Siamo andati a vedere Quentin Tarantino a Milano e, spoiler, non è successo niente | Rolling Stone Italia
Once upon a time in Piazza Duomo

Siamo andati a vedere Quentin Tarantino a Milano e, spoiler, non è successo niente

Effetto ‘TRL’ per il registaccio (rigorosamente con la mascherina) venuto in città a presentare ‘Cinema Speculation’. I fan in fila, l’attesa sterminata, i giornalisti indignados. E l’incontro che diventa un semplice firmacopie. Cronaca di un simpatico disastro

Quentin Tarantino arriva alla Mondadori in Piazza Duomo a Milano

Quentin Tarantino arriva alla Mondadori in Piazza Duomo a Milano

Foto: Nino Saetti (IG: @ninofuorimodena)

Per chi è stato ragazzino nella Milano di fine ’90 (eccoci qua), la vibra è TRL solo senza balcone. Piazza Duomo strapiena, ci sarà una star, ma chi sarà?, domandano due sciure che hanno ritirato fuori l’ecopelliccia, in questo freddo venerdì di Passione anche cinefila, come scopriranno a breve. “Tarantino”, risponde un ragazzo, e allora le sciure incredibilmente rimaste in città a Pasqua – del resto a Courma nevica – si fermano. Si fermano perché Quentin è uno dei pochissimi registi (l’unico?) ormai più famosi dei loro film; perché non sanno che è qui per un libro (Cinema Speculation), e in fondo chi se ne importa. Libro che, parimenti, sta vendendo solo in virtù della fama dell’autore: è il bellissimo saggio di uno spettatore nerd con analisi scena-per-scena di titoli anni ’70 che molti lettori salteranno a piè pari, ma chi se ne importa anche di questo. È Tarantino, punto.

Dunque, Piazza Duomo gremita, transenne e polizia, si cerca un varco – “sono un giornalista accreditato!” – mentre arriva un macchinone nero coi vetri oscurati. Brividino tra la folla: Quentin è puntualissimo! Sono le cinque e mezza di pomeriggio, orario previsto per il red carpet (sic). Dall’auto scende invece Elisabetta Sgarbi, patroness della Milanesiana (che ospita l’incontro e premia il regista con l’Omaggio al Maestro) e editrice della Nave di Teseo (che pubblica il libro). L’attesa, si scoprirà poi, sarà ben più lunga.

La folla in attesa di Tarantino in piazza Duomo

La folla in attesa di Tarantino in piazza Duomo. Foto: Nino Saetti (IG: @ninofuorimodena)

“Deve entrare dellà”, mi dice un policeman romano. “Dellà” cioè dove c’era Benetton (sempre vibra Nineties), ché la Mondadori è tutta nuova – qua diciamo “restylata” – e son cambiati anche gli ingressi. Si supera il gran serpentone di accoliti pronti a farsi firmare, poi, il volumone dal regista, giovani e vecchi (per la fama e la trasversalità di cui sopra), tantissime ragazze. Ecco la porta. C’è il mio nome in lista, evviva, son quelle situazioni in cui temi sempre di finire a litigare mentre la folla preme alle tue spalle. È andata bene, mi danno un bigliettino in mano, sopra c’è stampata la copertina del libro e c’è scritto “soppalco”, pare un antipasto dell’imminente Salone.

“Deve andare su, dellà” (a Milano son tutti romani?). Io, che secchione non lo sono stato mai, stavolta invece mi son portato pure il mac per prendere due appunti: è una presentazione (ci hanno detto), sarà prevista una seggiolina per noi accreditati (mi sono detto). Macché: tutti accalcati sul soppalco più “ciao povery” che design week. La situa è questa: giù un tavolino a cui siederà QT insieme al best buddy Antonio Monda, che lo introdurrà; davanti a loro pochi posti riservati ad autorità et similia; accanto, dietro un cordone rosso, i primi fortunati che si faranno firmare il prezioso tomo; sopra, in piccionaia, il giornalistume vario a osservare, scomodissimo, lo zoo di carta.

Quentin Tarantino arriva alla Mondadori in Piazza Duomo a Milano

Foto: Nino Saetti (IG: @ninofuorimodena)

Ci sono i soliti desperados in t-shirt con sopra stampato “written and directed by Quentin Tarantino” (la piaga mai debellata dei giornalisti-fan), ma anche dei graziosissimi presenti come il sottoscritto ed Enrico Dal Buono, amico di queste pagine con cui inganniamo l’attesa sparlando, davanti alla parete dei saggi sul nazifascismo (bastardi anche noi, ma con meno gloria), degli Insta-colleghi venduti all’#adv.

Di quelli, i social-divulgatori dico, se ne vedono però pochi o nessuno, ci sono più giornalisti del genere schienadritta, cronisti che ancora si pensano d’assalto (pure alla presentazione di un libro? già), e tutti i tiggì locali e nazionali, e le radio importanti. Tutti ammassati, senza la prevista seggiolina e con poca visuale. L’indignazione monta.

 

 
 
 
 
 
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Mi si avvicina un ventenne, poco più poco meno, con i boccoli biondi, un po’ putto di Fiorucci (la vibra Milano anni ’90, aridaje): “Scusi, lei sa come faccio a scendere? Devo as-so-lu-ta-men-te farmi una foto con lui”. Va avanti: “Sono entrato senza neanche essere in lista, ho detto se potevo e mi hanno dato questo biglietto (l’ambitissimo ‘soppalco’, nda), è questa faccia da angioletto che mi porta sempre fortuna…”. Angioletto di Fiorucci che sa di esserlo, e con indosso solo una camicia bianca aperta fino all’ombelico; in questo aprile improvvisamente di ghiaccio, forse è una visione, per noi che stiamo qua in croce come quello là, duemila anni fa. L’angioletto ribadisce: “Devo assolutamente farmi una foto, cazzo Quentin è Quentin, è il più grande. Vabbè lui e Kubrick, ma Kubrick non verrebbe mai (detto al presente, nda) a fare una cosa del genere”.

Noi paria a cui era stato venduto l’invito esclusivo non possiamo però scendere di sotto. Il parterre fronte-Tarantino è riservato alla crème dell’editoria cittadina e a socialite assortiti: leggo Gian Arturo Ferrari stampato su un foglio, ma poi arriva Nina Zilli. Intanto, qui su da noi, la maretta cresce: Quentin era previsto alle cinque e mezza, son le sei e venti, ma guarda te. Si continua a ciarlare, mentre prende corpo quella che presto diventerà una certezza: siamo venuti per niente.

Alle sette meno un quarto Tarantino è in da house, anche lui solo in camiciola per giunta smanicata e con una mascherina nera che non si leva nemmeno quando Sgarbi, previo discorsetto iniziale, gli consegna il premio “tutto d’argento e di corallo, con incisi molti personaggi dei tuoi film”. Gli indignados della piccionaia scattano fotine, disturbati dalla mascherina che occulta il ghigno del Maestro fresco di Omaggio, e vengono travolti dalla security: “Niente foto! Niente video!”. Un tizio s’imbizzarrisce: “Ma come niente foto! Sono un giornalista! È un mio diritto! Perché la Rai sì e io no?”.

Foto: Nino Saetti (IG: @ninofuorimodena)

C’è tensione come in un B-movie di guardie e ladri di quelli che cita Quentin nel libro, tensione che esplode quando, dopo le consuete parole di Monda (“Tarantino ha capito che non esiste il cinema di serie A e il cinema di serie B”, “il suo prossimo film purtroppo sarà l’ultimo”, eccetera), si capisce che non siamo qui per la presentazione che ci era stata venduta: sarà solo un firmacopie, come se Quentin fosse un qualsiasi tiktoker improvvisatosi scrittore.

Tarantino non dice una parola, fa con le mani con le mani ciao ciao e poi si risiede, pronto a firmare i 2483 autografi previsti. È caos. Solo pochi di noi (eccoci qua) la prendono a ridere, è venerdì di Pasqua, andiamo in pace; attorno però troviamo solo the hateful eighty pronti a fare la guerra a editore, ufficio stampa, tutti. Una collega mi ferma mentre scendo dal soppalco: “Ma sono l’unica cogliona? Solo io pensavo che avrebbe parlato?”. No, Quentin ci ha coglionati tutti, e questo probabilmente è un altro suo film (il penultimo). Lei si mette a vocalizzare su WhatsApp contro l’ufficio stampa, appunto, dice che è uno scandalo, che così non si fa… Io me ne vado verso un bicchiere di vino, il serpentone di fan si muove lento lento, le sciure saranno ormai da Marchesi, e chissà se l’angioletto di Fiorucci avrà la sua foto.