Ma allora abbiamo sbagliato tutto, per anni ci siamo raccontati una frottola, ci siamo eternamente lagnati perché oggi si sta al mondo solo se ci si lagna di qualcosa, e in quelle lagne ci siamo crogiolati fino a credere che corrispondessero alla realtà. Ci siamo detti che il cinema era morto, che a nessuno fregava più di andare in sala, che tutti volevano starsene sul divano, che le piattaforme killed the movie star, che era colpa di tutto (dell’inflazione, delle sale squallide, io ho dato la colpa persino ai quarantenni), e niente, ormai la situazione era irreversibile. E invece, tutto falso! Il cinema è vivo! Più vivo che mai!
Con mille postille, ovviamente. Perché – sento che già stanno arrivando gli espertoni – gli spettatori oggi in realtà sono molti meno, ce n’erano di più negli anni ’50 (ma dai), è solo che i biglietti costano di più. E il cinema in sala funziona solo se è un evento, per il resto ore 10 (e 11, e 12, e matinée, e cinema da sdraiati, e cinema con l’happy hour, e cinema dove ti porti anche il cane: insomma, non c’è più nessuna scusa per non andarci) calma piatta. E un po’ è così per davvero.
Ma è andata che questa si è dimostrata una delle annate migliori dopo svariate e invariate annate peggiori. Di più: uno dei botteghini nazionali migliori di sempre. Nel 2025. Anzi, nel 2026. In quel futuro imminente che, l’altro ieri, ci sembrava più nero di Pluribus: l’ultimo spettatore che voleva andare in sala pareva più solo della povera Carol, impotente contro un’umanità di lobotomizzati dalla felicità dello scanalamento in streaming.
Una delle annate migliori di sempre, dicevo. Merito di Checco Zalone, il santo patrono degli esercenti, il messia che ogni tot anni salva lo scassatissimo cinema italiano? Certamente, ma non solo. Buen Camino ieri ha ufficialmente superato gli incassi di Quo vado?, che è (era) il film con il maggiore incasso di tutti i tempi in Italia (e sì, ripeterete: più incassi – 65.689.125 per Buen Camino contro i 65.365.736 milioni di euro di Quo vado? – ma meno spettatori – 8.157.202 milioni contro 9.368.154 milioni di presenze; but still: è pur sempre il 2025, anzi il 2026). E – dicono quelli che la sanno sempre più lunga – quando c’è monopolio, è ovvio che si incassa a mani basse. Certamente, ma non solo.
Intanto perché, esaurita l’ubriacatura post-pranzo di Natale del principio, il film ha retto (sta reggendo) ben oltre le previsioni, che pure erano comprensibilmente già ottimistiche di loro. E poi perché – per una volta bisogna dar ragione a quelli che “le Feste fanno bene a tutti” – è andato benissimo Avatar – Fuoco e cenere (-36% rispetto alla Via dell’acqua, ma comunque arrivato oggi a quasi a 24 milioni); è andato bene – ben oltre ogni previsione – Norimberga con Russell Crowe nazi (oltre i 7 milioni), e Primavera continua a difendersi egregiamente, e pure Jim Jarmusch e Park Chan-wook sono ai loro massimi incassi da noi, e Una di famiglia è l’alternativa pop(corn) che titilla platee non solo young, e per Zootropolis 2 le Feste sembrano non finire mai, e Pio e Amedeo ce li terremo per i prossimi dieci anni – fate anche venti.
Quindi, se effetto Zalone dev’essere, sta, per paradosso, nel traino di tutto il resto? Certamente, ma non solo. Sicuro è che, ogni volta che un suo film esce, anche i distinguo sembrano portare bene ai cinema. Eludendo qualsivoglia analisi socio-matematica, ho incrociato (soprattutto nei soliti strali da social) tantissima gente, da Natale in poi, che per distinguersi dagli zaloniani (ma cosa vi avremo fatto mai) è andata a vedere qualcos’altro – qualsiasi cosa – anche solo per dispetto. E altra ancora che, per boicottare il (presunto) monopolio di Checco, ha fatto di tutto, anche chilometri e chilometri, per recuperare nella piazza più vicina uno dei film che gli facevano da controprogrammazione. Alla fine, è stato un win win per tutti.
E adesso? Altrove sperano in un’annata come non se ne vedevano da prima del Covid, grazie all’Odissea di Nolan, e il nuovo Star Wars, e l’ennesimo Toy Story, e il terzo Dune, e il ritorno degli Avengers. Tutta roba che funzionerà di sicuro anche da noi, ma a fine 2026 non avremo un James Cameron che chiederà al suo team: «Chi è questo Checco venuto a rompermi i codini blu?». O forse anche Zalone ci ha preso gusto, e si sente giustamente il salvatore del cinema e della patria e delle nostre lagne tutte, e deciderà di uscire tutti gli anni come il cinepanettone di una volta, e ci sentiremo come nel 2002, e vivremo tutti felici e cinematografari – ma troveremo comunque una scusa per lagnarci.
