Vedere Billie Eilish “live” al cinema non è un’esperienza per tutti | Rolling Stone Italia
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Vedere Billie Eilish “live” al cinema non è un’esperienza per tutti

Arriva oggi al cinema ‘Billie Eilish — Hit Me Hard and Soft: The Tour Live in 3D’, racconto dell’ultimo tour della popstar girato con James Cameron. Ed è un film-concerto spettacolare, cucito su misura per i fan

Billie Eilish — Hit Me Hard and Soft: The Tour Live in 3D

Billie Eilish sul palco, ripresa in 'Billie Eilish — Hit Me Hard and Soft: The Tour Live in 3D'

Foto press

E voi vi chiederete: ma chi andrà mai al cinema a vedere in 3D le riprese del tour di Billie Eilish?

Fermi tutti: domanda sbagliata. Riformuliamola: perché (soprattutto negli Stati Uniti, per ora, durante pre-screening speciali) gli spettatori si mettono a ballare in sala, quando partono i brani della giovane popstar (una delle maggiori del momento, sempre bene ricordarlo, campionessa di streaming anche su Spotify), e perché hanno deciso di sedersi davanti a uno schermo, per incontrare la musica della loro beniamina?

 

 
 
 
 
 
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Intendiamoci: i film-concerto esistono da quando la memoria collettiva a breve termine può immaginare. Lo stesso vale per il fandom musicale, pop ma anche rock. Gli artisti sono tali anche per l’ascendente che, in modi più o meno misteriosi, esercitano sugli astanti. È bello non spiegarselo fino in fondo. Va bene così.

Ma, intendiamoci due volte: le motivazioni dei supporter di Billie Eilish sono tutt’altro che oscure. Cercavo di spiegarmi anche qui, l’anno scorso, dopo aver assistito all’unica data italiana (a Bologna) dello Hit Me Hard and Soft Tour, che ha portato l’artista in giro per il mondo dopo l’uscita dell’album omonimo e da cui è tratto il film, da oggi in sala anche in Italia – ah, ed è in 3D!

È un plebiscito questo live, scrivevo quasi dodici mesi fa. C’era in ballo un referendum, in quei giorni, ma la piazza di Casalecchio di Reno non sembrava curarsene. Loro, la massa accorsa al sold out, avevano deciso già da un pezzo. Nessuna anima tiepida da queste parti. Billie Eilish, là, era tutto. Un’amica immaginaria, una relazione parasociale; qualcuno che li aveva aiutati in momenti difficili, che aveva teso loro una mano con i testi della sua musica. Che, con le confessioni a volto scoperto sulle sue struggles, a volta propria, li aveva fatti sentire a loro agio. E che, cantando quasi tutto l’ultimo disco al femminile, rivolgendo cioè liriche di amore e desiderio soprattutto a un’interlocutrice e non a un interlocutore, aveva lasciato tutto aperto. Dando la libertà a ciascuno di essere esattamente, e fine. Essere, stare male, consolarsi insieme, esaltarsi. Sembra il decalogo della catarsi collettiva.

Billie Eilish — Hit Me Hard and Soft: The Tour Live in 3D

Foto press

C’è da dire che in effetti, dopo poco dall’inizio, Billie Eilish — Hit Me Hard and Soft: The Tour Live in 3D comincia già a colpire con molta forza. Le riprese sono state effettuate durante due date del tour, a Manchester e Phoenix, Arizona, ma l’esperienza avviene senza soluzione di continuità. A firmare la regia è proprio la star, in seconda posizione dopo un “certo nome” del cinema: Mr. James Cameron. Collaborazione bizzarra ma per nulla impossibile. Specie se, come racconta il New York Times, un giorno il regista premio Oscar passa a mostrare a tua madre, Maggie Baird (attivista, attrice e artista musicale a sua volta) la tecnologia 3D che sta utilizzando per girare uno dei capitoli di Avatar. Da cosa nasce cosa. E, osservati nelle riprese di backstage inserite nel film, con Cameron che intervista Eilish, i due paiono come un match creativo made in heaven. Greatness recognizes greatness, dicono. E parrebbe proprio che sia questo il caso dell’improbabile duo.

Billie Eilish — Hit Me Hard and Soft: The Tour Live in 3D

Foto press

Sembra anche che si siano divertiti, a fare questa cosa insieme. Billie Eilish — Hit Me Hard and Soft: The Tour Live in 3D è un concert film molto divertito. Il tocco del regista di Titanic si sente tutto, nella visione, nell’ampiezza di respiro delle riprese. Che, con i mezzi im-mediati della tecnologia, risultano incredibilmente più potenti dell’esperienza dal vivo. E che riescono a mettere bene in risalto anche la qualità ginnica della performance di Eilish, che corre di qua e di là tutto il tempo e poi lo spiega anche: mi sono sempre ispirata all’hip hop, alle pose dei rapper, al modo di stare sul palco di quella cultura. «Ma non c’era nessuna ragazza che tenesse il palco così, che avesse quell’interazione diretta, e viscerale, con il pubblico» (parafraso a memoria). Scenografia quasi zero, nessun corpo di ballo, vestiti spontanei, nessun trucco e parrucco che non sia eseguito da lei stessa. Il coro del pubblico non si fermerà nemmeno su una canzone. Lo schermo ci mostrerà volti in lacrime. A metà con i listening party che abbiamo visto negli ultimi anni? L’avete detto voi. Billie, ma che gli fai alla gente?

Billie Eilish — Hit Me Hard and Soft: The Tour Live in 3D

Foto press

A questo punto vi vedo, voi con il sopracciglio alzato. Fermi tutti: Billie Eilish non è un mostro sacro, d’accordo. Chi sa se lo diventerà mai. I suoi fan, però, potrebbero pensarla diversamente. L’adorazione che le tributano è pari solo a quanto lei è capace di (r)accoglierla, confessando nel retroscena: sì, mi piace tantissimo. Mi sento davvero nata per questo.

Non sono due cose da poco. Da un lato abbiamo il protagonismo, il coinvolgimento dei fan, diventato credo nella musica pop sempre più diretto (pensiamo alla Brat Summer, a quanto un disco, e un’estetica artistica siano diventati rappresentativi per un gruppo di persone). Dall’altro, una personalità magnetica da grande star. Combinati, creano terremoti nelle sale cinema, quando il volume sale e l’esperienza del live entra dentro. Un film fatto così è perfetto per l’artista che Billie Eilish è nel 2026. Sia dal punto di vista della performance, mai inchiodata sul palco, sia da quello del messaggio e del tipo di connessione che ricerca con il suo pubblico. ed è perfetto pure per usufruire della sua musica. Godendo di un suono perfetto, di una performance ottima, e di una “vicinanza” impossibile.

Billie Eilish — Hit Me Hard and Soft: The Tour Live in 3D

Foto press

E se qualcuno ancora avesse riserve, e commentasse: vabbè, ma non sarebbe meglio andarseli a vedere dal vivo, questi concerti, e sostenere in questo modo gli artisti? Le risposte sarebbero estremamente facili: credo che tanti tra coloro che andranno in sala in questi giorni potrebbero aver già visto la stessa produzione di persona. E credo che, nell’intenzione originaria, ci sia ancora una volta il prendersi cura del legame di simbionte tra Eilish e la fanbase. Così almeno, se qualcuno non si fosse accaparrato un biglietto, ci penserà il botteghino del cinema.

In conclusione, se siete arrivati fin qui cercando di capire se questa visione faccia per voi o meno: se non avete mai ascoltato un briciolo di Billie Eilish, meglio lasciar perdere. Se siete moderatamente curiosi, lasciate stare. Se siete pronti all’eventualità di un karaoke non annunciato, e forse ci sperate pure, Billie è qui, ancora una volta, per voi. A offrire il corpo dell’artista finché ce ne sarà bisogno.

Quindi, ricominciando da capo: ma chi andrà al cinema a vedere Billie Eilish — Hit Me Hard and Soft: The Tour Live in 3D?

La catarsi è finita.
Andate in pace.