Golden Globe 2023: il meglio e il peggio | Rolling Stone Italia
La grande fuga

Golden Globe 2023: il meglio e il peggio

Tra chi ha deciso di boicottare i premi e chi ha 'skippato' soltanto il red carpet, meno male che c'erano Jennifer Coolidge, Austin Butler e Rihanna (con A$AP Rocky) a risollevare la situazione. Ma la domanda è: i GG sono ancora rilevanti?

Austin Butler sul red carpet dell'80esima edizione dei Golden Globe

Foto: Matt Winkelmeyer/FilmMagic

Peggio: Se non “skippi” il red carpet non sei nessuno

C’è chi, dicevamo, boicotta per sua stessa ammissione (Tom Cruise, candidato per Top Gun: Maverick, e il Brendan Fraser di The Whale). Chi entra in sala ma “skippa” il tappeto rosso (leggi: Brad Pitt). Chi, per mille motivi non meglio precisati, diserta (tra i tanti: Taylor Swift, candidata per la canzone Carolina, e Selena Gomez, in corsa per Only Murders in the Building). Chi, semplicemente, aveva di meglio da fare. Il risultato è che la metà, o quasi, degli speech resta senza speaker: tra i gloriosi vincitori assenti, Cate Blanchett (Tár), Zendaya (Euphoria), Kevin Costner (Yellowstone) e Amanda Seyfried (The Dropout). Diciamo che siamo ben oltre il morettiano “Mi si nota di più se…”. Mike White, il creatore/regista di The White Lotus, nell’accettare la statuetta per la miglior miniserie ringrazia l’amica Jennifer Coolidge (anche lei premiata, e presente) e rimprovera gli altri attori del cast: «So che stasera molti di voi, se non tutti, hanno declinato l’invito. Ma vivere questo momento è molto gratificante». Tra le assenze, anche quelle dei grandi look sul red carpet: a parte Rihanna, tanti giallini, rosini, beigiolini, un solo maschio che ruba davvero la scena (Austin Butler) e la solita noia americana in fatto di fashion. O forse, anche in questo caso, si sono sforzati davvero poco di proposito.

Meglio: Chi c’era però ci ha messo del suo

Ke Huy Quan, aka l’ex ragazzino asiatico dei Goonies e Indiana Jones e il tempio maledetto, torna in grande stile trent’anni dopo (“Pensavo che fosse solo fortuna e che non sarebbe mai più successo”) con Everything Everywhere All at Once e saluta Steven Spielberg; Austin Butler (un minuto di silenzio per la figaggine) racconta che da quando ha girato il biopic con Baz Lurhmann non è più riuscito a smettere di parlare come Elvis; Regina Hall non smette di ridere mentre cerca di spiegare l’assenza di Kevin Costner a ritirare il premio per Yellowstone. E poi la rivincita di Michelle Yeoh, Spielberg emozionato, Eddie Murphy (premio alla carriera) e il riferimento allo Slap-gate degli Oscar: “C’è un modo per vivere bene e in tranquillità: pagare le tasse, farsi gli affari propri e non pronunciare mai il nome della moglie di Will Smith”. Menzione speciale per la gag e il sorrisetto impassibile di Natasha Lyonne: “Mi è stato detto di fare in fretta perché dobbiamo finire alle 23:00”. Erano già le 23:03.

Peggio: L’host che prova a salvare il salvabile

“Sono qui solo perché sono nero”: lo sa anche l’attore e cantante Jarrod Carmichael, chiamato, in modo assai politicamente corretto, a salvare il salvabile. O, quantomeno, a mettere una pezza sui misfatti passati. “La Hollywood Foreign Press Association non è fatta di gente cattiva, ma fino all’omicidio di George Floyd non c’era neanche un nero tra i loro membri”, continua. Per molti commentatori è top, per noi è il minimo sindacale. La sua è una stoccata all’acqua di rose, tutto rientra ai fini dello show e della diretta (e giustamente, anche). Il resto è il solito campionario di battute ormai un po’ trite (lo schiaffo di Will Smith a Chris Rock, Tom Cruise e Scientology…) e una sola gag davvero divertente: quando, in quanto omosessuale, Carmichael chiede scusa a nome di tutta la comunità a Jennifer Coolidge per quello che i gay le hanno fatto nel finale di The White Lotus 2. Forse al suo posto avrebbe dovuto condurre la serata Regina Hall: è bastato il suo presentarsi sul palco come “Mrs. Pitt” per far venir giù la sala.

Meglio: Dio ci conservi Jennifer Coolidge

Rendiamo sempre grazie a Mike White per la meravigliosa Jennifer Coolidge. Introdotta alla grande da Carmichael, si è lanciata in un esilarante monologo all’insegna della comedy più libera: è partita dalla sua ansia da prestazione e dal fatto che le avevano detto che avrebbe potuto indossare le Crocs (altra strizzata d’occhio alla seconda stagione di The White Lotus) al posto dei tacchi per evitare di scivolare. “Ho risposto: ‘Mi state prendendo in giro? Con il mio abito di Dolce & Gabbana? Quei pazzi degli italiani perderebbero la testa’”. La sua incapacità di pronunciare i nomi delle celebrità è stupenda (grida “Bill Niii-eee” e “Kaley Cucucuoco”) e arriva a chiamare il globo d’oro “Oscar”. Quando torna sul palco per ritirare il Golden Globe come attrice non protagonista in una miniserie, il suo discorso di accettazione è altrettanto memorabile e selvaggio: “Anche se questa per me è la fine perché mi hai ucciso, caro Mike, hai cambiato la mia vita in un milione di modi”, ha detto Coolidge al creatore di White Lotus, che puntualmente si è commosso. “I miei vicini adesso mi parlano e non ero mai stata invitata a una festa sulle Hills. Ora mi invitano tutti!”

Peggio: I Golden Globe stessi

Nel senso che sono diventati totalmente irrilevanti. Dopo lo scandalo – in sintesi: l’assoluta mancanza di membri neri o altre etnie tra i giurati fino a un paio d’anni fa (e la successiva, ma goffissima, corsa ai ripari) – il premio più controverso di Hollywood sta tentando la sua pubblica espiazione. Ma con gran fatica: vedi, come dicevamo, le star che quest’anno hanno deciso di boicottare o disertare la cerimonia. Il paradosso è che i premi che da sempre sono considerati “l’anticamera degli Oscar” (ma che in passato, pur di avere i divi sul red carpet, sono arrivati a candidare filmacci improbabili come The Tourist starring Depp e Jolie) a questo giro, tra nomination e vincitori, sembrerebbero davvero in linea con l’Academy. Ma il gotha di Hollywood pare non curarsene più. Riprovateci l’anno prossimo. O forse no: ormai è troppo tardi. Come ha scritto il critico Peter Travers sui social, la faccia di Quentin Tarantino quando consegna il premio per il miglior film (The Fabelmans) a Spielberg, è la miglior reaction privata e collettiva all’intera serata.

Meglio: Riri is in da house

Tra tante assenze, c’è una magnifica presenza: quella di Rihanna, al suo primo grande evento insieme ad A$AP Rocky dopo la maternità. Nominata nella categoria miglior canzone originale per Lift Me Up da Black Panther: Wakanda Forever (insieme a Tems, Ludwig Göransson e Ryan Coogler), ha approfittato dell’invito – salvando anche un po’ la faccia della Hollywood Foreign Press Association – per trasformare la serata in una perfetta date-night con il rapper. I due hanno saltato il red carpet (ma dai) e sono arrivati direttamente al loro tavolo a ridersela alle battute di Coolidge e compagnia cantante. Tra tanti abitini anonimi, il clamorosissimo Schiaparelli Haute Couture nero di Riri resta. Best dressed senza se e senza ma. E pure quella che si è divertita di più.

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