'The Invite', recensione del film di Olivia Wilde | Rolling Stone Italia
The comeback

‘The Invite’, il piacere è davvero tutto nostro (e di Olivia Wilde)

L'attrice e regista era stata "cancellata". Ora il remake di una commedia del 2020 la riporta sotto i radar per motivi tutti giusti: perché il film funziona, e perché mostra come lasciarsi le critiche alle spalle e rialzarsi

The Invite il piacere è tutto nostro

Penélope Cruz e Olivia Wilde in 'The Invite – Il piacere è tutto nostro' di Olivia Wilde

Foto: Adam Newport-Berra

Olivia Wilde ha vinto questa mano. Lo scivolone di Don’t Worry Darling – e il troppo (inutile) polverone alzato attorno alla sua relazione con Harry Styles, durata circa dal 2020 al 2022 – l’avevano resa Indesiderabile N. 1. Per le invidie, certo: era la donna che si era accaparrata il più richiesto del momento. Per le critiche a un film non riuscito. Per la storiaccia tra lei e Shia LaBeouf, e poi forse tra lei e Florence Pugh, e cos’era stato quello tra Chris Pine ed Harry Styles, uno sputo? Inutile negare che, attorno a Wilde, si fosse addensata una nebbia di antipatia diffusa. Eccessiva come sempre, in questi casi. E virale, tanto attorno alla sua persona fisica che filmica.

Ha avuto ragione lei, è arrivato il ribaltone. Chiunque si rechi in sala a vedere The Invite – Il piacere è tutto nostro, di cui è regista e pure attrice co-protagonista, potrà viverlo sulla sua pelle: la ragazzina ribelle di The O.C., la Remy Hadley di Dr. House ha firmato un ottimo ritorno alle scene. Che non prescinde dalle critiche sul lato della realizzazione – anzi, che le affronta e le rielabora – e che, per quanto riguarda il personale, trasforma in oro il male ricevuto. The Invite è un film da vedere? Sì, e ve lo diciamo subito.

THE INVITE - Il piacere è tutto nostro | Trailer Italiano Ufficiale HD

The Invite è il remake di Sentimental, film di Cesc Gay del 2020 a sua volta adattamento per lo schermo di una pièce teatrale dello stesso regista del 2015, Els veïns de dalt (poi c’è stato pure un rifacimento italiano: Vicini di casa, 2022). Due coppie, un appartamento sotto l’altro in un bel palazzo. “Quelli del piano di sopra” sono i nuovi vicini: si chiamano Hawk (Edward Norton) e Pina (Penélope Cruz). Possono essere rumorosi, a quanto pare. Tanto che gli inquilini storici del piano di sotto, Angela (Wilde) e Joe (Seth Rogen), li conoscono dapprima attraverso alcuni rumori: quelli di un accoppiamento e dei “meravigliosi” (sic Angela) orgasmi di Pina.

La conformazione spaziale racconta già l’intera storia, che si svilupperà sulla direzione unica della “calata” dei personaggi di Norton e Cruz nell’abitazione dei vicini. Dopo un invito a cena che Angela tiene nascosto a Joe, dopo molti sguardi in ascensore a coppie incrociate che i coniugi “di sotto” si tengono reciprocamente nascosti. È la storia più vecchia del mondo e funziona sempre, nell’era di una classe media senza punti cardinali, impotente davanti ai destini del mondo e incapace di fare i conti con le proprie scelte. Angela e Joe sono in crisi da tempo, si raccontano la solita versione: stiamo insieme per nostra figlia, poi, quando sarà adulta, ricominceremo. E intanto, si sfuggono di mano a vicenda.

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Olivia Wilde in ‘The invite – Il piacere è tutto nostro’. Foto: Adam Newport-Berra

Angela è nervosa, Joe è vessato. La prima, ospite improvvisata della cena, arrossisce e freme come un’adolescente che voglia fare colpo sulle ragazze “cool” della scuola (un’evoluzione inaspettata del suo primo film da regista, Booksmart?). È impacciata, le sbaglia tutte, non è un granché in cucina. Stende sul tavolo la perfetta girl dinner fatta di salumi, latticini e cotillon – molto in linea con lo spirito del tempo! – e si dimentica di chiedere se i suoi ospiti abbiano o meno allergie o preferenze alimentari. Pina non mangia carne e formaggi, ma in compenso porta in dono un flan da paura. Joe, ignaro dell’invito fino al suo rientro in casa dalla scuola di musica in cui insegna, fa testa d’ariete verso l’argomento che gli preme, in tutta questa faccenda: lamentarsi con i vicini maleducati per il loro fare sesso in maniera così vocale e insopportabile. Hawk è un ex pompiere, e fa quando ha dismesso l’elmetto si è concentrato sulla sua evoluzione spirituale, trasformandosi in una sorta di adepto New Age fuori tempo massimo. Con Pina, manco a dirlo, sono affiatatissimi, e surfano sugli screzi che girano nell’aria attorno ad Angela e Joe con garbo e una certa presenza di spirito. Le due coppie sulla carta non potrebbero essere più diverse. Quello che li accomuna, però, è il tornaconto segreto che mettono sul tavolo di una cena organizzata di fretta e pensata peggio: una proposta, una frustrazione, un desiderio. È lì che le carte cominciano (letteralmente) a mischiarsi.

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Edward Norton e Penélope Cruz in una scena del film. Foto: Adam Newport-Berra

Pina e Hawk sono rumorosi, sì. Lo sono nel privato ma pure quando organizzano (non è uno spoiler, lo potete leggere ovunque) dei play party: serate tra scambisti felici di aggiungere lo strato del dis-possesso a quella roba complicata, e impilata, che sono le relazioni. Sono scesi in casa di Joe e Angela perché hanno sentito un’energia, pare loro. E credono che conoscersi meglio potrebbe portare a un paio di membri in più all’interno del loro cerchio di “persone”.

The Invite non propone, in questo senso, una novità: lo scambio di coppia, la riflessione su una fluidità sessuale, il dramma-turned-commedia da camera, teatrale al punto giusto e infinitamente cinematografico, se confezionato con furbizia. Wilde, dal canto suo, riesce con successo a misurarsi con una regia più formale e simmetrica, un gioco di specchi, riflessi e inquadrature strette (in 35mm) sui volti dei suoi interpreti. La sua prova è ottima anche nei panni di Angela, nervosa al limite di un macchiettismo da commedia dell’arte, stereotipo accarezzato lievemente della donna-fascio-di-nervi (’na mezza matta, direbbero da qualche parte). Il cast fila liscio e affiatato, nonostante la paura che suscita la compresenza di quattro “nomoni” a una prima lettura di cartellone. Sulla carta, questo gruppo non funzionerebbe, anche se i materiali promozionali fatti circolare dalla casa-madre A24 mostravano un certo affiatamento tra i quattro.

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Olivia Wilde nel backstage di ‘The Invite – Il piacere è tutto nostro’. Foto: Atushi “Jima” Nishijima

La vera intuizione, però, è affidare la scrittura a Will McCormack e Rashida Jones, di nuovo insieme dopo i tempi di Celeste & Jesse Forever. The Invite, infatti, funziona perché a ogni passo si guarda dall’esterno, sfidando ogni giudizio a priori dello spettatore. Sì, di ménage à quatre ne avremo anche già visti, e andare a parlare di sesso di gruppo attraverso gli occhi vergognosi ma interessati di Angela è una cosa “da boomer”. Funziona solo perché chi scrive lo sa, e crea personaggi che invece non lo sanno. Una tabula rasa intelligente e mai straniante: c’è ancora chi scopre certi costumi fuori tempo massimo, ci saranno sempre coppie che cercheranno di rimediare alle loro crepe attraverso evasioni auto-assolte (ma che, attenzione, è proprio il sentiero che Pina sconsiglia di percorrere!). Sappiamo già tutto, ma la freschezza di questa coppia autoriale forse, non la conoscevamo ancora. E non è poco.

Il carico finale lo cala proprio Wilde. Martirizzata dall’opinione pubblica nella (recente) vita precedente, la sensazione è che con The Invite, e con la sua Angela in particolare, abbia voluto mettere a tacere tutto. Non mascherando, al contrario: mostrando una donna che desidera il proibito, quello che non ha e ciò che la società le imporrebbe di aborrire, che sia l’uomo di un’altra, la donna di un altro uomo, oppure – come fu con i chiacchiericci attorno alla sua relazione con Styles nella vita reale – un uomo più giovane. A metà giugno di quest’anno, Wilde si accomoda davanti ai microfoni di Call Her Daddy, il ben noto podcast condotto da Alex Cooper, per raccontare anche questa parte, tenuta nascosta al mondo perché (immaginiamo) dolorosa, complicata, (ancora) indesiderabile. «Lo facciamo alle donne da tantissimo tempo», dice, intendendo giudicarle, usarle come capro espiatorio delle frustrazioni sociali (in questo caso, il “non poter essere” con Harry Styles al posto suo, per esempio). «Penso che le persone fossero furiose», continua, «vedere la nostra felicità le faceva arrabbiare». Angela è forse la marionetta in cui Wilde era stata trasformata; in cui Blake Lively era stata trasformata, nel corso della sua diatriba legale con Justin Baldoni per l’affaire It Ends with Us; e in cui pure Amber Heard, durante il processo Depp vs Heard, era stata trasformata – al netto della verità giuridica e dei trascorsi individuali.

Non voglio nemmeno dire che The Invite è un film schierato, perché non lo è. È una “commedia sexy” molto piacevole che permette di ridere di cuore e godersi un gruppo di quattro attori-amici quasi in the making. Ma è un cinema che permette di ritrovare punti in comune, e di lanciare frecciatine ben assestate, con la realtà. Olivia Wilde non avrebbe potuto escogitare un ritorno più puntuale di questo. La partita, alla fine, l’ha vinta lei. E probabilmente la rivedremo giocare molto presto.