Viva la Sandrelli! | Rolling Stone Italia
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Viva la Sandrelli!

Cifra tonda (ma non si dice quale) per un’attrice che ha attraversato e segnato le epoche del nostro cinema e della nostra Storia. Con allegria e senza snobismo. Perché “va bene così”

Viva la Sandrelli!

Stefania Sandrelli

Foto: Rino Petrosino/Mondadori via Getty Images

«Sono molto affezionato al finale. Dico proprio la fine del film, se uno ha la pazienza di arrivare all’ultimo fotogramma della Sandrelli. Fa una specie di sospiro che si è inventato lei che è un meraviglioso animale di cinema, come Visconti diceva di Fellini. Quel sospiro è molto bello, è come se dicesse: dai, è andata così e va bene così. E va bene anche tutto quello che arriva». Basterebbero queste parole di Paolo Sorrentino, dalla nostra cover story dedicata a Parthenope, per festeggiare la Sandrelli – gli anni che compie oggi, tondi, però non si dicono.

“La” Sandrelli con l’articolo, perché per alcune non può valere la sacrosanta regola femminista “niente articolo davanti al nome”, le donne come gli uomini. La Sandrelli si determina perché si è sempre autodeterminata. La Sandrelli è il sospiro, è l’animale di cinema, è il “va bene così”. Sempre.

Stefania Sandrelli è il Boom, in tutti i sensi, e per questo bastano le coordinate geografiche. Nasce a Viareggio un attimo dopo la guerra, e un attimo dopo ancora Viareggio diventerà uno degli avamposti della villeggiatura italiana. Il benessere ritrovato, l’allegria pure un po’ qualunquista, il twist dai juke-box – poi dicono i tormentoni estivi di oggi. Un’altra Italia è possibile, e il “va bene così” della Sandrelli traghetta il Paese in questo nuovo tempo consapevolmente naïf, innocentemente sexy, impudicamente (in cerca di una nuova) morale.

Subito dopo le maggiorate e un attimo prima della commedia sexy, la Sandrelli di inizio Sessanta riscrive il canone della ragazza italiana, yè-yè ma non troppo, esuberante e però struggente, dolcemente ingannata come certe colleghe, come loro in bilico ma diversamente da loro in charge, direbbero oggi. Cambia tutto in quel decennio, cambia (soprattutto) il sesso e il modo di raccontarlo.

Divorzio all’italiana, Sedotta e abbandonata, Io la conoscevo bene: capolavori, certo, ma anche titoli entrati nel lessico famigliare perché erano un aggiornamento, spesso anche brutale, dei costumi italiani. Lei sempre lì a sorvegliarli, da osservatrice però attiva (di un nuovo modo di essere, e di essere donna) più che da vittima. La Sandrelli vittima non lo è stata mai.

La Sandrelli è un animale di cinema in purezza, e difatti quella sua risata di cristallo sarà il suono che accomunerà tanti autori così diversi e così ugualmente rivoluzionari. Su tutti: Ettore Scola e Bernardo Bertolucci. Sono stati questi due, più di tutti, la sua casa, non solo cinematografica. Opposti e plasticamente incastrati l’un con l’altro, popolari e politici, comunisti all’italiana e intellettuali alla francese, uno però in Italia salvo qualche fuga ci è rimasto, l’altro è scappato nel mondo ma sempre restando presidio ed egemonia del nostro sistema – oggi direbbero: circoletto.

Ma la Sandrelli non è nemmeno mai stata una del circoletto, nonostante l’abitudine di tornare dai soliti, sulle stesse terrazze, a schernire i conformismi di ieri e di sempre. “Va bene anche tutto quello che arriva”, del resto, e così per lei è sempre stato, senza snobismo alcuno. Da Eccezzziunale… veramente al Maresciallo Rocca. Da Vacanze di Natale al Bello delle donne. Da Tinto Brass a Roberto Benigni. Dove c’è bisogno, si va. A ridere, anche. No: soprattutto.

La Sandrelli come metro per definire le epoche: certo C’eravamo tanto amati, che le contiene tutte ancora oggi; ovvio Novecento, che è più di un film (e la sua maestrina che guida le rivolte di campagna manderebbe a casa con un colpo di forcone tutti gli attivisti di Instagram di oggi); ma sono sicuro che a nessuno di voi verrebbe in mente al primo colpo un altro suo film che è un’altra epoca ancora, e che quell’epoca l’ha inquadrata come pochi: L’ultimo bacio. Prego.

Nel privato, la Sandrelli è (stata) ugualmente birbante nell’eleganza, sfacciata nella riservatezza, godereccia nell’ordinarietà sempre praticata, anzi professata. L’educazione sentimentale è stata forse un po’ spregiudicata, che discorsi, ma mai per farne un manifesto. Quello, se mai, glielo cucivano addosso gli altri: “Quando t’ho vista arrivare / Bella così come sei / Non mi sembrava possibile che / Tra tanta gente che tu ti accorgessi di me”. Se su questa canzone avessero dovuto farci un film, avrebbero preso comunque la Sandrelli, anche senza sapere che era proprio lei la musa ispiratrice.

Questo sembra un coccodrillo in vita, ma non lo è. Perché la Sandrelli è movimento, è arte della gioia, è quel sospiro finché c’è vita, e ce n’è ancora, ce n’è sempre. Chiudo con tre film, tolti quei film, cioè quelli che ho e che avete in mente, i soliti. Dico, tra gli altri un po’ dimenticati, Alfredo Alfredo di Pietro Germi, Mignon è partita di Francesca Archibugi, Un film parlato di Manoel de Oliveira. E sento la Sandrelli che ride.