Lo si può quasi immaginare: un gruppo di dirigenti della Mattel seduti attorno a un tavolo da riunione mentre osservano un vicepresidente che indica tabelle e grafici che illustrano i margini di profitto relativi a Barbie, l’inatteso capolavoro del 2023 di Greta Gerwig su ideali socialmente imposti, autoaffermazione e bambole. Il tizio sottolinea che la chiave del successo del film non è stata solo il fatto che la piccola biondina fosse un personaggio riconoscibile grazie a decenni di presenza nei negozi di giocattoli. Piuttosto, è stato il modo in cui quella mega-hit sovversiva è riuscita sia a mettere in discussione che a celebrare l’eredità dietro al personaggio, camminando su una linea sottile come una ragnatela tra un ammiccamento e una lacrima di tenerezza.
In fondo alla sala, un giovane dirigente si alza dal suo posto. Quel film ha sicuramente attinto ai sentimenti delle giovani donne riguardo ai giocattoli della loro infanzia e ha offerto loro uno spazio sicuro e pieno di ironia in cui abbandonarsi alla nostalgia, osserva. Ma: se potessimo fare la stessa cosa per i maschi della Generazione X?! Il boato di approvazione si è probabilmente sentito fino a diversi uffici in fondo al corridoio.
Si percepisce chiaramente l’atmosfera delle presentazioni finanziarie in PowerPoint di fine anno che aleggia su Masters of the Universe, il tentativo della Mattel di ripetere il precedente successo al botteghino. E si nota senza dubbio il tentativo di trovare un equilibrio tra sincerità e ironia dietro la linea di action figure che ci ha regalato un barbaro biondo, un cattivo dal volto scheletrico e una serie animata magnificamente kitsch, amata dai bambini dell’era Reagan. Il regista Travis Knight era uno di quei ragazzini, e ha ammesso di aver realizzato un suo film su MOTU con la videocamera di suo padre durante gli anni della sua formazione. Questo spiega il sentimentalismo un po’ polveroso che circonda questi personaggi, la stessa sensazione che si prova quando ci si imbatte in una scatola di vecchi giocattoli in soffitta. Tuttavia, tutto il pathos del mondo non può impedire a questo aspirante blockbuster di essere un film riuscito. Perché questo non è un film: è pura gestione del marchio.
Certo, non manca il grande classico: “Per il potere di Grayskull!”. Ma prima, qualche precisazione e un bel po’ di retroscena. Siamo a Eternia, la mitica patria di creature volanti simili a draghi, spade, magia e astronavi – insomma, tutto ciò che ama un fanatico di fantascienza di 12 anni. Il giovane principe Adam (Artie Wilkinson-Hunt) non vuole davvero diventare un guerriero. Preferirebbe disegnare, da solo nella sua stanza. Ma il dovere regale chiama. Come il resto dei giovani uomini e donne che crescono nei dintorni del Castello di Grayskull, così chiamato perché è sia grigio che simile a un teschio, deve partecipare all’addestramento al combattimento con Duncan (Idris Elba), il capo della guardia reale. Il re (James Purefoy) non si fa scrupoli a umiliare suo figlio davanti ai suoi coetanei plebei. Almeno la figlia di Duncan e sua compagna di addestramento, Teela (Eire Farrell), ha pietà di quel ragazzino senza speranza.
Entra in scena Skeletor – interpretato da Jared Leto, o almeno così ci dicono; onestamente, dietro quel teschio in CGI dagli occhi rossi fiammeggianti potrebbe esserci chiunque, quindi dovrete fidarvi dei titoli di coda – e la sua missione per impossessarsi della Spada del Potere, un’arma che conferisce a chi la brandisce un potere immenso. “Sì, è così che la mettiamo”, sospira il narratore riguardo al nome dell’arma, uno dei primi grandi segnali di come il film intenda trattare l’assoluta assurdità della linea di giocattoli originale. Vale la pena notare per i fan che la maggior parte dei loro personaggi preferiti con nomi involontariamente esilaranti ed estremamente letterali è presente: Man-at-Arms, Ram Man, Moss Man, Trap-Jaw, Tri-Klops, Mekaneck. E aspettatevi battute su Fisto. Tante, tantissime battute su Fisto.

Jared Leto è Skeletor. Foto: Amazon MGM Studios
Giusto, scusa, Skeletor: il cattivo di casa entra in azione. Duncan fa del suo meglio per respingere i cattivi che sembrano usciti direttamente dal bar di Mos Eisley, ma è tutto perduto. La famiglia reale viene catturata. Fortunatamente, Adam viene mandato con la spada attraverso un portale color arcobaleno e finisce sulla Terra. Finisce a Oklahoma City. La spada finisce in luoghi sconosciuti.
Stacco su Adam (il bel Nicholas Galitzine di The Idea of You), ormai ventenne, che spiega tutta questa mitologia un po’ stramba a una ragazza con cui esce, la quale lo liquida come un bel ragazzo svampito e con la testa tra le nuvole. Vive con un coinquilino che guarda Le pagine della nostra vita e piange un sacco; in realtà non fa altro che questo, oltre a prendere in giro Adam, quindi non sorprenderebbe nessuno se il nome ufficiale del suo personaggio fosse “il coinquilino che guarda Le pagine della nostra vita e piange un sacco”. È sempre meglio che essere chiamato Ram-Man, immagino. Adam dirige il reparto risorse umane di un’azienda locale e passa le giornate a cercare online la sua spada smarrita, con grande disappunto del suo capo (l’ex MVP di SNL Sasheer Zamata). Dato che gli spettatori saranno sottoposti a 141 minuti di film pieni di battute da sitcom, è bello che gli autori abbiano effettivamente inserito un’atmosfera da workplace comedy in cui tali battute abbiano senso.
Comunque, il nostro trova la sua spada. Quando Adam la solleva verso il cielo e urla la sua frase d’effetto, non si trasforma in un fanatico della palestra che indossa un perizoma. Ma il ricongiungimento tra l’eroe e l’arma funge da faro, che attira sia un mostro che sta seminando il caos su un cavalcavia autostradale sia la ormai adulta Teela (Camila Mendes). È lei a salvare Adam e a riportarlo a Eternia, un luogo che lui ha cercato nella memoria da quando era bambino. Ora è una città in rovina. Adam dovrà salvare la sua famiglia e la popolazione imprigionata da Skeletor, abbracciare il suo destino come He-Man, eccetera eccetera.

Alison Brie alias Evil-Lyn. Foto: Amazon MGM Studios
Per una generazione cresciuta trascorrendo i pomeriggi con i primi action figure, guardando la famosa serie animata della Filmation (e il suo spin-off, She-Ra) ed emozionandosi – se così si può dire – per il film I dominatori dell’universo del 1987, un vero e proprio “mondo-Velveeta” con Dolph Lundgren e Frank Langella, tutto questo potrebbe sembrare un ritorno all’Eden della loro giovinezza. Chiunque non abbia subìto un’illuminazione in stile madeleine di Proust riconoscerà semplicemente che lo spettacolo digitale generico che passa sullo schermo è a metà strada tra il pacchiano e il non-proprio-impressionante; che Leto interpreta Skeletor come un incrocio tra un attore shakespeariano e un comico da villaggio vacanze; che Morena Baccarin è sprecata nel ruolo di una maga che ogni tanto si trasforma in un’aquila; che Idris Elba fa quello che può con un arco di redenzione scricchiolante; e che avere un compagno spiritoso è una cosa, ma avere un interesse romantico spiritoso, un cattivo spiritoso, una cattiva spiritosa, una manciata di comprimari spiritosi e un robot spiritoso (et tu, Kristen Wiig?) è un eccesso di sarcasmo. Almeno Alison Brie sembra divertirsi nei panni di Evil-Lyn. Per quanto riguarda Galitzine? He’s just Ken – con un perizoma.
“Le leggende non nascono. Vengono forgiate”, recita lo slogan. Va bene. Per la cronaca, però, le leggende di solito non vengono stampate in plastica, prodotte in serie, testate su gruppi di consumatori e trasformate in prodotti che poi diventano cartoni animati, a loro volta adattati in film live-action realizzati per fare soldi facili e vendere ancora più prodotti, oltre a cereali per la colazione, zaini e altri articoli di merchandising prodotti in fabbriche che sfruttano i lavoratori. Knight potrebbe avere un interesse personale in questa proprietà intellettuale, oltre a un curriculum ammirevole: ha diretto l’unico film di Transformers a cui si può attribuire qualcosa di simile a un’anima (Bumblebee) e ha realizzato ciò che più si avvicina a un capolavoro dello studio di animazione Laika (Kubo e la spada magica). Ma si tratta comunque di un’esca nostalgica per i fan che vuole che non la prendiate sul serio, pur prendendola molto sul serio. La metodologia del sarcasmo e della saga viene applicata a qualcosa di troppo esile per sostenerla. Questa non è la toy story che state aspettando quest’estate.















