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Nessuno tolga la corona a Rosamund Pike

Ha interpretato donne complicate come la sociopatica ‘Gone Girl’ di David Fincher e la truffatrice di ‘I Care a Lot’. Ora ruba la scena in ‘Saltburn’. Ma nella realtà l’attrice (oggi) 45enne è una burlona (sedicente) outsider. Un ritratto

Foto: Emma McIntyre/WireImage via Getty Images

Siamo abituati a vederli vincere premi, o a cavalcare l’onda di un film che riscuote un certo successo – se già di per sé non l’hanno alimentata loro stessi. Qualche volta sta tutto nella loro faccia, capace di ipnotizzarci in qualsiasi contesto sia inserita (pure una brutta pellicola); mentre altre volte è nella fisicità anonima, del tutto ordinaria, che al contrario si svelano le più grandi trasformazioni. In alcuni casi è complice la scelta dei film (e dei personaggi) giusti; in altri la capacità di portarsi addosso un po’ di spettacolo pure fuori dal set. Ma a pensarci bene, cosa fa davvero di un attore un grande attore? Forse solo una delle cose che abbiamo detto – un riconoscimento, le espressioni di un volto, la sceneggiatura vincente, eccetera –, ma più probabilmente un mix di tutto questo.

In ogni caso, però, una cosa è certa: un grande attore lo si riconosce da dove riesce ad arrivare considerato il punto di partenza (ossia: la sua persona). In altri termini: quella capacità di andare oltre sé per interpretare l’altro. Così (per esempio) ci sono i casi di Robin Williams e Matthew Perry, che hanno vestito i panni comici della Mrs. Doubtfire o del Chandler di turno senza farci scorgere neppure un brandello dell’oscurità che si portavano dentro. Così come, al contrario, ci sono attori che interpretano tanto bene le criticità, le manie, le perversioni di personaggi disturbati (e disturbanti) da renderci quasi impensabile che quegli stessi attori possano essere persone affabili e divertenti fuori dal set. Vedasi il caso della regina indiscussa di quest’inganno: Rosamund Pike.

Nata il 27 gennaio 1979 e londinese doc (ma del distretto di Hammersmith), Rosamund Mary Ellen Pike è l’unica figlia del tenore Julian Pike e della violoncellista e cantante d’opera Caroline Friend. La sua carriera d’attrice inizia negli anni in cui è ancora una studentessa alla Badminton School di Bristol, quando viene notata da un agente mentre è sul palco del National Youth Theatre nei panni di (nientemeno) quella Giulietta. Seguono altre esperienze teatrali (per dirne un paio: Skylight del drammaturgo David Hare ed Erano tutti miei figli di Arthur Miller) e televisive (A Rather English Marriage nel 1998 e Wives and Daughters nel 1999; fino alla miniserie Love in a Cold Climate nel 2001), che se da un lato fanno perdere a Rosamund un anno di studi universitari a Oxford – ma non la laurea in Letteratura inglese, che ottiene nel 2001 –, dall’altro aprono le porte al grande schermo, con il primo personaggio che le si addice davvero: l’algida Miranda Frost. Ovvero: la Bond Girl che nel film La morte può attendere (2002) dà del filo da torcere allo 007 di Pierce Brosnan e che nel 2003 le fa ottenere un Empire Award per il miglior debutto.

Da quel momento la carriera di Rosamund Pike corre veloce, con interpretazioni che nel 2004 vanno dalla Rose di Terra promessa (regia di Amos Gitai) alla Elizabeth Malet del dramma storico The Libertine, dove recita al fianco di Johnny Depp e John Malkovich e grazie al quale riceve il premio per la migliore attrice non protagonista ai BAFTA. Un anno dopo è la volta della dottoressa Samantha Grimm, che combatte al fianco di Asher “Sarge” Mahonin (Dwayne Johnson) nello sci-fi Doom di Andrzej Bartkowiak; passando poi alla dolce ma risoluta Jane Bennet di Orgoglio e pregiudizio (2005), dove il regista Joe Wright la fa recitare al fianco di un’altra perla “made in Britain“: Keira Knightley. E ancora: l’avvocata Nikki Gardner, che nel 2007 è con Anthony Hopkins e Ryan Gosling nel Caso Thomas Crawford; poi Maggie, che tre anni dopo è la moglie dell’agente Greer (Bruce Willis) nel Mondo dei replicanti di Jonathan Mostow; infine un’altra avvocata, Helen Rodin, che nel thriller d’azione Jack Reacher – La prova decisiva, del 2012, aiuta Tom Cruise (Jack Reacher, appunto) a venire a capo di una storia complicata.

Ma la vera svolta è nel 2014, quando Rosamund viene scelta da David Fincher in persona (battendo le favoritissime Charlize Theron, Emily Blunt e Natalie Portman) per interpretare Amy Elliott-Dunne, la moglie sociopatica di Ben Affleck (Nick Dunne) protagonista del thriller L’amore bugiardo – Gone Girl. Il fatto è che per il suo decimo film Fincher vuole un’attrice che abbia “un’esperienza precedente, ma per la quale le persone non abbiano un’opinione precedente”; che dia l’impressione di essere “imperscrutabile”, “un pozzo senza fondo”. Qualcuno, in sostanza, come Rosamund Pike, che nella teoria pare l’attrice giusta per mettere in scena tutta la follia di Amy e che nei fatti poi, be’: dimostra di esserlo al 100%. Tanto che la sua performance, se da un lato merita una candidatura agli Oscar 2015 per la migliore attrice protagonista – a cui si aggiungono quelle a BAFTA, Critics’ Choice Award, Golden Globe e SAG Award –, dall’altro apre alle curiosità sulla sua persona. Perché come può essere, nella vita vera, una che recita (tanto bene) la parte di una tale fuori di testa?

Rosamund Pike in ‘L’amore bugiardo – Gone Girl’ di David Fincher. Foto: 20th Century Fox

Ed è allora che, sull’onda del successo e in risposta alla nostra domanda, arrivano le interviste per vari magazine, dove Pike un po’ racconta di quanto Fincher (con le sue infinite ore di girato) le abbia insegnato più nei sei mesi di set per Gone Girl, rispetto a quanto non avesse imparato nei 15 anni di esperienze precedenti; e un po’ si lascia sempre andare a una battuta, una posa scomposta sulla sedia, una risata forte e sincera, in quel suo dimostrarsi una burlona che non si prende troppo sul serio. E più vediamo Rosamund contorcersi in modo così creepy nel videoclip dei Massive Attack (è il 2016, e la canzone Voodoo in My Blood) o esplorare l’immensità delle emozioni umane nell’adattamento cinematografico dell’opera di Jean Cocteau La voce umana (che nel 2017 le vale Pike il premio per la migliore attrice all’Oxford International Film Festival), più ci tornano in mente tutte le volte in cui, su quel red carpet o a quel giornalista, lei ha parlato di “fun” (divertimento) nell’interpretare la scostante, insanguinata Amy Dunne.

Più colleghiamo la sua faccia a quella della corrispondente di guerra Mary Colvin in A Private War (che nel 2018 vale la seconda candidatura ai Golden Globe come migliore attrice in un ruolo drammatico) o a quella della truffatrice Marla Grayson in I Care a Lot (che nel 2020 il Golden Globe per la migliore attrice in un film o commedia musicale glielo fa ottenere), più apprezziamo la sua divertente, elegante schiettezza. Come quando si trova (per il Sunday Times Style) a commentare i propri look con la battuta sempre pronta (“Qui sembra che io non abbia le braccia”, cit.); o ad affermare di amare quello stile da “Goth queen“che, a una première di A Private War, o dei più recenti Golden Globe, sembra metterla in linea con le donne che interpreta.

Nei panni di una regina goth o di un’attrice superba, che nessuno si sogni allora di togliere la corona a Rosamund Pike. Non fosse altro che per il coraggio che ha dimostrato nel 2018 quando, in un’intervista con Interview, ha detto, lei tra le prime, che sul set del film Hostiles di Scott Cooper sì, c’erano quelle “macho vibes“; e che sì: gli attori uomini dovevano imparare a “mettere da parte l’orgoglio”, accettando di interpretare ruoli di supporto per le donne. Ma anche per quel rimanere fedele a sé stessa, ancora oggi che il successo riscosso dalla ricca, frivola Elspeth Catton di Saltburn (regia di Emerald Fennell) le sta dando di nuovo occasione per raccontarsi (oltre che un’ennesima candidatura ai Golden Globe) e dimostrarci quanto siano incredibili le sue trasformazioni nella “gone girl” di turno. Pure se dice al Guardian di sentirsi un’outsider; o se lo conferma in un’ospitata alla trasmissione Today, dove si definisce “the alien in the room” quando si parla di eventi con altri attori (di Hollywood e non).

Rosamund Pike in ‘Saltburn’ di Emerald Fennell. Foto: Prime Video

Tradendo poi però la sua leggerezza col farsi trovare in maglietta (con le farfalline disegnate) e jeans davanti alle telecamere di Grazia UK, mentre ammette che la cosa bella di invecchiare è che puoi dire quanto sia figo (semi-cit.) Jacob Elordi senza la paura di innescare qualsivoglia gossip. O tornando sempre a ribadire, tra una battuta e l’altra, che c’è molto “fun”, nelle sue interpretazioni. A pensarci bene, non è fatto anche di questo, un grande attore?

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