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Zeffirelli, l’incompreso

Il documentario ‘Franco Zeffirelli, conformista ribelle’, presentato alla 79esima Mostra nella sezione Venezia Classici e al cinema dal 24 ottobre, è un viaggio inaspettato nel lavoro e nella vita di uno dei registi più criticati (e non capiti) del nostro cinema

L’altra notte da Marzullo, puntata pre Venezia (c’ero ospite anch’io, collegato, sottovoce, via Skype), Anselma Dell’Olio ha detto su Zeffirelli e sul documentario che gli ha dedicato una cosa molto precisa. I due doc che ho fatto prima, diceva, e cioè quelli su Ferreri (La lucida follia di Marco Ferreri, David di Donatello per il miglior documentario nel 2018) e Fellini (Fellini degli spiriti, 2020), erano stati più facili: Marco e Federico erano due autori che mettevano sé stessi dentro i film, che pensavano e fabbricavano le storie da raccontare, bastava partire da lì. Con Zeffirelli, invece, è stato diverso. Franco faceva film che non erano mai davvero “suoi”. Erano adattamenti di Shakespeare, dell’opera lirica, della Bibbia e dei santi, dei grandi romanzi (Storia di una capinera, Jane Eyre). Solo l’ultimo, Un tè con Mussolini, ha ceduto alla vera e propria autobiografia, e infatti da lì questo documentario ha avvio.

Franco Zeffirelli, conformista ribelle è il bellissimo e giustissimo titolo del film presentato alla 79esima Mostra nella sezione Venezia Classici e nelle sale dal 24 ottobre, producono La Casa Rossa e RS Productions con Rai Cinema (e con il patrocinio della Fondazione Franco Zeffirelli), c’è dentro tantissimo cinema e tantissime interviste come nei precedenti, ma è vero: la sfida è maggiore, dunque il risultato più interessante. Di Zeffirelli si sa tutto e non si sa niente. Il gusto per i classici e il classico, in tutti i sensi, e poi l’omosessualità non taciuta ma mai motivo di Pride, la politica nelle scelte personali e pubbliche (fu parlamentare tra i berluscones) che lo tenne sempre inviso all’intellighenzia di sinistra che comandava il cinema, e la religione, il rapporto da nemiciamici col mentore Luchino Visconti, quello appassionato e tribolato con le sue dive come la Callas.

Zeffirelli con Maria Callas per ‘Tosca’

Il documentario racconta i momenti decisivi, i punti di svolta e le montagne russe di una brillante, movimentata carriera internazionale e la rocambolesca esistenza di un grande artista. Dalle sue origini come figlio di N.N. alla conquista di una grande fama internazionale come regista, art director, pittore, ideatore di cinema, teatro e opera lirica. Attraverso interviste originali e d’epoca con alcune delle star più acclamate che l’hanno conosciuto, ammirato e amato e con familiari, amici e collaboratori più stretti, il doc rende giustizia alla persona e all’artista – non solo “il maestro” – in tutte le sue multiformi e anche opposte sfaccettature. Il suo carattere composito si manifesta nella sua produzione artistica, ma anche nelle sue scelte politiche, nella sua spiritualità e nell’amore per il mistero, nelle amicizie e nelle leggendarie polemiche con critici avversari. Questo scontro offre un ritratto a tutto tondo, con alti e bassi continui, di un artista che ha promosso e onorato la cultura italiana più alta e più popolare nelle grandi capitali mondiali per molti decenni. Lo raccontano Giancarlo Antognoni, Adriana Asti, Urbano Barberini, Roberto Bolle, Fabio Canessa, Valerio Cappelli, Marina Cicogna, Sinéad Cusack, Caterina D’Amico, Tommaso D’Amico, Placido Domingo, Titti Foti, Raimonda Gaetani, Marco Gandini, Massimo Ghini, Giancarlo Giannini, Vittorio Grigolo, Jeremy Irons, Maurizio Millenotti, Andrea Minuz, Dario Nardella, Daniel Oren, Francesco Papa, Gianni Quaranta, Riccardo Tozzi, Luca Verdone, Alessio Vlad, Pippo Zeffirelli.

C’è tutto, ma c’è, soprattutto, un taglio che è diverso, e dove sta per l’appunto la sfida (vinta) dell’autrice. E cioè: e se Zeffirelli fosse stato più innovatore di quanto si creda? Lo dicono in tanti, in questi 123 minuti di film che nemmeno si sentono. Per esempio, il sempre vispo Andrea Minuz, docente e scrittore, che, tornando sulla Bisbetica domata starring i focosissimi Liz Taylor e Richard Burton, commenta quanto all’epoca fosse stato incompreso, liquidato come materiale per gossip da Hollywood sul Tevere.

Zeffirelli con Elizabeth Taylor

E poi c’è lo Zeffirelli che ha sempre giocato su territori “sicuri” al cinema ma che nel teatro, a cui è dedicata gran parte del film, è stato autarchico, ha cambiato tutto, è stato accolto nella terra di Shakespeare, nel gran teatro inglese coi grandi attori inglesi, da uomo che restava di temperamento latino, ma comunque capace di comprendere la poesia delle commedie e delle tragedie poi suoi cavalli di battaglia anche sullo schermo. Zeffirelli l’innovatore che ha stravolto la Magnani sul palcoscenico, e quello che s’è inventato l’Aida “mignon” a Busseto, forse la versione dell’opera di Verdi più pazza e più bella mai pensata (si ricorda anche per lo slippino di Bolle blackfaced).

Zeffirelli con la Regina Elisabetta

«È la prima volta che un’opera cinematografica indaga sulle molte, variegate e anche opposte sfaccettature professionali, culturali e caratteriali di Franco Zeffirelli», dice Anselma Dell’Olio. «Mi interessavano le differenze poco note tra il vasto, singolare incanto che suscitava il suo nome nelle grandi capitali culturali mondiali e il baffo moscio con il quale era trattato in Italia. Con la sola eccezione delle sue opere liriche, per le quali nel suo paese ha avuto una minima parte degli onori, del rispetto, della gloria e della venerazione che lo circondavano all’estero. Ma ancor di più mi interessava la vita interiore di un omosessuale cattolico convinto, discreto ma mai coperto in un’epoca assai meno liberale del presente».

Zeffirelli con Richard Gere

Ci sono, dicevo, le sue scelte politiche, la vita privata rimasta tale, il suo mistero che resta chiuso in sé, e la nostra voglia di ripassare un cinema troppo spesso bistrattato, ma capace di vette (anche kitsch) raggiunte da pochi, soprattutto da noi. Lo sguardo è ribelle, anche verso il canone del documentario classico che, solitamente, ha già una tesi a indirizzarlo fin dal principio. In Franco Zeffirelli, conformista ribelle, distribuito da RS Productions, si vede che invece c’è stato uno studio, un viaggio, una scoperta, una direzione che ha preso strade inattese, e per questo la meta è, nel suo enigma rimasto intatto, ancora più sorprendente.