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Short Culture Cuts #8: Il tormentone estivo come nuova frontiera del cortometraggio

Ma anche le canzoni pop in generale, che oggi se arrivano a 3 minuti sembrano già lunghissime. Perché sta succedendo tutto questo? Forse “è colpa di un’estate, è colpa di uno shot”, come canta Baby K

Foto: press

Una serie a puntate, in collaborazione con MAX3MIN – Very Short Film Festival, per riflettere su cosa è, oggi, corto. Spoiler: tutto.

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Frozen di Madonna dura 6 minuti e 7 secondi. È la prima canzone, tra i singoloni mainstream di un’epoca manco troppo remota, che mi viene in mente per dire che da un po’ di tempo a questa parte sta accadendo l’opposto di quello che avviene al cinema: una volta i film duravano un’ora e mezza, ora di media sembrano lunghi 2 ore e 40 minuti; una volta le hit pop potevano durare anche 6 minuti, ora se arrivano a 3 c’è da stupirsi. I film oggi sono diventati dei lunghissimometraggi, le canzoni dei corti.

(Poi potremmo anche discutere del fatto che un tempo i pezzoni pop come Frozen erano scritti/prodotti in una maniera che oggi sarebbe impensabile, ma rischierei il solito discorso borbottante che fanno i vecchi, una volta era tutto meglio, quand’ero giovane sì che la musica era bella, eccetera eccetera. E allora mi fermo qui, tanto ci siamo capiti comunque.)

L’altro giorno davo una scorsa ai tormentoni dell’estate (è un duro lavoro, puntini puntini), che sono un po’ la conferma di quanto detto sopra. Lambada dei Boomdabash con Paola & Chiara dura 2 minuti e 55 secondi. M’ama non m’ama di Baby K 2 minuti e 23. Taxi sulla Luna di Tony Effe, Emma e Takagi & Ketra anche lei 2 minuti e 23 (si saranno messi d’accordo?). Un altro mondo di Merk & Cremont con Tananai e Marracash 2 minuti e 47 secondi. Poi vedi che Disco Paradise di Fedez, Annalisa e Articolo 31 è lunga 3 minuti e 18 e ti sembra Fanny & Alexander.

Anche all’estero il trend sembra dilagare, come titolerebbero i giornali nostrani. Prendo il primo esempio che vedo nella chart di Spotify dei brani più ascoltati nel momento in cui scrivo: Barbie World, il reboot, sempre come si dice oggi, della hit anni ’90 degli Aqua firmato Nicki Minaj e Ice Spice, dura 1 minuto e 49 secondi. Altro che Max3Min: già 2 minuti, oggigiorno, paiono un tempo inconcepibile.

Di chi è la colpa? (Perché, altra cosa che si fa quando si è vecchi, bisogna sempre dare la colpa a qualcuno, per qualsiasi cosa.) Direi, come sempre, di TikTok e affini. Ormai s’è stabilito che la soglia dell’attenzione cala (no: muore) dopo 8 secondi, nanosecondo più nanosecondo meno. Dunque tutto cala (no: muore) di conseguenza. Mi dicono i più giovani di me (che ormai hanno quasi cinquant’anni, vabbè) – o i meno giovani che però, a differenza mia, la tecnologia moderna la praticano – che la colpa di TikTok è addirittura doppia: per far stare in pochi secondi “più canzone”, oggi addirittura dilaga il trend (scusate ancora) dei brani sped-up, cioè velocizzati come quando metti Netflix a 1.25 (anche 1.5: confesso che a volte, su certe pecionate soprattutto italiane, lo faccio anch’io).

È colpa nostra che non teniamo l’attenzione, che velocizziamo tutto, che viviamo tempi isterici per cui in 3 minuti devono starci tre cose, mica una (e figuriamoci in 6). È colpa della discografia diventata brutta e cattiva, delle canzoni usate come jingle #adv da artisti che guadagnano di più a fare gli influencer, della serializzazione di tutto, dei tormentoni che ogni anno si moltiplicano e allora bisogna farli ancora più brevi, sennò mica si possono ascoltare tutti. È colpa delle playlist di Spotify, dei reel, dei nuovi canali broadcast (ci mancavano solo quelli). È colpa di tutti, è colpa di nessuno. “È colpa di un’estate, è colpa di uno shot”, canta Baby K nel suo nuovo pezzo estivo, e difatti lo shot è la cosa più short che c’è, non sarà mica un caso.

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