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‘The Flash’ è il miglior film DC, ma non può battere i casini di Ezra Miller

Il lungometraggio diretto da Andy Muschietti (quello di 'It') è benedetto dal Batman di Michael Keaton, oltre che da ben due grandi interpretazioni del suo attore protagonista. Ma purtroppo non uscirete dal cinema pensando a questo
Ezra Miller, Michael Keaton e di nuovo Ezra Miller in 'The Flash'.

Foto: Warner Bros. Pictures/DC Comics

È l’uomo più veloce del mondo, in grado di scattare a velocità sovrumane, far vibrare il suo corpo attraverso la materia solida, generare correnti elettriche e persino interrompere il flusso e il riflusso del tempo. Da solo questo leggendario supereroe ha sconfitto cattivi che lanciano boomerang, supercriminali in grado di congelare cose, il suo doppelgänger in negativo e lo scimmione alfa più tosto di Gorilla City. In qualità di membro chiave della Justice League, l’uomo con la maschera rossa dalle orecchie alate ha contribuito a salvare il mondo diverse volte, per non parlare dell’aver tenuto in piedi la rete CW con la serie e aggiunto un po’ di leggerezza tanto necessaria allo Snyderverse. Nemmeno la morte è riuscita a rallentarlo.

E ora Barry Allen, aka The Flash, decennale icona della DC Comics, tenterà ciò che non era mai stato chiamato a fare prima: affrontare la più grande sfida che qualsiasi uomo, o supereroe, possa incontrare. Superare la pubblicità negativa e la tossicità di un attore.

Non faremo finta che il bagaglio che The Flash si porta dietro non esista. Abbiamo affrontato spesso queste situazioni negli ultimi dieci anni e possono variare da distrazioni a follie. Forse, in una linea temporale alternativa, non accade nessuno di questi eventi assurdi ed Ezra Miller riceve l’aiuto di cui ha bisogno in tempo e viene consacrato a star di serie A. E, già che ci siamo, tutto il DC Extended Universe non fa così schifo.

Ma siamo nel qui e ora, le persone hanno sofferto e i dirigenti devono fare i conti con un protagonista che li ha messi in una situazione difficile. Un presente dove The Flash è, di gran lunga, il miglior film uscito da questa collaborazione post-Nolan Warner/DC e si basa sulla promessa che Wonder Woman di Patty Jenkins ha inaugurato, cioè: puoi fare un film di supereroi (proprio con questi supereroi) che sia oscuro ma non inutilmente nero come l’abisso; puoi creare qualcosa che corrisponda alla portata epica dei crossover a fumetti in cui i mondi si scontrano, assicurandoti comunque che i tuoi personaggi abbiano un valore; puoi bilanciare la narrazione seriale e l’onere di confondere i canoni con qualcosa che sta in piedi da solo; e puoi incanalare il brivido sia dei fumetti che dei blockbuster con la massima attenzione.

Queste sono tutte lezioni che la concorrenza diretta di questo universo (leggi: la Marvel) ha già imparato, anche se dopo 15 anni pure i loro risultati sono sorprendentemente diversi. Eppure quest’avventura solitaria per il velocista della DC capisce bene come dovrebbe funzionare questo tipo di film e, che amiate il genere o lo odiate, The Flash funge da ottimo esempio del motivo per cui è in grado di vendere qualcosa di più che semplici giocattoli e T-shirt da Tacoma a Taiwan. Niente di tutto ciò giustifica minimamente quello che è successo fuori dallo schermo. Rende solo le cose molto più complicate in termini di reazione. Raramente “Oh mio Dio!” e “Oh, buon Dio!” coesistono insieme, nello stesso sussulto.

Nessun film esiste a vuoto, ma questa è la recensione di un film, quindi concentriamoci per un secondo su di esso. Allen è ancora “il custode della Justice League”, che è impegnata ad affrontare minacce in lungo e in largo. Ha anche bisogno di mantenere un certo numero di calorie per operare alla massima velocità e all’ultimo minuto – c’è un ospedale in fiamme, una fondazione che crolla e un reparto maternità pieno di neonati – prima ancora di aver fatto colazione. Fin dall’inizio il regista Andy Muschietti (It) e la sceneggiatrice Christina Hodson (Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn) hanno stabilito il ritmo, pronto ad accelerare e rallentare abbastanza da ammiccare, spingere e fare battute. Le precedenti apparizioni come guest star di Flash lasciavano intendere che sarebbe stato il comic relief del serissimo DCEU. Il lungo preambolo si appoggia pesantemente a quell’idea, prima di suggerire che Allen potrebbe essere anche il centro emotivo del franchise.

Inizia tutto con i suoi genitori, naturalmente. Sua madre (Maribel Verdú di Y tu mama también) è stata assassinata quando Barry era un bambino. Suo padre (Ron Livingston) è stato condannato per l’omicidio, anche se il figlio sa che è innocente; l’unica ragione per cui ha dedicato la sua vita alla medicina legale era per far uscire suo padre di prigione. Anche la sua cotta storica, la reporter di cronaca nera Iris West (Kiersey Clemons), è solidale con lui. Grazie a Bruce Wayne, alcune prove inedite sembrano vicine a scagionare il vecchio Allen. Vicine, ma niente di più.

Quello che Barry ha appena scoperto, però, è che può correre abbastanza velocemente da creare un “chronobowl” che lo spinge avanti o indietro nel tempo. Può fermare l’omicidio. “Non puoi vivere nel passato”, gli dice Wayne – senti chi parla – e incasinarlo crea un inevitabile effetto farfalla. Barry pensa di poter modificare un elemento cruciale senza danneggiare nulla. Ha torto.

Il risultato del viaggio nel tempo vede Barry insieme al sé stesso diciottenne, interpretato sempre da Miller, e li mette entrambi davanti a un Batman diverso. Diverso, ma molto, molto familiare. Le notizie sul ritorno di Michael Keaton alla Bat-caverna qualche anno fa hanno ispirato sia urla di gioia che sospiri di noia – in entrambi i casi, sembrava uno stratagemma nostalgico. Eppure Keaton non solo riprende meravigliosamente il suo ruolo, ma sa come inserirsi in questa complicata narrazione in modo che, stranamente, sia in linea con ciò che The Flash nel suo insieme sta cercando di fare.

Il passato è impossibile da ricreare ed è ancor più impossibile non struggersi, soprattutto quando i tuoi ricordi sono così legati a un momento specifico, a un’epoca o a una singola, terribile perdita. Eppure è qualcosa che deve essere riconciliato, in un modo o nell’altro. Qui Keaton sembra aver abbracciato di nuovo la maschera, facendo pace con un’eredità che include, ma non si ferma, al Cavaliere oscuro. Non è un cameo per soldi, né un’apparizione schiacciata sotto il peso degli avvertimenti. È semplicemente Batman, di nuovo. Il veterano rende persino divertenti gli inevitabili richiami al fan-service.

Ezra Miller, Ezra Miller e Sasha Calle in ‘The Flash’. Foto: Warner Bros. Pictures/DC Comics

C’è anche un’origin story aggiornata per garantire che il giovane Barry guadagni gli stessi poteri che ha il vecchio Barry, e che incasina il loop temporale. E c’è pure una nuova minaccia, o meglio una “vecchia” minaccia, che torna nella forma del generale Zod (Michael Shannon) in un universo senza Superman. Invece i Flash e il Batman rétro devono salvare la kryptoniana del loro mondo, Supergirl (Sasha Calle). Il fatto che questo personaggio sembri un ripensamento non è colpa dell’interprete. È solo che questa difensora della verità e della giustizia diventa un elemento in più introdotto in un film già pienissimo. Sì, ci sono battute e riferimenti a come questa linea temporale differisca dalla nostra, insieme a Easter eggs, alcuni cameo già noti per gentile concessione di una crisi su terre infinite e alcuni segreti che è meglio mantenere. Ci sono anche sequenze d’azione che assomigliano più a scene uscite dai videogiochi che da un blockbuster e un momento post-credit che non potrebbe essere più inutile o stridente. I film sui supereroi alla fine sono sempre film sui supereroi. Anche quelli belli.

E poi c’è Miller, che fa il doppio lavoro nei panni di due versioni distinte della stessa anima incasinata. Con il suo fisico slanciato e gli zigomi affilati come rasoi, Miller mostra una strana somiglianza con l’interpretazione di Flash degli anni ’50 dell’artista Carmine Infantino, la stessa che ha trasformato l’eroe in uno dei preferiti dai fan. (Aiuta parecchio il fatto che Muschietti e il direttore della fotografia Henry Graham abbiano una capacità di comporre sequenze che richiamano alla mente lo stile rivoluzionario di Infantino.) Miller aveva già messo a punto il personaggio di Allen/Flash nelle apparizioni precedenti: un po’ imbranato, un po’ creepy, in grado di rubare la scena con discrezione. Eppure, dato quel poco che aveva da fare in mezzo a tutto lo sturm und drang guidato da Snyder, era un po’ come se diversi strumenti fossero bloccati simultaneamente a suonare la stessa nota.

Ci sono sempre stati tanti livelli in questo supereroe: con i riflettori puntati addosso, Miller qui li affronta tutti. Le sue performance parallele non suggeriscono soltanto due persone e linee temporali differenti, ma anche il doppio atto di un interprete con un tempismo impeccabile, doppi profili psicologici e una gamma completa. Miller ci regala un vertiginoso uomo-bambino dotato improvvisamente di poteri al di là della sua comprensione e scatenato per le possibilità di questo ritrovato bisogno di velocità. E ci presenta un salvatore riluttante e stanco del mondo che capisce che puoi salvare qualcuno, ma non potrai mai, MAI salvare tutti. A volte i due Flash sono nella stessa scena, a volte nello stesso frame. Altre volte litigano e apportano rispettivamente leggerezza e malinconia a questa opera pop nello stesso identico momento.

È quello che riesce a creare un grande talento con un ruolo su misura, e quello che fa qui, due volte, la star di The Flash. Ma purtroppo non uscirete dal cinema pensando a questo. Non è quello di cui si parla quando si parla di Ezra Miller. Il che, nello stesso senso in cui funziona questa storia di superumani e destini sfortunati, ci riporta al punto di partenza. Questo universo cinematografico tormentato ha finalmente trovato allo stesso tempo un film vincente e che sarà maledetto per sempre. Non è la questione più tragica che riguarda la persona al centro di tutto, nemmeno lontanamente. Ma ci ricorda che è possibile fare un film di supereroi che cerca di unire tutti i mondi, ma che non riesce a fare i conti con quello che succede fuori dal set. Ed è la prova che puoi sempre correre veloce quanto il tuo supereroe riesce a fare, ma anche che ci sono cose che, semplicemente, non puoi nascondere.

Da Rolling Stone US

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