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Oggi più che mai abbiamo bisogno di John Williams

Il compositore novantenne ha contribuito a costruire l’era dei grandi blockbuster hollywoodiani. L’uscita della serie ‘Obi-Wan Kenobi’, nuovo spin-off dell’universo di ‘Star Wars’, è l’occasione per ricordare la sua inesauribile Forza

Foto: Janet Knott/The Boston Globe via Getty Images

In un passaggio fondamentale della lunghissima intervista rilasciata l’8 febbraio da John Williams al New York Times, il giorno del suo novantesimo compleanno, aveva dichiarato che il suo tempo nel cinema stava per concludersi: «Non voglio più particolarmente fare film», diceva. «Sei mesi di vita alla mia età sono tanti. Mi sento come se fossi seduto sul bordo di qualcosa mentre il cambiamento sta avvenendo».

Per chiunque si sia approcciato per la prima volta al mondo della musica per il cinema, sarà per impossibile non considerare tutto quello che ha significato John Williams per chi sogna un giorno di poter anche solamente immaginare di costruire nuovi mondi sonori o per chi come noi cerca di raccontare e comprendere le evoluzioni della musica per immagini nel cinema contemporaneo. Con la sua musica, non solo ha segnato per sempre una generazione, desiderosa di nuove realtà da narrare, trasportandoci nel mondo immaginifico della musica per il cinema, ma ha fatto rivivere le romantiche composizioni orchestrali dell’età dell’oro di Hollywood dimostrandosi il degno erede dei maestri del cinema classico americano degli anni ’40.

Il suono introdotto da compositori come Alfred Newman e Franz Waxman, di cui è stato arrangiatore ed orchestratore alla Fox, e le sperimentazioni di Bernard Herrmann, che ha conosciuto attraverso l’esperienza di suo padre, percussionista nell’ensemble di Hermann a cui lo stesso John si univa durante le prove, ha ripreso nuova vita diventando parte fondamentale del nostro tessuto sensoriale ed emotivo quotidiano. Come riassunto perfettamente dalle parole di Gustavo Dudamel, direttore d’orchestra della Los Angeles Philharmonic Orchestra: «Ha scritto la colonna sonora delle nostre vite».

Quando ascoltiamo una melodia di Williams, torniamo indietro nel tempo, a un gusto o a un odore primordiale dove tutti i nostri sensi risalgono a quel momento preciso in cui siamo stati investiti da quella determinata composizione. Una musica che non trascorre superficialmente sulle cose, ma le inventa andando al di là di quello che pensiamo sia comunemente la musica per il cinema. Un corpo armonico che improvvisamente prende anima squarciando la parete che divide la nostra vita dall’esperienza audiovisiva.

Come riportato dal Guardian, le statistiche legate alla sua produzione artistica sono impressionanti. 52 nomination agli Oscar, il numero più alto per un artista vivente, secondo solo a Walt Disney, con cinque vittorie; quattro fanfare per i Giochi Olimpici; una inaugurazione presidenziale (Obama). Nonostante tutti i suoi successi, Williams è sempre stato sottovalutato e screditato dall’establishment classico per aver dedicato la sua vita alla musica per immagini, destino toccato anche a un altro grandissimo della sua epoca come Ennio Morricone: «Ma con i ragazzi cresciuti con Williams, ormai abbastanza grandi per essere compositori, musicisti, critici e studiosi, le cose stanno finalmente cambiando».

Compositori della “nuova” leva come Michael Giacchino, Natalie Holt (che ha lavorato con Williams proprio per Obi-Wan Kenobi, dichiarando come la sua musica abbia praticamente narrato la sua infanzia), Ludwig Göransson e gli stessi Hans Zimmer e Danny Elfman non sarebbero esistiti senza l’introduzione del suo linguaggio così iconico. Le sue composizioni per il cinema sono state probabilmente l’espressione più alta della musica contemporanea, diventando il precursore del periodo stesso in cui ha vissuto.

La musica di Williams è stata l’espressione perfetta dell’era dei blockbuster, quando la folla si radunava nei cinema per vivere all’unisono nuove realtà visive e sognanti. Ha eccelso nel saper riuscire e mettere al centro della sua musica l’esperienza condivisa del cinema, instillando in ogni membro del pubblico lo stesso terrore ipnotico per uno squalo minaccioso, il tema sospeso e di crescita in E.T., o evocando un’esaltazione comune nel guardare le astronavi perdersi in volo verso l’iperspazio. È grazie a questo matrimonio combinato di immagine e musica che il pubblico si è innamorato di questi film.

Come ebbe a dire Steven Spielberg: «Senza John Williams le bici non volerebbero davvero, né le scope nelle partite di Quidditch. Non esisterebbe la Forza e i dinosauri non camminerebbero sulla terra. Non ci meraviglieremmo e non piangeremmo. Rende reali i nostri sogni più nascosti facendoli diventare eterni per miliardi e miliardi di persone». Il cinema contemporaneo sta perdendo in parte quella magia, legata all’epopea dei grandi temi del ‘900, data da una musica sempre più legata all’iper-realismo delle immagini. Ma gli estimatori di Williams dicono che la sua musica, con il suo fascino attraverso culture e generazioni, resti un antidoto all’artificialità del momento. «Abbiamo bisogno di lui più ora di quanto non abbiamo mai avuto», ha detto Hans Zimmer al New York Times.

Come affermato da Frank Lehman, teorico musicale e professore associato di musica alla Tufts University che mai come nessuno ha saputo raccontare al meglio John Williams e in particolar modo il suo lavoro in Star Wars (tanto da trascrivere in questo database tutti i temi e leitmotiv della saga): «Gli esempi che vengono spesso utilizzati per indicare le influenze musicali di Williams sono piuttosto superficiali e usati come una sorta di denigrazione. Williams fa una scelta artistica deliberata di appoggiarsi agli idiomi della musica classica e cinematografica come mezzo per rendere più familiari i mondi sconosciuti e fantascientifici di Star Wars».

Infatti, la sua formazione inizialmente eterogenea e poi successivamente incentrata sull’atonalismo romantico, come definito dallo stesso Williams, lo lega strettamente ai kolossal fantascientifici della nuova Hollywood in cui viene esaltato il trionfo dell’immaginazione. Star Wars diventa l’esperimento per ricreare un vero e proprio poema sinfonico, con un uso allusivo di temi ascendenti e discendenti e citazioni wagneriane nella melodia, ora eroica ora tenera, o d’amore, riprendendo il tema romantico del Lago dei cigni di Tchaikovsky per Han Solo e la principessa Leia, sorrette dal tema introduttivo, eroico e squillante, che nel 1978 gli valse il terzo Oscar.

Per questo, secondo Lehman, il leitmotiv diventa centrale nella composizioni della saga, attingendo a un’ampia gamma di influenze operistiche romantiche della prima Hollywood con lo scopo di evocare le colonne sonore epiche e sinfoniche dei film d’avventura a cui George Lucas era più legato applicando per la prima volta alle sue opere lo stile wagneriano proprio come il leitmotiv. Una frase musicale ricorrente che diventa caratterizzazione sonora di un personaggio. «Quando una di queste entità appare o viene citata, il suo leitmotiv spesso la accompagna, approfondendo il legame dello spettatore con gli eventi sullo schermo. Attraverso l’uso di leitmotiv, un compositore può aiutare un regista ad alludere o simboleggiare qualcosa senza mostrarlo effettivamente, e sottili variazioni sul caratteristico segno musicale familiare possono trasmettere profondità nascoste o sviluppo del personaggio, dare ascolto a eventi precedenti o prefigurare quelli futuri».

La musica nel cinema è un linguaggio che deve svelare ciò che non può essere detto o mostrato. Facendo riverberare le emozioni tra il pubblico e lo schermo, la musica da film impegna gli spettatori in un processo di identificazione che crea un legame indissolubile tra loro e il film. Immagine e sonoro operano sempre in questo ampio quadro di riferimento. Dopo Star Wars, Williams riemerse come il mago musicale del blockbuster hollywoodiano, i suoi temi indelebili avrebbero brillato per sempre attraverso lo spettacolo high-tech legando a ogni singolo personaggio della saga un tema sonoro che lo avrebbe reso immortale. Ma prima di lasciare definitivamente questo mondo, mancava ancora un personaggio che forse più tutti conserva e professa il vero potere della Forza a cui non aveva dedicato ancora la sua lettera musicale.

Nella trilogia originale, Leia ha un leitmotiv, così come la Forza, Yoda, Darth Vader e l’imperatore Palpatine, ma mai Williams ne aveva composto uno legato a stretto contatto con la figura di Obi-Wan Kenobi. «Obi-Wan era l’anima della trilogia originale», come analizzato dallo sceneggiatore di Obi-Wan Kenobi, Joby Harold. «È stato colui che ha tirato indietro il sipario e ha introdotto il pubblico in un nuovo mondo, non solo dal punto di vista mitologico, ma un nuovo mondo di narrazione e tutto ciò che George (Lucas, nda) ha costruito. È stato attraverso gli occhi di Obi-Wan, attraverso le sue parole, che siamo arrivati a comprendere quel mondo più grande. Per questo motivo, è sempre stato il personaggio più avvincente. Per quanto fosse la storia di Skywalker, Obi-Wan era il punto di ingresso».

Nel tema composto da Williams, che si alterna di due movimenti ascendenti e discendenti come in tutta la musica composta per Star Wars, riecheggia lontanamente il tema della Forza, una Forza che non riesce più ad esprimere il suo barlume di speranza rispetto al lato oscuro che invade il tema nel secondo movimento. Williams vuole raccontare attraverso la musica il viaggio dell’eroe che dovrà intraprendere Obi-Wan Kenobi, soprattutto nell’affrontare il peso e le conseguenze di ciò che sta portando negli abissi della sua mente, a causa di Anakin Skywalker. Quel fardello che si riconcilia e si evolve, diventando l’uomo che alla fine sarà in grado di mantenere intatto il potere della Forza in Una nuova speranza, specialmente quando affronterà Darth Vader raggiungendo la sua pace spirituale.

Non abbiamo la certezza che questo sarà il suo ultimo viaggio interstellare, ma quel che è certo è che la sua musica navigherà per sempre nei nostri ricordi d’infanzia e formazione perché, come dice lo stesso Williams, «un po’ come il sistema olfattivo è cablato con la memoria, in modo che un certo odore ti faccia ricordare la cucina di tua nonna, una cosa simile accade proprio con la musica. In realtà, alla radice della domanda c’è qualcosa sulla nostra configurazione fisiologica o neurologica che non comprendiamo. Ha a che fare con la sopravvivenza, o la protezione dell’identità di gruppo, o Dio solo sa cosa. La musica può essere così potente, come una forza che si propaga e che inseguiamo».

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