Indomito, tenero, incontenibile, un politico nato. Valerio Carocci è emerso in questa estate (che è già troppa di suo) come il ragazzo – ha trentaquattro anni – che ha scambiato questa stagione con quella delle occupazioni, dalle quali prende questa verve tribunalizia perfetta, capace tuttavia di sfumature tutte tenerelle e prone se è il caso, e vaticane. L’altra radice chiara – oltre a quella classica della politica del Novecento, la nonna era assessora delle giunte Argan, Petroselli e Vetere – è quella degli scout. Fare, non cianciare. E Carocci ha fatto e fa eccome.
Prima l’occupazione del Cinema America, poi il cinema estivo a Piazza San Cosimato (con molti ospiti, in crescita ogni anno), poi il guizzo oggettivamente perfetto del Cinema Troisi, dentro il palazzo della Gil disegnato da Luigi Moretti. Non solo un cinema, ma un “terzo luogo” che ibrida una sala (come si deve, quanto ad ampiezza e comodità e dotazioni tecniche) ad uno spazio di coworking e studio che ora si amplia e prende quasi tutta la struttura. Il bar del Troisi – coinvolgendo le ragazze e i ragazzi che vivono il posto per 24 ore al giorno – è il più allegro caffè dentro un cinema forse d’Europa. Se ci mettete anche qui le carrettate di ospiti… A dieci metri da qui, il Cinema Sacher di Troisi sembra purtroppo a confronto una sbiadita villetta dove il giardiniere passa poche volte all’anno. Chic, se volete.
Ci conoscevamo in modo superficiale, mi ha invitato a intervistare le due Rohrwacher prima della proiezione de Le meraviglie, e poi Josh O’Connor prima di quella di Accattone. E così sono entrato nel gorgo del Cinema in Piazza. Mi sembra di aver passato anni dentro a quella che mi sembrava una complessa e perfetta rassegna di cinema estivo. Ma quale rassegna… Sembra una puntata di Rick & Morty. Anzitutto i tre schermi: oltre alla piazza di Trastevere, occupano due luoghi di elezione d’infanzia di Carocci: il parco della Cervelletta (che assumerà nella mia mente la forma appunto di un grande encefalo, come nella quarta puntata della prima serie di R&M), una grande oasi naturale con acqua sorgiva e palude annessa, e il Monte dei Ciocci, una vetta onirica dalle parti di Roma Est, dove il cinema è quello dato dalla presenza in faccia di San Pietro, che toglie il fiato. Così come la visione improvvisa dietro lo schermo di un abisso che precipita in basso verso la fantascientifica stazione FS di Valle Aurelia, un’astronave completamente vuota di notte, un capolavoro al neon. Accanto un pezzo d’acquedotto con una pista ciclabile riaperta da poco. Gli spettacoli sono gratuiti, la gente si porta le sdraio o i tappetini o anche niente e sembra che la vita sia bellissima, civile, fatta delle cose di una volta. Ma che sono anche l’oggi, finché dura.
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Carocci rotea con lo scooter tra le tre piazze (come le chiama lui, e che lo vedono sempre sul palco, col microfono, e che ogni tanto arringa, trovate tutto su YouTube), come nei videogiochi cui giocava da piccolo. Andare con lui in motorino per le vie Roma è quello che ti aspetti: un capolavoro di destrezze e contromosse e velocità di azione/reazione che sono le stesse che mette nelle cose che fa. Certo, corre troppo. Come nella vita e nella politica, rischiando ogni volta di rimetterci la coda. Ci ha non a caso rimesso l’alluce in una controcurva, due sere fa. Era il minimo. Impossibile valutare se le sterzate e controsterzate dell’agire senza fiato né sonno di Valerio di questo mese e mezzo non siano andate a schiantarsi contro un muro (il muro di gomma e silenzio della Politica professionale, anche alimentato dal suo rompere il cazzo a piè sospinto e ad ogni ora, efficace, ma che pur ti spinge verso la scritta rossa “blocca”) oppure voglia formare una linea politica possibile per le elezioni comunali prossimo.
Il consiglio è calmarsi un attimo, ma non per sbollire la testa calda, ma per dare all’avversario i tempo per palesarsi. Non è vero che il PD non c’è: non c’è come forza politica ma come forza di potere c’è eccome, un tetto di vetro sul quale VC sta dando capocciate quasi kamikaze. A peggiorare le differenze tra un prima e un dopo c’è il Vaticano, con il cui Ministro della Cultura Valerio ha un rapporto speciale, tanto che due mesi fa ha convocato il meglio di Hollywood di fronte a Leone XIV. Carocci è così, si muove come una scheggia.
Nel mezzo del bordello verso le istituzioni, lui (grazie a uno dei suoi maggiori sodali, Antonio Monda) fa arrivare stasera Robert De Niro a Piazza San Cosimato a festeggiare i 50 anni di Novecento di Bertolucci. Il parterre – tra cinema italiano e internazionale – tirato su per quello che di fatto VC ha trasformato le meste proiezioni all’aperto di cinema già masticato in un festival clamoroso – ben superiore alla Festa del Cinema di Roma, la quale “cuba” 8 milioni di euro (con porte chiuse e red carpet spelacchiati) e non i 550mila aperti a tutti – è stato clamoroso: da Léa Seydoux all’immenso creatore di giochi Hideo Kojima, a Kenneth Anger, Nicolas Winding Refn e tutte le star italiane che volete, non a caso (queste ultime) convocate in un appello di stampo evidentemente politico cui hanno risposto con gran velocità, salvo pentirsene due ore dopo. Mah.
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E ora? Da un lato c’è una pentola che bolle: perché è vero (ed è questo il centro della questione sollevata da VC) che sugli spazi dei cinema abbandonati si banchetta che è un piacere. Vedi il famoso Metropolitan in centro svenduto da destra e sinistra per l’ennesimo mall per turisti, quando i cittadini avrebbero bisogno di tutto e si sa già di cosa; e qui sono pastette roventi che altro che in Supergirl. Dall’altro è successo qualcosa dal basso che alcuni sindaci trenta-quarantenni mondiali hanno beccato al volo. La cultura per larghe comunità temporanee (e non) dal Covid in poi è divenuta essenziale, un bene e un diritto centrale. Lo dimostra Mamdani (stessa età di Carocci), che mette 300 milioni in più in attività per testa e cuore, festeggia i Knicks per un mese e inizia a mandar fuori incentivi per il precariato musicale. La Fête de la Musique già sparata a mille dalla fu-sindaca Hidalgo è divenuta – pur passando in mani conservatrici – un fenomeno troppo grosso fino a generare una settimana di festeggiamento di qualità gratuito mai visto prima. Nel piccolissimo ricorda il rave della Salis con Charlotte de Witte, ormai leggendario.
Il Cinema in Piazza appartiene a questo risveglio: 3.500 a sera capaci di godersi cinema di ultra qualità in un crescendo senza precedenti. Perché? Perché – dato quello che sta e ci sta succedendo – abbiamo bisogno di capire, sentire, ascoltare, vivere, vedere gli altri. Sta finendo la stagione della solitudine da schermo. Meglio stare di fronte a uno o più schermi ma insieme, allora. Ce lo dice anche la clamorosa stagione (senza precedenti, e già stavamo ben messi) di festival musicali che è scoppiata ovunque in Italia sempre quest’estate. Carocci, che è un boy scout strano, l’ha sentito animalescamente e l’ha difeso, minacce fisiche e forzature della sua serratura di casa comprese. Se la cultura è diventata pericolosa, qualunque cosa possiamo pensare di questo trentaquattrenne (certo verboso ed esibizionista) dobbiamo fargli merito di averla allineata al panorama internazionale, con una cocciutaggine che forse pagherà cara. Ma magari no.










