Rolling Stone Italia

I migliori film usciti nel 2023 (finora)

Dal capolavoro di Rodrigo Sorogoyen ‘As bestas’ agli italiani che hanno convinto critica e pubblico: ‘Il sol dell’avvenire’ e ‘L’ultima notte di Amore’. Passando per tantissimo cinema d’autore e molte chicche “di genere”

Foto: Lucky Red

Aftersun
Charlotte Wells

Una piccola meraviglia indie, una raccolta frammentata di ricordi e di momenti catturati durante un vacanza tra un giovane padre separato (interpretato magnificamente da Paul Mescal, candidato all’Oscar) e la figlia (Frankie Corio, anche lei perfetta) in un villaggio economy turco. Un’estate che vale una vita, nell’esordio insieme delicatissimo e durissimo di Charlotte Wells. Da recuperare su MUBI.

Babylon
Damien Chazelle

Sì, il nostro è uno statement. Il film massacratissimo di Mr. La La Land merita un posto in questo listone perché è libero, se ne fotte delle regole e fa quel ca**o che vuole anche rispetto alla storia di Hollywood, tra vestiti e décor fuori tempo, musiche dissonanti (grazie sempre, Justin Hurwitz), interpretazioni anti-divistiche (favolosi Margot Robbie e Brad Pitt) e un tuffo nell’abisso di L.A. (splendida la sequenza psycho-notturna starring Tobey Maguire) come forse non l’avevamo mai visto. Quando sarete capaci anche solo di pensare un film così, ripassate a criticare.

Un bel mattino
Mia Hansen-Løve

Specialista nel racconto delle cose solo apparentemente piccole della vita (vedi i precedenti Il padre dei miei figli, Un amore di gioventù, Le cose che verranno), Mia Hansen-Løve piazza un altro ritratto precisissimo. Quello di una giovane vedova (Léa Seydoux) che ritrova un vecchio amore (Melvil Poupaud) mentre la sua vita traballa e suo padre (Pascal Greggory) si ammala. Tutto qui? Sì. E per questo è bellissimo.

As bestas – La terra della discordia
Rodrigo Sorogoyen

La società che – economicamente, politicamente, culturalmente – è in fiamme è l’ossatura del cinema di Sorogoyen, da Il regno alla serie Antidisturbios – Unità antisommossa (su Disney+). In questo senso, As bestas è il suo capolavoro so far. Un film in cui tutti hanno torto e tutti hanno ragione, che fotografa un luogo preciso (la Galizia) e la sua comunità per raccontare contraddizioni universali. E senza perdere il gusto per il genere (in questo caso, il thriller) e un linguaggio orgogliosamente “largo”. Il film più bello della stagione, senza se e senza ma.

Close
Lukas Dhont

Dopo l’acclamato Girl, il belga Lukas Dhont torna a una storia di formazione a tema lgbtq+ che però sa ancora una volta evitare l’effetto “comizio”. Qui al centro ci sono due ragazzini che scoprono l’amicizia, la sessualità e provano a trovare il loro posto del mondo. Ma il dramma incombe. Grandissima sensibilità registica e umana per un coming of age fuori dal tempo ma radicatissimo nel nostro presente arrivato fino agli Oscar, diretto da un regista che è sempre più una certezza nel panorama europeo e non solo.

Decision to Leave
Park Chan-wook

La via per il noir classico e insieme modernissimo non poteva che regalarcela Park Chan-wook, di nuovo dalla Corea con furore, darkness, la solita vendetta, e un tocco cinéphile che però non diventa mai di maniera. Un gioco di scatole cinesi che si rivela solo in uno dei finali più clamorosi delle ultime annate di cinema, affidato a un cast dove ogni ruolo apparentemente stereotipato (dal detective hard-boiled alla femme fatale piena di evidentissimi segreti) sa sempre diventare qualcos’altro. Magistrale.

L’innocente
Louis Garrel

Al quinto lungometraggio da (sottovalutatissimo) regista, Louis Garrel sfata la maledizione del nepo baby e confeziona un film irresistibile, che è al contempo un tributo ai polar classici e una commedia scatenata e attentissima ai caratteri in campo. Garrel è un regista molto più raffinato di quel che si crede e un attore generosissimo, capace di lasciare spazio a colleghi enormi come, in questo caso, Roschdy Zem, Noémie Merlant e Anouk Grinberg. Un vero bijou.

Leila i suoi fratelli
Saeed Roustaee

Chi l’ha visto? Purtroppo quasi nessuno. Forse perché appartiene a un’epoca di cinema che non esiste più, o che arriva a un pubblico sempre più ristretto. Quella dei grandi film da festival (in questo caso Cannes, che però l’ha lasciato senza premi nel palmarès: vergogna) che sanno raccontare l’anima del loro Paese. Qui c’è l’Iran schiacciato fra tradizione ed emancipazione, simbolicamente rappresentato dalla Leila del titolo, che sfida coraggiosamente le logiche famigliari e sociali. Un grande romanzo di quasi tre ore, che passano però in un lampo.

Pacifiction – Un mondo sommerso
Albert Serra

Altro giro, altro film-fiume a fortissima connotazione festivaliera. Il “duro e puro” Albert Serra è per palati cinefilissimi, ma è indubbiamente un prodigio della regia e del racconto. Qui più che mai. Pacifiction, bellissimo film dal titolo, è un’opera sospesa tra l’intrigo coloniale, il cinema “di viaggio” à la Herzog e la videoarte. Benoît Magimel, forse mai usato così bene nella sua fase più matura, è immenso, così come luci, musiche, scenografia. Un anti-classico per il futuro.

Il sol dell’avvenire
Nanni Moretti

Nanni che fa Nanni nel cinema di Nanni. Dopo Mia madre e Tre piani, era quello che il pubblico voleva. Ma Il sol dell’avvenire è anche un’opera ispiratissima, piena di idee, registri, sorprese. È finito tutto (il cinema, la politica, la famiglia), ma non finisce l’amore per quello che si fa, per quello che si è. Fino a un finale (da lacrime) che per alcuni è quasi testamentario, ma che in realtà resta apertissimo alla vita, in equilibrio perfetto com’è tra passato e futuro.

Gli spiriti dell’isola
Martin McDonagh

Martin McDonagh riunisce il duo di In Bruges (Colin Farrell e Brendan Gleeson) per uno sguardo malinconico e magnifico alla fine di un’amicizia e all’inizio di una guerra. E firma un’opera semplicemente perfetta, un po’ commedia e un po’ tragedia, con una vibe antica. Un film più sommesso rispetto al solito mix di archetipi pulp fiction dell’autore, ma probabilmente il suo titolo più riuscito perché, pur nell’irriverenza di quel “feck” (leggi “fuck“) ripetuto all’infinito, c’è tantissima poesia. Farrell, premiato a Venezia, guida un cast da spellarsi le mani.

TÁR
Todd Field

Come rendere un personaggio detestabilissimo una delle figure più interessanti raccontate dal cinema recente? L’antieroina scritta da Todd Field appositamente per Cate Blanchett (che avrebbe meritato l’Oscar e tutti i premi del mondo mondiale, altroché) è una direttrice d’orchestra così finta da sembrare vera. E il personaggio che mette in crisi anni di dibattito, tra MeToo e cancel culture. Un film seducente, che prende mille piste, per certi versi “sbagliato”, ma proprio per questo vitalissimo.

L’ultima notte di Amore
Andrea Di Stefano

Il “notturno milanese” che nessuno si aspettava è un successo di critica e di pubblico meritatissimo. Dopo la serie Bang Bang Baby, Andrea Di Stefano si conferma come uno dei nostri autori noir più interessanti, in grado di sposare la tradizione di genere che nessuno fa più con uno sguardo attentissimo al presente (la Milano della mafia cinese è magnifica). Il resto lo fanno il “solito” Pierfrancesco Favino e la nostra favourite Linda Caridi, finalmente consacrata come star anche presso il grande pubblico. La sorpresa italiana dell’anno, almeno finora.

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