo una parte piccola ma incisiva in Gomorra 2 e in altre produzioni tv, Il Primo Re, il lungometraggio che ha aperto una nuova strada nel cinema italiano, è il suo quarto film nel giro di tre d’anni. Prima c’è stato Il Padre d’Italia, al fianco di Luca Marinelli e Isabella Ragonese, poi l’horror comedy Tafanos e infine Nato a Casal di Principe, tratto da storia vera, quella del rapimento di Paolo Letizia alla fine degli anni ’80, presentato alla Mostra di Venezia: «Due anni prima al Lido avevo pagato il biglietto per vedere The Young Pope e poi mi sono ritrovato seduto sulla stessa poltrona di Jude Law… è stata una bella botta».

Total look: Imperial

Hai mai pensato all’ironia di un napoletano che fonda Roma?
(Ride) Me l’hanno fatto notare gli amici, soprattutto quando credevano che il film fosse in romanesco.… Amo molto la mia città, ma me la cavo dicendo che siamo tutti italici, siamo tutti romani. Non ci ho pensato tantissimo, ho sempre immaginato Romolo come un uomo primitivo, come se il Colosseo e i gladiatori fossero un mondo lontanissimo. Poi se riporti tutto ai nostri giorni sì, da San Gennaro a Romolo ce ne passa…

Cosa hai pensato quando Matteo Rovere ti ha detto che saresti stato Romolo?
Ti spiego proprio com’è andata, perché Matteo non mi ha dato il tempo di realizzare (ride). Al quinto provino mi arrivano via mail le stesse scene dell’ultimo. Mi presento da lui e appena entrato, nel corridoio tra la porta e la scrivania, mi dice: “Ale, ti volevo vedere perché ci tenevo a dirtelo io, comunque ora pensiamo a come fare questo Romolo… Siediti che volevo parlarti di un passaggio della sceneggiatura”.

Però poi quando sei arrivato a casa e hai realizzato?
Ero felicissimo, ma ho sempre questo problema: prima del sì penso a cosa succederà nel caso, appena arriva il sì penso a come devo interpretare quel ruolo e, dopo che l’ho fatto, penso a come doveva essere.

Pensi troppo.
(Ride) Ovviamente ero contento però, visto che avevo già letto la sceneggiatura in protolatino, ero anche nel panico: “È tutto bellissimo, ma come se fa?!”.

Total look: Imperial

Gli episodi più assurdi e divertenti che sono successi sul set?
Alessandro (Borghi) ed io stavamo facendo una dieta molto rigida, avevamo una fame pazzesca. Per una scena eravamo chiusi nella gabbia uno di fronte all’altro: una delle guardie e ci lancia un pezzo di pane secco che cade nel fango, noi avevamo le mani zozze. A un certo punto, allo stop di Matteo, trovo Alessandro che stava ancora mangiando quel pane. “Ma che stai a fa?! Guarda che ha detto stop”. E lui: “Lasciami stare, fammi mangia’”. Un’altra volta il truccatore mi stava ripulendo dal sangue di scena sulla fronte e, quando lo toglieva, ne scendeva dell’altro… ma eravamo troppo stanchi per capire se era davvero mio. Poi sono caduto con un piede in una pira accesa. Insomma, gli aneddoti sono tutti un po’ al limite dell’estremo (ride).

E la prima cosa che hai fatto appena finito di girare Il Primo Re?
C’è stata la festa di fine produzione, i saluti, tutto meraviglioso… e io pensavo: FAME. Mi sono fatto lasciare subito al supermercato, ho preso un carrello, ho comprato di tutto, anche le merendine più assurde che non mangiavo nemmeno prima… poi mi sono fatto subito un panino mozzarella e prosciutto crudo e l’ho divorato mentre uscivo. Il pane mi mancava troppo!

Matteo Rovere è stato un pazzo visionario per aver creato qualcosa come Il Primo Re: credi che abbia segnato un nuovo genere in Italia? Adesso c’è anche la serie tv, Romulus.
Matteo è stato molto bravo a trovare quasi un neorealismo nella spettacolarità, una cosa che riesce a fare solo lui. Sono molto orgoglioso di aver fatto parte di questa apertura, è un inizio. E già l’inizio è una buona notizia. Spero che segni veramente un nuova strada, che dia forza a tutti gli altri. Noi siamo stati coraggiosi a lanciarci in mille sfide fisiche fuori dal normale, ma i più folli sono stati proprio loro: Matteo e chi lavora con lui. Mi auguro che l’Italia diventi un mondo di pazzi, così sarà tutto bellissimo…

Come sei arrivato a fare l’attore? Perché ho letto che fino a 17 anni eri uno “scugnizzo indisciplinato”…
(Ride) Non so se si può raccontare il prima: diciamo che sono cresciuto molto in giro con gli amici, in casa non ci stavo troppo volentieri. Ho avuto un periodo di crisi estrema tra la prima media e la terza superiore. E poi a 17 anni a un concerto di paese ho incontrato alcuni ragazzi che facevano teatro. Sono andato a curiosare perché mi annoiavo e ho visto che era molto divertente la parte dello stare insieme, il dietro le quinte. Poi finita la scuola mi sono trasferito a Roma, studio, provini… ed eccomi qua.

È vero che sei diventato secchione da quando hai iniziato a fare l’attore?
(Ride) Ma sai tutto! Dove le hai trovate tutte queste cose? È vero, sono diventato secchione dopo. Ricordo i primi tempi, quando ero ancora a casa a Napoli, magari mi chiudevo in camera, la mia famiglia passava in corridoio e mi diceva: “Ma che stai a fa’?!”, non ci credevano.

Il peggior provino della tua vita?
Avevo 17 anni, era una delle primissime presentazioni. C’era questo sfondo appoggiato su una pedana di legno. Mi dicevano: “Fai un passo indietro perché sennò non riusciamo a riprenderti per intero”. Ho messo un piede nello spazio in mezzo e ho distrutto lo sfondo. Abbiamo riso tanto che poi alla fine mi hanno chiamato.

Progetti futuri?
Le avventure di Imma, prossimamente su Rai Uno, è una serie ambientata in Basilicata tratta di romanzi di Mariolina Venezia. È un giallo investigativo, ha personaggi molto vivaci, momenti di grande commedia e altri drammatici. Ho voluto interpretare questo ruolo perché è diversissimo da tutto quello che ho fatto finora: ha un’innocenza, uno sguardo quasi da bambino. Poi c’è The Rising Heartbeat, un corto su un giornalista che pensa solo alla carriera, robotizzato anche nei movimenti, un po’ tipo Michael Fassbender in Prometheus. Fino a quando incontrerà una donna (Myriam Dalmazio) che ha brevettato una sostanza in grado di aprire la sua visione.

Total look: Imperial

Sogni?
È che i sogni so’ troppi (ride). Come attore mi piace un sacco Matthew McConaughey: ha avuto anche un percorso difficile, perché era visto come il belloccio ed è riuscito a sganciarsi, ha fatto ruoli pazzeschi. E forse mi piacerebbe lavorare con lui: si sottopone sempre a trasformazioni molto interessanti, cosa in cui io credo tantissimo.

Quindi tu faresti qualsiasi cosa per un ruolo?
Sì, perdere 20 kg, annullamento totale, sono disponibile a tutto. Devo ingrassare? Subito! Oltretutto si mangia, non vedo l’ora!

Total look: Imperial

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Stylist: Francesca Piovano
Foto: Viola Rolando
Total look: Imperial
Grooming: Carlo Leggieri REDKEN per Freestyle Parrucchieri
Videomaker: Eduardo Festa

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