Rolling Stone Italia

‘La meravigliosa storia di Henry Sugar’ è il genio di Wes Anderson fatto ‘corto’

Non ci sono piccoli o grandi film, ci sono soltanto piccoli o grandi registi (semicit). E poi c'è l'Autore più Autore di tutti. Il suo adattamento della short story di Roald Dahl (a Venezia 80 e starring Benedict Cumberbatch) di minuti ne dura a malapena 40 (!) e, alla fine, ne vorresti ancora

Benedict Cumberbatch nei panni di Henry Sugar. Foto: Netflix

Non ci sono piccoli o grandi film, ci sono soltanto piccoli o grandi registi (semicit.). Che poi sono quelli che chiamiamo Autori. E non esiste oggi Autore che sia più Autore di Wes Anderson. La meravigliosa storia di Henry Sugar, tratto dalla raccolta Un gioco da ragazzi e altre storie di Roald Dahl e fuori concorso a Venezia 80, di minuti ne dura a malapena 40 (!) e, alla fine, ne vorresti ancora. In una Mostra con titoli da due ore e mezzo (che di qualche taglio avrebbero decisamente avuto bisogno), questo la dice lunghissima. D’altra parte, lo ha spiegato lo stesso Wes in conferenza stampa che pure a lui piace «andare al cinema e poi a cena, in fondo abbiamo poco tempo nella vita». Ecco, qui al Lido, se disgraziatamente il film finisce dopo le 22, la cena è proprio un miraggio. Quindi, una volta di più: grazie, Wes.

Brevissima premessa per chi fosse digiuno (no pun intended) di Dahl (pazzi): Henry Sugar è un uomo ricco e narcisista che impara da un guru indiano l’arte di vedere senza gli occhi, con l’obiettivo di usarla per accumulare una fortuna al gioco d’azzardo, salvo poi redimersi. Quel che Anderson è in grado di fare con le pagine dello scrittore (difendendone anche l’opera da un’assurda volontà di riscrittura parziale in nome del politically correct) lo avevamo già visto nell’incantevole Fantastic Mr. Fox, ma in questa short story in forma cinematografica (su Netflix dal 27 settembre, ed è la prima di una serie) l’adattamento del regista magnifica radicalmente lo scritto di Dahl e la prosa pungente di quest’ultimo spinge Wes verso l’infinito del suo cinema. E oltre. Il tutto, ripeto, in 40 minuti soltanto.

Dev Patel, Ben Kingsley e Richard Ayoade in ‘La meravigliosa storia di Henry Sugar’ di Wes Anderson. Foto: Netflix

Seguendo la filosofia sempre più esponenzialmente “meta” dei suoi lavori (vedi anche Asteroid City, nelle nostre sale dal 28 settembre), il regista mette in scena la storia come se fosse la produzione di una piccola compagnia teatrale composta da Benedict Cumberbatch, Ralph Fiennes, Dev Patel, Ben Kingsley, Richard Ayoade e Rupert Friend. Tutti incarnano più di un personaggio, con Cumberbatch nei panni di Sugar e Fiennes in quelli dello stesso Dahl. Dalla loro bocca escono in una raffica vertiginosa le parole dello scrittore (o, talvolta, l’interpretazione, sempre fedelissima, di Anderson), gli attori fanno anche da voce fuori campo, mentre si passano il testimone nel raccontare la vicenda. Genio, direte voi. Sì, è c’è di più.

Veniamo trasportati dal cottage di Dahl a Great Missenden alla residenza di campagna degli amici di Henry, da un ospedale di Calcutta ai casinò londinesi: scenografie dipinte a mano – tra omaggi a Roy Andersson e Henri Rousseau –, che entrano ed escono dall’inquadratura, giochi di prestigio visivo, con un luogo che si trasforma in un altro davanti ai nostri occhi. Il tocco da maestro di Anderson sta nel non nasconderne l’artificiosità e nel sottolineare invece i trucchi scenici usati per saltare da un’ambientazione all’altra, pur restando sempre in un vecchio studio cinematografico.

Benedict Cumberbatch e Ralph Fiennes. Foto: Netflix

È tutto deliziosamente wesandersoniano, a partire da un match made in heaven tra il regista e Cumberbatch, al punto da chiedersi come mai non avessero ancora lavorato insieme (c’è una sequenza trasformista dell’attore british che è davvero uno spasso). La meravigliosa storia di Henry Sugar è un corto? Un divertissement? È, semplicemente e meravigliosamente, Cinema.

Iscriviti