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L’insospettabile rivoluzione di Dave Bautista

Da 'Glass Onion' a 'Bussano alla porta', nell'ultimo anno non ha soltanto dimostrato di essere un attore consapevole dei propri mezzi: ha squarciato quel costume che in tanti hanno provato a cucirgli addosso. Ritratto di un'ascesa che non si aspettava nessuno

Foto: Angela Weiss/AFP via Getty Images

Diciamolo chiaramente: su Dave Bautista non avrebbe puntato un centesimo nessuno. La sua incursione nel mondo del cinema sembrava destinata a intersecare il terreno della mediocrità, dei desolanti cammei nel blockbuster di turno, delle scazzottate un po’ cafone e delle camicie squarciate nell’ennesimo action movie a buon mercato.

Eravamo pronti a dimenticarci di lui, a consegnarlo alla memoria collettiva come un Drax il distruttore tra i tanti, a inserirlo nei due gironi infernali in cui la maggior parte dei wrestler con ambizioni cinematografiche finiscono per venire incasellati – per chi se lo stesse chiedendo: il primo è abitato dai tanti che ci hanno provato senza riuscirci (sì, John Cena, stiamo parlando di te); il secondo da quelli che amano crogiolarsi nella propria comfort zone, da Hulk Hogan a Dwayne Johnson.

E invece no: Bautista è differente. Negli ultimi anni non ha soltanto dimostrato di essere un attore consapevole dei propri mezzi: ha accettato di convivere con un’ambizione smisurata, ha ricacciato per sempre lo spauracchio del senso del ridicolo, ha squarciato quel costume insopportabilmente operettistico che in tanti hanno provato a cucirgli addosso.

Probabilmente, il suo segreto risiede nella resilienza: Batista – senza la “u”, come lo chiamavano ai tempi della WWE – sa convincerci in ogni veste possibile. Lo ha capito benissimo Denis Villeneuve, suo principale mentore, fautore decisivo di un processo di sgrezzamento arrivato ormai al culmine: l’ex wrestler sa essere credibilissimo sia come replicante tragico e accecato dal rimorso (vedere Blade Runner 2049 per credere), sia nelle vesti scomodissime di Glossu Rabban, il sicario degli Harkonnen, tassello fondamentale di un universo estesissimo e complesso come quello di Dune.

Non dovesse bastare, Bautista ha dato prova di sapersi prendere in giro in maniera squisita e intelligentissima. Da questo punto di vista, il campione a cui guardare è Duke, il personaggio che ha interpretato nel recentissimo Glass Onion – Knives Out: un influencer corpulento e irrazionale, filo-trumpista fino al midollo, nemico giurato delle attiviste femministe e chiamato ad adempire al difficile compito di incarnare in prima persona la crisi del maschio contemporaneo – una crisi che dimostra di soffrire moltissimo in ogni suo atteggiamento: la sua fisicità straripante scompare ridicola davanti alle ramanzine di sua madre e non osa neppure reagire osservando il tradimento della sua compagna.

Se nutrite ancora dei dubbi, provate a osservare la sua prova in Bussano alla porta, la quindicesima fatica cinematografica di M. Night Shyamalan, senza rimanere sbalorditi. Vederlo interpretare con così tanta delicatezza un personaggio complesso come Leonard – un maestro di scuole elementari timido e dimesso, calato all’improvviso nei panni improbabili di cavaliere dell’Apocalisse – è straniante.

Nella carriera di Bautista, Bussano alla porta rappresenta l’atto finale di un processo di demolizione della maschera radicale che azzera ogni tentazione macchiettistica. Del wrestler tutto muscoli e testosterone di qualche anno fa non rimane neppure l’ombra: quello sapientemente modellato da Shyamalan è un Bautista radicalmente decostruito, legnoso e maldestro, introverso e timoratissimo di Dio, adorabilmente imbranato. Durante la visione lo osserviamo muoversi goffamente in un corpo ingrassato e flaccido e, anzi, arriviamo quasi a provare pena per lui, immedesimandoci tristemente nella sua rassegnazione. Una prova che si configura come la certificazione (l’ennesima) dell’assoluta avversione di Bautista per il concetto di compitino.

Non deve essere un caso se, quando Bautista risponde alle domande relative alla sua carriera di attore, lo fa sempre con i toni e i modi di chi deve sforzarsi di rivendicare uno status che nessuno intende riconoscergli. Ha provato a ribadire il concetto anche in un’intervista concessa a GQ qualche settimana fa: «Non ho mai voluto essere il prossimo The Rock. Voglio solo essere un buon attore. Un attore rispettato», ha spiegato. Forse, finalmente, può rilassarsi: la missione è compiuta.

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